Contributi previdenziali, cosa sono, come si pagano e quando si maturano

Simone Micocci

25 Giugno 2026 - 13:05

Cosa sono i contributi previdenziali e a cosa servono? Ecco una guida completa dello strumento fondamentale per determinare età di pensionamento e importo dell’assegno.

Contributi previdenziali, cosa sono, come si pagano e quando si maturano

Non esiste pensione senza contributi previdenziali. In Italia, infatti, il diritto alla pensione si matura solo al raggiungimento di una determinata anzianità contributiva, variabile a seconda della misura di pensionamento a cui si accede.

Chi non raggiunge la soglia minima richiesta non può, quindi, andare in pensione, con il rischio che quanto versato nel corso della carriera resti inutilizzato. In questo senso non va confusa la pensione con quella che ancora oggi molti chiamano “pensione sociale”, ma che in realtà prende il nome di assegno sociale: si tratta infatti di una prestazione assistenziale, riconosciuta al ricorrere di determinati requisiti reddituali e anagrafici, e non di una pensione previdenziale legata ai contributi versati.

Va detto che i contributi previdenziali sono determinanti non solo per stabilire se si ha diritto alla pensione, ma anche per calcolare quanto si percepirà. Con il passaggio al sistema contributivo, infatti, come suggerisce lo stesso nome, il montante contributivo accumulato nel corso della vita lavorativa rappresenta l’elemento centrale per determinare l’importo dell’assegno. In linea generale, più contributi si maturano, maggiori sono le possibilità di accedere prima alla pensione e di ottenere un importo più elevato.

Solitamente i contributi coincidono con gli anni di lavoro, ma non sempre è così: esistono infatti diverse tipologie di contribuzione che possono coprire anche periodi diversi dall’attività lavorativa vera e propria, come ad esempio la malattia, la disoccupazione, il servizio militare o il riscatto degli anni di studio.

Vista l’importanza di questo strumento, che rappresenta un vero e proprio “tesoretto” costruito nel tempo dal lavoratore, è utile fare chiarezza. Di seguito una guida completa sui contributi previdenziali, con tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Cosa sono e a cosa servono i contributi previdenziali

I contributi previdenziali sono le somme versate all’Inps, o ad altri enti previdenziali di riferimento, per finanziare il sistema pensionistico e assicurare al lavoratore il diritto alle prestazioni previdenziali future.

Va ricordato che in Italia il primo pilastro previdenziale funziona secondo un sistema a ripartizione: i contributi versati oggi dai lavoratori e dalle aziende servono, di fatto, a finanziare le pensioni attualmente in pagamento.

Allo stesso tempo, però, i contributi versati da ciascun lavoratore sono fondamentali per la sua posizione personale. Servono infatti sia per maturare il diritto alla pensione, raggiungendo il requisito minimo previsto dalla legge, sia per determinarne l’importo.

Quando vanno versati i contributi per la pensione

I contributi previdenziali si dividono in diverse categorie, delle quali parleremo di seguito.

Per il momento concentriamoci sui contributi previdenziali obbligatori, ossia quelle quote della retribuzione - nel caso di rapporti di lavoro subordinato - o del reddito di lavoro - nel caso del lavoro autonomo, in collaborazione o associato - destinate al finanziamento delle prestazioni previdenziali e assistenziali previste dalla normativa.

Già questa definizione ci fa capire quando vanno versati i contributi per la pensione: questi sono obbligatori per tutti quei periodi in cui è in essere un attività lavorativa, sia essa di tipo subordinato che autonomo.

Non si parla invece di contribuzione obbligatoria nei periodi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa: tuttavia, come vedremo di seguito, questi periodo possono comunque essere utili ai fini della pensione.

Quanto si versa di contributi

Per calcolare quanti contributi vanno versati nel corso dell’attività lavorativa si prende come riferimento la retribuzione percepita, nel caso del lavoro dipendente, oppure il reddito da lavoro, nel caso di attività autonoma.

