Dall’8 aprile l’emittente ha reso disponibile un nuovo buono fruttifero che prende il posto del vecchio Buono a Cedola 5 anni
Da giorni avevamo scritto sulle pagine di Money.it che prima o poi sarebbero arrivati ritocchi ai rendimenti offerti sui prodotti del risparmio postale. In verità non avevamo né la sfera di cristallo né voci di corridoio di provenienza Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l’emittente. Semplicemente eravamo guidati dal buon senso e dall’analisi del trend degli yield prevalenti sul mercato. Se questi salgono, i prodotti del reddito fisso non possono non adeguarsi, altrimenti chi resta indietro è snobbato dai risparmiatori.
A marzo i titoli di Stato avevano fatto passi importanti nei loro yield a scadenza, mentre la concorrenza bancaria (conti deposito) e postale (buoni) era rimasta ferma. Così dopo le festività pasquali CDP ha rimesso mano ai prodotti alla clientela e ne ha ritoccato i tassi e/o introdotti altri. Da mercoledì 8, per esempio, c’è un nuovo buono fruttifero postale con 8 cedole fisse e crescenti come il BTP Valore.
Da Buono a Cedola 5 anni a Buono a Cedola 8 anni
Da un paio di giorni CDP ha lanciato a mercato un “vecchio-nuovo” buono fruttifero postale (BFP), il Buono a Cedola 8 anni, serie TC008A260408. “Nuovo” perché fino a poco tempo fa non esisteva, mentre “vecchio” perché nella sostanza ricalca e rivisita le condizioni dell’ex Buono a Cedola 5 anni. Quest’ultimmo è stato ritirato e non più disponibile per la sottoscrizione, e in un certo qual senso “sostituito” dal nuovo con durata e rendimento finale maggiori.
Vediamo quali sono le condizioni economiche e di sottoscrizione che lo connotano. È disponibile esclusivamente in forma dematerializzata, è emesso da CDP e collocato da Poste Italiane. Sottoscrizione e rimborso possono avvenire tanto allo sportello quanto online, ma solo se abilitati alla relativa operatività. Inoltre è garantito dallo Stato Italiano e non prevede spese di gestione, tasse escluse.
L’aliquota fiscale sugli interessi è del 12,50%, mentre quella dell’imposta di bollo è dello 0,2%, da applicare solo se il valore del portafoglio buoni eccede la soglia dei 5mila €. È invece esente dalle imposte di successione, mentre è escluso, insieme a libretti postali e titoli di Stato, e nel limite dei 50mila € a nucleo familiare, dal patrimonio mobiliare ai fini ISEE.
Ancora, è emesso alla pari e a rubinetto, ed è riservato solo a persone fisiche over 18, cioè maggiorenni, cointestazione inclusa fino a un massimo di 4 soggetti. Infine, non può essere dato in pegno.
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Le Condizioni Economiche del nuovo prodotto postale
L’emittente prevede un taglio minimo di sottoscrizione 1.000 € incrementabile per multipli di 50 €, fino ad un massimo di 1 milione di € al giorno. Rispetto al buono “gemello” ormai fuori commercio prevede una durata di 8 anni dal proprio giorno di acquisto e paga due cedole annue, 16 in tutto. Queste sono fisse e crescenti (step-up) così come avviene per i BTP Valore o BTP Futura, secondo la sequenza 1-1-1-1-1-1-1-1.
L’emittente le accredita direttamente al netto della ritenuta d’acconto sul c/c o sul libretto di risparmio postale avente medesima intestazione del Buono a Cedola 8 anni. Gli interessi sono calcolati su base annua in regime di capitalizzazione semplice e, ovviamente, si perdono per quella o quelle parti di capitale riscattato in anticipo. In parole povere, CDP li calcola e paga ogni 6 mesi sull’effettiva parte di capitale nominale rimasta ancora in vita, cioè fruttifera.
Al riguardo, CDP apre sempre alla possibilità di rimborso anticipato del buono, sia per l’importo totale che parziale. L’importante è che si proceda per importi minimi di 50 € e relativi multipli, e che il saldo post riscatto non sia inferiore ai 1.000 € di taglio minimo.
La Tabella A e la Tabella B del nuovo buono fruttifero
Arriviamo al capitolo tassi, spesso il cuore pulsante dietro ogni decisione di investimento. Qui le fonti ufficiali di riferimento sono le Tabelle A e B del Foglio Informativo alla pagina dedicata al prodotto, sul sito di Poste Italiane.
La prima contiene sia il tasso cedolare annuo che il tasso effettivo di rendimento alla fine di ciascun periodo di possesso. Sul tasso cedolare annuo, abbiamo:
- 1° anno: 1,00% lordo e 0,88% netto;
- 2° anno: 1,25% e 1,09%, lordo e netto;
- 3° anno: 1,50% lordo e 1,31% netto;
- 4° anno: 1,75% e 1,53%, lordo e netto;
- 5° anno: 2,00% lordo e 1,75% netto;
- 6° anno: 2,25% lordo e 1,97% netto;
- 7° anno: 2,50% e 2,19%, lordo e netto;
- 8° anno: 4,00% lordo e 3,50% netto.
Quanto al tasso effettivo di rendimento al termine di ogni anno di possesso, invece, troviamo i seguenti valori:
- 1 anno: 1,00% lordo e 0,88% netto;
- 2° anno: 1,13% e 0,98%, lordo e netto;
- 3° anno: 1,25% lordo e 1,09% netto;
- 4° anno: 1,37% e 1,20%, lordo e netto;
- 5° anno: 1,50% lordo e 1,31% netto;
- 6° anno: 1,62% lordo e 1,42% netto;
- 7° anno: 1,74% e 1,52%, lordo e netto;
- 8° anno: 2,00% lordo e 1,76% netto.
La successiva Tabella B illustra tutti i coefficienti utili per il calcolo del valore delle cedole semestrali (due annue).
C’è un nuovo buono fruttifero postale con 8 cedole fisse e crescenti come il BTP Valore
Come per il precedente Buono a Cedola 5 anni, e più in generale per molti altri BFP, i rendimenti non sono proprio il massimo in rapporto alla durata dell’investimento. Giusto a titolo di esempio, il BTP Tf 5% 1Ag34, codice ISIN IT0003535157, prezza sui 110,10 centesimi per un effettivo a scadenza in area 3,6% annuo lordo. La differenza nei ritorni è netta, palese ed evidente.
Di contro il buono ha almeno un pregio enorme che il BTP non ha, ossia l’assenza del rischio di quotazioni. In qualunque momento il suo “prezzo di mercato” (ma in realtà per esso non vi è un mercato secondario) è sempre 100. Inoltre non prevede spese di gestione bancaria, né incombenze varie come la compilazione della MIFID. Infine un altro punto a favore dei prodotti del risparmio postale sta nella loro facilità di sottoscrizione, data la diffusione del canale fisico postale lungo lo Stivale.
Di contro, BTP e buono si equivalgono in termini di regimi fiscali applicabili, tagli minimi di ingresso (ma non di incremento) e garanzia sovrana sul capitale.
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