Evasione fiscale colf e badanti, come avvengono i controlli del Fisco

Evasione fiscale colf e badanti, controlli del Fisco sempre più serrati sui lavoratori domestici. I controlli della Guardia di Finanza partono dai dati in possesso dell’INPS, per passare a quelli a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, per individuare chi non dichiara i redditi percepiti ma fruisce di prestazioni sociali agevolate.

Evasione fiscale colf e badanti, come avvengono i controlli del Fisco

Evasione fiscale record per colf e badanti.

I controlli della Guardia di Finanza, insieme ad Agenzia delle Entrate ed INPS, rivelano come siano ancora in tanti i lavoratori domestici che, vista la peculiarità del proprio rapporto di lavoro, omettono di dichiarare redditi e quindi di pagare le imposte dovute.

Ma come partono i controlli del Fisco per scovare colf, badanti e lavoratori domestici che non pagano le tasse? I recenti fatti di cronaca ci aiutano a svelare le tracce seguite per scovare chi evade.

Prima di analizzare come avvengono i controlli del Fisco, ricordiamo che esistono diversi strumenti utilizzati per individuare chi non paga le tasse: in testa c’è il risparmiometro, affiancato da altri strumenti come la Super Anagrafe dei Conti.

In tutti i casi, grazie ai dati presenti nell’archivio di Agenzia delle Entrate ed INPS, la Guardia di Finanza riesce ad individuare tutti quei lavoratori che, sebbene titolari di redditi da lavoro, non presentano dichiarazione dei redditi, ovvero dichiarano meno di quanto effettivamente percepito.

A volte, a far scattare le indagini è invece l’atteggiamento del contribuente, come avvenuto all’inizio di dicembre, con i controlli scaturiti dalle domande di accesso alle prestazioni sociali agevolate da parte di colf e badanti.

Ripercorriamo quindi quali sono gli elementi che insospettiscono il Fisco e che possono portare all’avvio dei controlli finalizzati a contrastare l’evasione fiscale.

Evasione fiscale colf e badanti, come avvengono i controlli del Fisco

Sono diversi fatti ed atteggiamenti che possono far scattare i controlli anti evasione da parte della Guardia di Finanza. Due dei casi più eclatanti degli ultimi mesi ci aiutano ad individuare come avvengono le verifiche.

La Guardia di Finanza non lavora mai in solitaria e, anzi, è avvalendosi dei dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS che è possibile individuare chi non paga le tasse.

La cooperazione è un elemento fondamentale anche per il contrasto all’evasione fiscale di colf e badanti, categorie di lavoratori per i quali, non essendoci specifici obblighi in capo al datore di lavoro, è frequente il fenomeno di sottostima dei redditi percepiti.

In sostanza, come evidenziato anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanza, sono molti i lavoratori che dichiarano al Fisco redditi più bassi di quelli percepiti, con l’obiettivo di restare nella soglia di esenzione Irpef e di beneficiare di agevolazioni e prestazioni sociali.

Questo è quanto emerso anche dalle recenti indagini della Guardia di Finanza della Spezia che, il 2 dicembre, ha individuato ben 230 collaboratori domestici, colf e badanti, evasori totali.

L’attività di indagine in questo caso è stata indotta dal comportamento degli stessi lavoratori e lavoratrici. Nelle richieste di erogazione delle prestazioni sociali agevolate, veniva sistematicamente omessa l’indicazione del reddito percepito dall’attività di lavoro. Il sospetto ha portato ad indagini più approfondite, dalle quali è emerso il mancato pagamento di un totale di 3 milioni di tasse.

Evasione fiscale colf e badanti, controlli anche sui soldi mandati all’estero

Il sistema fiscale italiano, negli anni, si è dotato di diversi strumenti volti a controllare chi non paga le tasse. Diversi sono gli obblighi introdotti per le banche, per i professionisti così come per i gestori di servizi per il trasferimento di denaro all’estero.

Sono i Money Transfer una delle vie privilegiate del Fisco, tenuto conto che molte delle somme trasferite all’estero derivano proprio dal lavoro domestico prestato da colf e badanti.

L’invio di denaro all’estero da parte di soggetti che non presentano dichiarazione dei redditi, o che dichiarano meno di quanto percepito in realtà, è una delle spie principali che fa scattare i controlli incrociati da parte di Guardia di Finanza, INPS ed Agenzia delle Entrate.

Se i Money Transfer sono quindi nemici di chi evade e non paga le tasse, non è certo migliore il rapporto con il trasferimento “fisico” di soldi dall’Italia all’estero. A darne prova è l’operazione della Guardia di Finanza di Caselle Torinese, risalente ormai alla fine dell’estate, che ha portato all’identificazione di centinaia di colf e badanti percettori di circa 4 milioni di euro non dichiarati, con la conseguente evasione di oltre 800 mila euro di imposta.

