Con MPS riesplode il risiko bancario. Non solo Banco BPM, anche Intesa SanPaolo pronta all’assalto con obiettivo Generali

Laura Naka Antonelli

7 Giugno 2026 - 22:06

“Tutte le strade portano a Siena”, aveva detto giorni fa il ceo di MPS. Ma le ultime notizie e indiscrezioni rimarcano la vera destinazione: tutte le strade portano a Trieste.

Con MPS riesplode il risiko bancario. Non solo Banco BPM, anche Intesa SanPaolo pronta all’assalto con obiettivo Generali

MPS + Banco BPM: dopo tanto parlare, la grande mossa è appena arrivata.

Banco BPM, banca gestita dal CEO Giuseppe Castagna, ha annunciato oggi, domenica 7 giugno 2026, di avere proposto a Monte dei Paschi di Siena, l’istituto senese nelle mani di Luigi Lovaglio, di discutere e concordare un’operazione di aggregazione.

La proposta è dunque di studiare un’eventuale operazione di M&A, esattamente di fusione, tra i due istituti di credito.

MPS nel mirino di Banco BPM. Non solo, blitz Intesa SanPaolo-BPER in arrivo? La vera preda Generali

Non è però ’solo’ questa la notizia che ha fatto scattare oggi sull’attenti la finanza italiana. Tempo qualche ora, e un articolo del Financial Times ha aumentato la trepidazione per il futuro delle principali banche italiane, scrivendo che la prima banca italiana, ovvero Intesa SanPaolo, starebbe considerando un asse con Unipol e BPER per impedire la conquista di MPS da parte di Banco BPM.

Obiettivo, o meglio obiettivi? Secondo le fonti interpellate dall’FT, se l’operazione avesse buon fine, a BPER - controllata da Unipol - andrebbero gli asset bancari di Monte dei Paschi di Siena, mentre Intesa SanPaolo conquisterebbe Mediobanca e, di conseguenza, la quota di controllo detenuta da quest’ultima in Generali, pari al 13%.

Si parla di una riunione straordinaria del CDA di Intesa SanPaolo nella serata di oggi, mentre monta la trepidazione dei trader e degli investitori per come le azioni di questa seconda stagione del risiko bancario, a quanto pare partita, apriranno l’ottava di Piazza Affari.

Massima attenzione dunque al trend dei titoli BPM, BPER - quest’ultima ha appena completato la fusione per incorporazione di Banca Popolare di Sondrio - MPS, Intesa SanPaolo, Unipol, e ovviamente alle azioni dell’eterna e secondo molti vera preda Generali, tutti scambiati sul Ftse Mib della Borsa di Milano.

Esplode seconda stagione risiko banche? In attesa di Intesa Banco BPM propone a MPS banca da 50 miliardi

Mentre da Intesa SanPaolo per ora non arriva alcun commento sui rumor riportati dal Financial Times nell’articolo “Intesa prepares Monte dei Paschi bid to gatecrash BPM’s €50bn bank merger”, e in attesa di capire come e quando esattamente Ca’ de Sass scoprirà le sue carte, operatori di mercato, investitori, trader e analisti si concentrano sulle notizie ufficiali, ovvero sulla proposta di Banco BPM su MPS.

Per la precisione, Banco BPM ha proposto alla banca senese guidata da Luigi Lovaglio di considerare l’opportunità di una operazione in stile “ merger of equals ”, ovvero di una fusione tra uguali, volta a creare “un nuovo Gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà”.

L’idea è quella di dar vita a “ un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese”.

La banca risultante dalla fusione, propone Banco BPM, avrebbe una presenza capillare nelle regioni italiane che presentano il maggiore potenziale, confermandosi primo istituto di credito per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto, al contempo puntando a competere con altre Big del settore bancario italiano anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia.

Ma come si concilierebbe la fusione tra MPS e Banco BPM con il processo di integrazione di Mediobanca in MPS?

Piazza Meda, così come è nota la banca BPM, così spiega:

“L’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo Gruppo”.

Il tesoro Generali citato da Banco BPM alla conquista di MPS

Citato ovviamente il tesoro che il campione italiano risultante dall’operazione potrebbe vantare: Generali, di cui MPS è diventata azionista di controllo conquistando Piazzetta Cuccia.

BPM parla infatti di “ ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A.(“Generali”) , la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del Gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders”.

