Insieme ai tanti utenti sui social network, increduli di fronte a tabelle e grafici che raccontano l’evoluzione infrastrutturale e immobiliare della Cina – un’evoluzione per lo più avvenuta negli ultimi due decenni - anche Bloomberg ha iniziato a chiedersi perché Stati Uniti e Regno Unito, ma più in generale l’intero Occidente, non riescano a fare come Pechino.
Parlando di Londra, la prestigiosa testata statunitense ha citato due esempi: la documentazione urbanistica per costruire un condominio di modeste dimensioni nel cuore pulsante dell’Uk che può superare le 1.000 pagine - mentre qualche decennio fa poteva essere solo una manciata – e il caso della (prevista) linea ferroviaria ad alta velocità HS2 diventata sempre più piccola, con il suo costo che però continua a salire vertiginosamente e che ha raggiunto multipli del prezzo originale.
“È ormai evidente da tempo che qualcosa non va nella capacità edilizia della Gran Bretagna”, ha scritto Bloomberg. Ecco in Cina tutto questo sarebbe impensabile. La conoscenza e l’esperienza accumulate da Pechino durante il più grande boom edilizio della storia hanno portato la nazione asiatica a imprese ingegneristiche ineguagliate altrove. Non solo nella qualità e nella quantità, ma anche e soprattutto nella loro rapidità di costruzione. Il motivo? Il diverso modello di governance politica che differenzia Cina e Occidente, ma non solo.
Costruire, costruire, costruire
Nell’arena politica cinese tutto ruota attorno alle esigenze Partito Comunista Cinese. È il Partito che decide quando, come e dove costruire strade, ponti, aeroporti, centri commerciali, palazzi e via dicendo. Dalle nostre parti, invece, chiunque – soggetti pubblici o privati che siano – volesse progettare qualcosa, anche dopo l’accettazione del proprio piano deve inevitabilmente fare i conti con la burocrazia asfissiante, con eventuali istanze politiche, lamentele di cittadini e chi più ne ha più ne metta.
La Cina, intanto, si appresta a inaugurare un ponte sul canyon di Huajiang, nel Guizhou, una provincia montuosa tra le più povere del Paese. Il ponte sospeso attraverserà un abisso e sarà il più alto del mondo: 625 metri dal piano stradale alla gola sottostante. E ancora: la rete ferroviaria ad alta velocità cinese, sviluppata a partire dal 2008, è più grande di quella del resto del mondo messa insieme.
Il Dragone, inoltre, ha costruito centrali elettriche equivalenti alla fornitura totale del Regno Unito ogni anno, negli ultimi venticinque anni. E la sua rete autostradale, costruita negli ultimi 30 anni, è lunga il doppio della rete interstatale statunitense.
Che cosa sta succedendo? E cosa aspettarsi? Può essere utile dare un’occhiata all’ultimo lavoro pubblicato da Dan Wang, ricercatore presso l’Hoover History Lab della Stanford University: Breakneck: China’s Quest to Engineer the Future. Secondo Wang, la distinzione fondamentale tra Washington e Pechino è che la Cina è governata da ingegneri, mentre gli Stati Uniti da avvocati, e ciascuna potrebbe trarre vantaggio dal diventare un po’ più simile all’altra.
Il vantaggio della Cina
Come fa notare Wang, cinque degli ultimi dieci presidenti degli Stati Uniti hanno frequentato la facoltà di giurisprudenza, mentre solo due – Herbert Hoover e Jimmy Carter – hanno lavorato come ingegneri, al contrario dei praticissimi leader e alti funzionari cinesi.
Il libro mette poi a confronto il successo della rete ferroviaria ad alta velocità cinese con i tentativi di costruire un collegamento tra San Francisco e Los Angeles (per la cronaca, il progetto californiano è l’immagine speculare dell’HS2). Le conseguenze di una cultura ossessionata dai processi, come quella che avvolge l’intero Occidente, sono ben visibili, a detta di Bloomberg, “in alloggi inadeguati, sistemi di trasporto pubblico inadeguati e infrastrutture fatiscenti”.
Il motivo di una simile conclusione è semplice: gli ingegneri sono risolutori di problemi che portano a termine le cose, mentre gli avvocati sono più bravi a bloccarle. Sia chiaro, questo non significa che le democrazie occidentali debbano copiare in toto la Cina. Basterebbe silenziare parte della burocrazia e ricominciare a costruire senza pensare a interessi a breve termine e slogan elettorali.