Congedo parentale INPS: giorni di permesso, indennità e obblighi del dipendente

Chi diventa genitore ha diritto al congedo parentale INPS, i giorni di permesso (dai 3 agli 11 mesi a seconda della categoria) per soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del bambino.

 Congedo parentale INPS: giorni di permesso, indennità e obblighi del dipendente

Quanti giorni di congedo parentale spettano a chi diventa genitore? Questa è una domanda particolarmente diffusa tra quei lavoratori che dopo essere diventati genitori vogliono sapere quali diritti riconosce loro la legge. Una domanda alla quale daremo una risposta completa in questa guida, dove trovate tutte le informazioni sul congedo parentale.

Il congedo parentale è lo strumento con cui il nostro ordinamento permette ad un genitore di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del bambino quando queste esigenze sono impedite dallo svolgimento di un’attività lavorativa.

Quindi il congedo parentale - conosciuto anche come “permesso parentale” - riconosce al lavoratore il diritto ad assentarsi dal lavoro in determinati giorni per stare vicino al figlio nei primi anni della sua vita. L’importante è che - come ricordato dalla Corte di Cassazione in una recente sentenza - il lavoratore non si approfitti del congedo per svolgere altre mansioni; in presenza di un abuso del diritto, infatti, il dipendente potrebbe andare incontro al licenziamento.

Il congedo parentale si somma a quelli di maternità e paternità, che invece permettono ai genitori di assistere il figlio nei primi mesi, o giorni nel caso del padre, dalla nascita. Terminati i giorni di questi due congedi, quindi, è possibile beneficiare di altri permessi per assistere il figlio.

Tuttavia per la richiesta del congedo parentale è necessario che il dipendente dia un preavviso al proprio datore di lavoro di almeno 15 giorni, salvo casi di impossibilità oggettiva.

Come potete vedere la normativa riguardante il congedo parentale è molto ampia e per questo può risultare complessa. Grazie alla guida INPS, però, possiamo fare chiarezza su tutti gli aspetti legati al permesso parentale; qui trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Giorni di permesso

Il congedo parentale spetta ad entrambi i genitori per ogni bambino fino al compimento dell’8° anno. La somma dei giorni di permesso usufruiti dal padre e dalla madre, però, non può essere superiore a 10 mesi, che possono salire ad 11 qualora il padre usufruisca di almeno 3 mesi di permesso.

I giorni di permesso spettanti variano sia in base al tipo della propria occupazione che da quella dell’altro genitore.

Ecco nel dettaglio quanto spetta per legge:

  • madre dipendente: 6 mesi;
  • padre dipendente: 6 mesi, elevabili a 7 se questo si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Il padre può usufruire dei giorni del congedo parentale anche nel periodo in cui la madre usufruisce del congedo di maternità;
  • genitore solo: 10 mesi;
  • lavoratori iscritti alla gestione separata INPS: 3 mesi entro il 1° anno di vita del figlio;
  • lavoratrici autonome: 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Possono usufruire del congedo parentale anche i lavoratori dipendenti che adottano un bambino. I giorni di permesso spettano nella stessa misura prevista per i genitori naturali, quindi ne possono usufruire entro i primi 12 anni dall’ingresso del minore nella famiglia. Bisogna specificare però che il congedo parentale decade al compimento della maggiore età del figlio adottivo.

Indennità

I giorni del permesso parentale sono retribuiti? In alcuni casi, e in determinate fasce d’età del bambino, al genitore che usufruisce del permesso parentale spetta una percentuale della retribuzione prevista. Ecco una tabella con la quale fare chiarezza:

Primi 6 anni
Dai 6 agli 8 anni
Dagli 8 ai 12 anni
Lavoratore dipendente Importo pari al 30% della retribuzione 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione I giorni di permesso non sono retribuiti
Iscritti gestione separata INPS 30% di 1/365 del reddito derivante da attività di lavoro a progetto o assimilata (come prima) (come prima)
Lavoratrice autonoma 30% della retribuzione convenzionale prevista per l’anno di inizio del congedo stesso (come prima) (come prima)

Congedo parentale a ore

Dal 2013 è consentita la fruizione oraria dei congedi parentali. Il che significa che, fino al compimento degli otto anni del bambino, invece di perdere un’intera giornata lavorativa, il genitore potrà richiedere di assentarsi per alcune ore per poi ritornare al proprio posto di lavoro.

La novità, introdotta per andare incontro alle famiglie, consente di utilizzare i congedi in modo più flessibile rispetto ai permessi lavorativi ed inoltre permetterà anche di ammortizzare in modo più equilibrato la retribuzione ridotta che si percepisce durante i periodi di congedo parentale.

Per accedervi sarà necessario il solito preavviso di almeno quindici giorni ed esso sarà utilizzabile a seconda delle disposizioni decise dai vari contratti collettivi nazionali.

Licenziamento per chi non rispetta le regole

È molto importante che i genitori durante il periodo di astensione dal lavoro si dedichino per la maggior parte del tempo alla cura del figlio. Chi si approfitta del congedo parentale, infatti, può essere persino licenziato.

Lo sa bene un papà abruzzese per il quale la Corte di Cassazione - con la sentenza n°509 del 2018 - ha confermato il licenziamento predisposto dalla società automobilista dove era impiegato dopo aver rilevato che nei 10 giorni di congedo parentale non aveva svolto alcuna attività in favore del figlio per oltre la metà del tempo.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il genitore non può utilizzare i giorni di permesso del congedo parentale per occuparsi di altre mansioni che siano differenti dalla cura del figlio.

È importante che la finalità del congedo venga rispettata dal momento che - sostiene la Corte di Cassazione - “ciò che conta non è tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore”.

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