Nel dettaglio, il nostro ordinamento fissa le cosiddette aliquote contributive, ossia le percentuali da applicare alla retribuzione o al reddito annuo imponibile per determinare la quota di contributi previdenziali da versare agli enti competenti, a partire dall’Inps.

Non esiste però un’aliquota contributiva uguale per tutti. Questa può infatti variare in base a diversi elementi, tra cui:

  • la tipologia di lavoro, quindi se si tratta di lavoro dipendente, autonomo o parasubordinato;
  • il settore di attività dell’azienda, ad esempio commercio, industria o agricoltura;
  • le dimensioni dell’impresa;
  • la configurazione giuridica del datore di lavoro;
  • la qualifica del dipendente;
  • il fondo previdenziale a cui risulta iscritto il lavoratore.

Per ciascuna categoria, dunque, cambia la misura della contribuzione dovuta. Nel caso dei lavoratori dipendenti del settore privato, l’aliquota ordinaria per il fondo pensione è generalmente pari al 33% della retribuzione imponibile, di cui il 23,81% a carico del datore di lavoro e il 9,19% a carico del lavoratore.

Questo significa che, a fronte di una retribuzione annua imponibile di 30.000 euro, il totale dei contributi previdenziali versati ai fini pensionistici è pari a circa 9.900 euro. Di questi, la parte più consistente è sostenuta dall’azienda, mentre la quota del lavoratore viene trattenuta direttamente in busta paga.

Nel caso dei dipendenti pubblici, invece, le aliquote variano a seconda della gestione di appartenenza. Per gli iscritti alla CTPS, ad esempio, l’aliquota complessiva è pari al 33%, di cui il 24,20% a carico dell’amministrazione e l’8,80% a carico del lavoratore. Per altre casse della Gestione dipendenti pubblici, come CPDEL, CPI, CPUG e CPS, l’aliquota complessiva indicata dall’Inps è pari al 32,65%, con il 23,80% a carico del datore di lavoro e l’8,85% a carico del dipendente.

Diverso ancora è il caso dei lavoratori autonomi e dei professionisti. Per gli iscritti alla Gestione separata Inps, ad esempio, le aliquote 2026 sono pari al 26,07% per i professionisti non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria, al 35,03% per collaboratori e figure assimilate per cui è prevista la Dis-Coll, e al 24% per pensionati o soggetti già iscritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria.

Chi paga i contributi

Come visto sopra, nel caso dell’attività da lavoro dipendente c’è una compartecipazione tra datore di lavoro e lavoratore per il versamento della contribuzione previdenziale. È infatti l’azienda a farsi carico della quota più ampia, mentre la restante parte è a carico del dipendente.

Nel caso dell’attività da lavoro autonomo, invece, il versamento della contribuzione grava interamente sul lavoratore.

Contributi previdenziali in busta paga

Nel caso dei lavoratori dipendenti, i contributi previdenziali sono indicati direttamente in busta paga. Di solito si trovano nella parte centrale o finale del cedolino, all’interno della sezione dedicata alle trattenute previdenziali, spesso indicata con voci come “contributi Inps”, semplicemente “Ivs” oppure “contributi a carico del lavoratore”.

La busta paga riporta infatti la quota di contributi trattenuta al dipendente, calcolata sulla retribuzione imponibile previdenziale.

Non sempre, invece, è indicata in modo evidente anche la parte a carico del datore di lavoro, che viene versata separatamente ma concorre comunque alla posizione contributiva del lavoratore.

Per verificare il totale dei contributi accreditati è quindi utile controllare anche l’estratto conto contributivo Inps.

Cosa succede se non si versano i contributi previdenziali

Quando obbligatori i contributi previdenziali vanno versati, pena una sanzione. È la legge a stabilirne termini e modalità di calcolo e se queste regole non vengono rispettate si determina un’inadempienza contributiva che va regolarizzata.

