Covid, i dati sui morti nelle case di cura tenuti segreti per proteggere gli interessi commerciali

Un’inchiesta del Guardian svela che le autorità del Regno Unito per interessi commerciali si rifiutano di rivelare i dati trasparenti sulle morti per coronavirus nelle case di cura.

Covid, i dati sui morti nelle case di cura tenuti segreti per proteggere gli interessi commerciali

Resta segreto il vero bilancio dei morti per coronavirus nelle case di cura britanniche. Le autorità di regolazione operanti nel settore non forniscono i dati su questi decessi per proteggere gli interessi economici dei fornitori dei servizi nel timore di una possibile seconda ondata in autunno.

Lo rivela un’inchiesta esclusiva del Guardian. Secondo quanto riportato, la Care Quality Commission inglese (CQC) e l’Ispettorato per l’assistenza in Scozia si rifiutano di rendere pubblici i dati delle case di cura e degli operatori sanitari che hanno registrato il maggior numero di decessi per paura di un crollo della domanda. Ciò rappresenterebbe un danno non indifferente per il sistema di assistenza nel Regno Unito, visto che si basa sul privato.

Morti coronavirus nelle case di cura sono nascosti: l’inchiesta

Stando a quanto riportato da alcuni testimoni sentiti dal quotidiano, “alcune case di cura non hanno registrato morti… e non è una coincidenza”.

Che le case di cura siano tra i luoghi più a rischio contagio non è un mistero, e ne abbiamo avuto la prova in questi mesi anche in Italia. Secondo un importante studio pubblicato il mese scorso su medRXiv, le epidemie di coronavirus sono fino a 20 volte più probabili nelle grandi case di riposo.

Le case di cura nel Regno Unito hanno registrato 17.721 morti per coronavirus durante la prima ondata in primavera. Con ulteriori focolai previsti per quest’inverno lo scenario peggiore elaborato prevede un crollo della domanda che potrebbe lasciare vuoti 180.000 posti letto entro la fine del 2021.

I dati non trasparenti rischiano però di causare un corto circuito tra il sistema dell’assistenza sanitaria e le famiglie, che potrebbero allontanare i propri cari dalle case di cura in cui si sono verificati più decessi e sceglierne altri che hanno erroneamente percepito come più sicuri.

È una questione di interessi economici

Il CQC ha confermato che il rilascio dei dati sulla mortalità nelle case di cura “rischia di pregiudicare gli interessi commerciali dei fornitori di assistenza e rischierebbe di creare confusione sulla diffusione o l’impatto del virus”.

Interpellata dal Guardian, il vice ispettore capo per l’assistenza sociale degli anziani presso il CQC Debbie Ivanova ha dichiarato: “Condividiamo regolarmente i nostri dati con il Dipartimento di sanità e assistenza sociale, altri partner nazionali e locali e con i ricercatori. Tra questi, i dati sui decessi da parte dei fornitori nelle case di cura individuali, utilizzati per monitorare, pianificare e rispondere alla pandemia”.

E continua: “Di per sé, il numero di decessi in una casa di cura non fornisce una valutazione della qualità o della sicurezza. Dove abbiamo dubbi, ispezioneremo e renderemo pubblici i nostri risultati. Laddove le persone sono a rischio, intraprenderemo azioni immediate per proteggerle”.

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