E si può dire di fatto e di nuovo che tutti i blitz e le partite di risiko bancario continuano a ruotare attorno a Generali, cassaforte dei risparmi degli italiani che dà un grande assist al debito dell’Italia facendo incetta di BTP, ribattezzata non per niente Trono di Spade.

Tutte le strade portano a Siena o tutte le strade portano a Trieste?

Tutte le strade, insomma, porterebbero in realtà più a Trieste che a Siena, parafrasando quanto detto di recente dal CEO di MPS Luigi Lovaglio che, giorni fa, ha sottolineato che “tutte le strade portano a Siena”, riaccendendo le ipotesi di nuove mosse sullo scacchiere del sistema bancario italiano.

Tra l’altro, nel proferire quella frase, Lovaglio aveva anche in qualche modo preannunciato quanto si è appreso oggi, alzando il velo sull’ambizione di portare la banca senese a valere 50 miliardi di euro a Piazza Affari,

Quel numero, 50 miliardi di euro, è lo stesso scritto nero su bianco nel comunicato con cui Banco BPM ha reso noto di avere proposto un piano di fusione a MPS, laddove si legge che l’eventuale buon fine delle nozze sarebbe una banca con una “ capitalizzazione di Borsa stimata potenzialmente superiore a Euro 50 miliardi, con conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e ampliamento della base investitori”.

Altri sono i numeri essenziali per capire quale sarebbe l’esito dell’operazione auspicata dal banchiere Giuseppe Castagna che, va sottolineato, ripropone il sogno inizialmente concepito dal governo Meloni: un matrimonio tra BPM e MPS.

Quel piano era andato poi in frantumi a causa dell’agguato di UniCredit a BPM, poi miseramente fallito.

MPS aveva così dopo qualche mese spiazzato tutti, annunciando un’offerta per mettere le mani su Mediobanca. Operazione, questa, che invece ha avuto un lieto fine.

Dalla fusione un campione bancario nazionale con potenziale generazione utile di 6 miliardi di euro

I numeri elencati da BPM per convincere MPS a considerare una fusione tra eguali sono i seguenti:

  • La posizione patrimoniale della banca risultante dalle nozze tra MPS e Banco BPM, spiega Piazza Meda, sarebbe “ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded pro-forma pari a circa il 15%, senza considerare gli ulteriori benefici potenziali derivanti –a valle delle verifiche normative e regolamentari del caso – dall’eventuale estensione del c.d. Danish Compromise alla partecipazione in Generali”.
  • Ancora, la transazione genererebbe “ un valore pari ad almeno Euro 5,5 miliardi, valorizzando le sinergie sopra indicate al netto dei costi di integrazione, stimati in circa Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte”.
  • Banco BPM prevede anche un istituto con “una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi di euro, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale”.

Si ritorna alle origini. MPS + Banco BPM: il vecchio piano di Meloni prima che UniCredit facesse saltare tutto

Culminano così con il grande annuncio di Banco BPM i rumor incessanti che sono tornati a susseguirsi quasi un anno fa, dopo il flop, alla fine di luglio 2025, dell’OPS che UniCredit aveva lanciato su BPM nel novembre 2024. Flop provocato dalla ferma intenzione del governo Meloni di mettere i bastoni tra le ruote al piano di Andrea Orcel, amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti.

Nove mesi di botta e risposta tra Banco BPM e UniCredit avevano già sollevato dubbi sul buon esito dell’offerta promossa da Orcel.

A dare il colpo di grazia ai sogni del banchiere romano erano state infine le severe prescrizioni imposte dal governo Meloni a UniCredit che, per blindare il Banco, aveva fatto ricorso all’esercizio del golden power. Orcel aveva così issato bandiera bianca.

Da allora, è stato tutto un susseguirsi di rumor sul possibile futuro di Banco BPM.

Subito dopo che Piazza Meda era sfuggita alle grinfie di Orcel, Piazza Affari aveva risfoderato subito l’opzione delle nozze con MPS, insieme all’altra ipotesi di un agguato da parte della Francia.

I rumor si sono fatti più forti dopo il grande ritorno di Luigi Lovaglio, benedetto dall’assemblea degli azionisti al comando di Monte dei Paschi di Siena. Fino a qualche giorno fa, quando si è capito come le azioni delle banche dovessero essere attenzionate in attesa di una grande mossa. Che, alla fine, c’è stata. E che potrebbe precedere un’altra manovra anche da parte di Intesa SanPaolo, che presenterebbe innegabilmente nuovi e interressanti scenari per le banche italiane.