Nel dettaglio, in relazione alla gravità dell’inadempienza si applicano sia sanzioni civili che amministrative, come pure sanzioni penali.

Dove si versano i contributi

I contributi si versano nella gestione previdenziale di riferimento.

In particolare il sistema di tutela obbligatoria previsto dal nostro ordinamento è strutturato in due differenti settori di riferimento: il primo destinato ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi e collaboratori, gestito dall’Inps, e l’altro che invece è indirizzato alle categorie di liberi professionisti gestito dagli enti previdenziali di diritto privato, come stabilito dal decreto legislativo n.509 del 30 giugno 1994.

È all’Inps, quindi, che risulta iscritta la maggior parte dei lavoratori italiani. Presso l’Istituto ci sono però diverse gestioni, come l’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) - che comprende il fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (come quelle per artigiani e commercianti) - e la Gestione separata.

Come aumentare i contributi

Come visto sopra, i contributi si versano obbligatoriamente nei periodi lavorati, mentre questi non sono obbligatori nei periodi in cui scatta la riduzione o la sospensione dell’attività lavorativa.

Tuttavia, è importante sottolineare che in Italia non esistono solamente i contributi previdenziali obbligatori, in quanto bisogna considerare anche:

  • contributi figurativi: riconosciuti, senza onere per il lavoratore, in alcuni periodi non lavorati, come quando si percepisce l’indennità di disoccupazione Naspi oppure nei periodi coperti da indennità di malattia e di maternità;
  • contributi volontari: in questo caso è l’interessato a chiedere l’autorizzazione all’Inps al fine di continuare a versare i contributi nei periodi in cui cessa l’attività lavorativa. Tale strumento è a titolo oneroso;
  • contributi da riscatto: ci sono dei periodi che pur non essendo lavorati si possono riscattare ai fini della pensione. Il più importante è sicuramente il percorso di studi universitario. Anche questo strumento è a titolo oneroso;
  • infine ci sono i contributi da ricongiunzione, con cui l’interessato può riunire sotto un’unica gestione la contribuzione versata in carriera.

Grazie a questi strumenti è possibile dunque aumentare la propria anzianità contributiva, aggiungendo altra contribuzione a quella obbligatoria versata negli anni in cui ha avuto luogo l’attività lavorativa.

Quanti contributi servono per andare in pensione

Ed eccoci arrivati a uno degli aspetti più importanti: quanti contributi effettivamente servono per andare in pensione? Come anticipato, in Italia non esistono opzioni per il pensionamento riservate a coloro che non hanno raggiunto un numero sufficiente di contributi.

Intanto è bene sottolineare che anche il periodo a cui tali contributi riferiscono è importante, in quanto:

  • contributi versati entro il 31 dicembre 1995 rientrano nel regime di calcolo retributivo;

Per coloro che hanno contributi versati in entrambi i regimi, il minimo richiesto per andare in pensione è:

  • 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia a 67 anni di età;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata uomini (per cui non è prevista un’età minima);
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per la pensione anticipata donne (per cui non è prevista un’età minima)
  • 41 anni di contributi per la pensione anticipata precoci (la cosiddetta Quota 41). Neppure per questa opzione è prevista un’età minima per l’accesso alla pensione.

Per coloro che invece hanno contributi versati solamente dopo il 1° gennaio 1996, rientrando dunque nel sistema di calcolo misto della pensione, alle suddette opzioni se ne aggiungono altre due, quali:

  • pensione anticipata contributiva, per la quale sono richiesti 20 anni di contributi ed è possibile andare in pensione a 64 anni, a patto però di aver maturato un assegno d’importo pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Esistono poi altre misure di flessibilità, come l’Ape sociale, che richiedono un diverso numero di contribu: nel caso dell’anticipo pensionistico ne servono dai 30 ai 36 anni di contributi a seconda della categoria di cui si fa parte.