Ai valichi dei confini nazionali sono infatti frequenti i controlli effettuati, finalizzati a monitorare il flusso di denaro in entrata ed in uscita dall’Italia, anche considerando le regole ed i limiti relativi all’uso di denaro contante.

Evasione fiscale, controlli anche sullo stile di vita con il Redditometro

Il Redditometro, Evasometro o Risparmiometro, è uno degli strumenti utilizzati dal Fisco - e soprattutto dall’Agenzia delle Entrate, per individuare chi non paga le tasse.

I controlli fiscali partono in tal caso dallo stile di vita del contribuente: se spende più del 20% di quanto guadagnato, l’Agenzia delle Entrate bussa alla porta per chiedere spiegazioni.

A destare più curiosità sono le spese che l’Agenzia delle Entrate controlla con il redditometro. Si tratta di almeno 100 voci, un elenco dettagliato ed analitico che potrebbe essere riassunto in tre macro-categorie: i consumi, gli investimenti e i risparmi.

Nell’elenco delle spese che fanno scattare controlli fiscali rientrano ovviamente quelle relative all’abitazione, come l’acquisto di elettrodomestici, l’aver effettuato lavori di ristrutturazione oppure aver acquistato una seconda casa stipulando un mutuo.

Sono soggette a controlli, inoltre, anche le spese sostenute in salute e servizi, come le assicurazioni o le spese veterinarie ma anche, ad esempio, quelle sostenute per la cura della persona compresi eventuali pernottamenti in hotel.

Ovviamente, l’auto è uno degli elementi privilegiati dei controlli da redditometro, così come i conti correnti, ovvero prelievi, versamenti e investimenti.

Evasione fiscale colf e badanti, irregolarità in aumento nel lavoro domestico

Il lavoro domestico è da sempre uno dei settori in cui si registra il più alto tasso di irregolarità. Secondo Assindatcolf, sindacato dei datori di lavoro domestico, il 60% di colf e badanti non è assunta regolarmente, con conseguenze importanti per l’Erario.

Sono quasi un milione i lavoratori domestici, l’8% del totale dei dipendenti italiani. I dati sono forniti dalla relazione sull’economia sommersa allegata alla NaDEF.

Lavoratori poveri, con un reddito medio di circa 5.100 euro all’anno, ad alto rischio di pratiche elusive e in gran parte immigrati: queste le caratteristiche principali del comparto.

L’elevato tasso di irregolarità nel lavoro domestico, soprattutto per quel che riguarda colf e badanti, è dovuto ad una particolarità fondamentale del settore: il datore di lavoro è una famiglia e quasi mai un’impresa, fattore determinante nell’adempimento degli obblighi fiscali del lavoratore.

Le famiglie infatti non sono sostituti d’imposta, e quindi non trattengono le imposte sugli stipendi erogati al collaboratore. Sarà questi a dover dichiarare autonomamente i propri redditi, e versare quanto dovuto.

Il rischio evasione è dietro l’angolo e a ciò si aggiunge il fatto che l’assunzione in regola è spesso inibita dall’elevato costo previsto, sia in termini di stipendio minimo che di contributi INPS dovuti dalle famiglie.

Insomma, da un lato sono colf e badanti a dichiarare redditi inferiori rispetto a quanto percepito realmente; dall’altro, sono i datori di lavoro domestico a preferire forme di collaborazione irregolari.

Colf e badanti, le possibili novità per contrastare l’evasione fiscale

La lotta al lavoro nero si inserisce nel progetto più ampio della lotta all’evasione fiscale e contributiva, pari ad oltre 100 miliardi di euro, che il Governo ha più volte dichiarato di voler perseguire. La Legge di Bilancio 2020, tra le novità, potrebbe quindi fare un primo passo introducendo nuovi obblighi fiscali.

Tra le ipotesi allo studio per scovare i casi di lavoro nero vi è quella di rendere anche i datori di lavoro domestico sostituti d’imposta. La proposta di estendere anche ai datori di lavoro domestico l’obbligo di effettuare le trattenute mensili, da riversare poi all’Erario, è stata subito bocciata e ritirata dal Governo, ma potrebbe rappresentare una soluzione al fenomeno dell’evasione.

Le possibili novità potrebbero inoltre riguardare anche le modalità di pagamento dello stipendio.

Per tutti i datori di lavoro è previsto, dallo scorso mese di luglio 2018, l’obbligo di pagare esclusivamente con mezzi tracciabili. I datori di lavoro domestico ne sono stati esclusi; rendere obbligatorio il pagamento dello stipendio con mezzi tracciabili consentirebbe al Fisco di avere i dati sulle retribuzioni erogate disponibili in tempo reale.

Per il momento, però, nella Legge di Bilancio non ci sono novità in tal senso. Restiamo in attesa, sperando che prima o poi venga avviata una reale ed efficace regolamentazione del lavoro domestico.

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