Congedo di paternità e parentale, aumentano i giorni: dall’Europa più permessi per i genitori

Il Parlamento europeo ha introdotto diverse novità sul fronte permessi per i lavoratori: aumentano i giorni per congedo parentale e di paternità, orario di lavoro più flessibile per chi è genitore.

Congedo di paternità e parentale, aumentano i giorni: dall'Europa più permessi per i genitori

Nel giro di tre anni il congedo di paternità obbligatorio raddoppierà: lo ha deciso l’Europarlamento, approvando in via definitiva una direttiva che introduce diverse novità in merito ai permessi per i lavoratori che hanno famiglia.

La direttiva approvata dal Parlamento europeo, infatti, interviene modificando i termini del congedo di paternità obbligatorio - che oggi in Italia è pari a 5 giorni dopo le ultime modifiche nella Legge di Bilancio - così come del congedo parentale.

La proposta, che vede come prima firmatario il commissario agli Affari Sociali Marianne Thyssen, è stata approvata a grandissima maggioranza con l’intenzione di introdurre delle nuove misure che puntano a favorire un incremento della natalità in un contesto che vede un progressivo invecchiamento della popolazione negli Stati membri.

Per farlo oltre ad agevolare il ruolo del padre nel processo di cura del bambino si punta a facilitare l’occupazione femminile tramite la previsione di misure che andremo ad elencare di seguito.

Congedo di paternità sale a 10 giorni

Prima di andare avanti è bene fare una precisazione: la direttiva approvata non produce immediatamente i suoi effetti visto che obbliga solamente gli Stati ad adeguarsi entro il termine di tre anni. Le novità che andremo ad approfondire di seguito, quindi, dovranno essere applicate dagli ordinamenti nazionali entro il 2022.

Per quanto riguarda il congedo di paternità obbligatorio viene stabilito che questo non può essere inferiore ai 10 giorni; in Italia questo è stato appena alzato a 5 giorni, quindi nel giro di pochi anni bisognerà raddoppiarne la durata. Per quanto riguarda la retribuzione spettante al genitore nei giorni di assenza viene stabilito che questa non può essere inferiore all’indennità di malattia, che oggi - nel nostro Paese - è pari al 50% della retribuzione media giornaliera (per i primi 20 giorni di assenza).

Due mesi in più di congedo parentale

Inoltre con la direttiva europea sono stati aggiunti due mesi di congedo parentale non trasferibile e retribuito. Due mesi di congedo inteso come diritto individuale per il lavoratore così da creare delle condizioni adeguate per una più equa distribuzione delle responsabilità.

Saranno gli Stati membri a prevedere un livello di retribuzione adeguato per i due mesi di congedo parentale riconosciuti al lavoratore; a tal proposito la direttiva “consiglia” ai singoli Stati di prevedere una retribuzione più elevata rispetto a quanto avviene oggi visto che attualmente chi si avvale del congedo parentale, specialmente quando è l’uomo a farlo, subisce una perdita di reddito per la famiglia.

Legge 104: altri 5 giorni di permesso ogni anno

Nel nostro Paese la Legge 104 riconosce ai lavoratori che prestano assistenza personale ad un parente a causa di un grave motivo medico 3 giorni di permesso ogni mese.

Ebbene, la direttiva europea interviene anche su questo fronte aggiungendo 5 giorni di permesso extra, di cui usufruire nel corso dell’anno, per prestare assistenza personale ad un parente o a qualsiasi altra persona compresa nello stato di famiglia che versa in una condizione di non autosufficienza a causa di un grave motivo medico o per infermità connessa all’età avanzata.

Lavoro flessibile per i genitori

Uno dei problemi maggiori per chi diventa genitore è quello di conciliare i nuovi doveri familiari con gli orari di lavoro; è per questo motivo che la direttiva europea stabilisce che - quando possibile e senza contrastare con le esigenze aziendali - i genitori, così come coloro che prestano assistenza ad un familiare, possono chiedere di modificare gli orari di lavoro adattandoli alla propria situazione.

I lavoratori potranno chiedere di lavorare a distanza (smart working), o anche concordare orari flessibili con il datore di lavoro che nell’esaminare la richiesta pervenuta dovranno tener conto sia delle proprie risorse che delle esigenze specifiche del lavoratore.

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