Come sta l’economia di Taiwan? I dati nudi e crudi sembrano dirci che tutto vada per il meglio. Taipei ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per il 2025, portandole al 7,37%, il ritmo più accelerato degli ultimi quindici anni.
La domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale continua infatti a spingere le esportazioni di prodotti elettronici, cuore pulsante dell’industria taiwanese. Il Pil reale, inoltre, è cresciuto dell’8,21% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainato da un’impennata del 32% nelle esportazioni di Ia ed elettronica di consumo.
E ancora: l’espansione registrata nei tre mesi fino al 30 settembre ha superato di 0,6 punti percentuali le stime formulate il mese precedente e rappresenta la performance trimestrale più robusta dal secondo trimestre del 2021. All’epoca, in piena pandemia, l’aumento degli acquisti di computer da parte delle famiglie in lockdown e la carenza globale di semiconduttori avevano dato un impulso straordinario alle esportazioni elettroniche taiwanesi.
L’agenzia di Statistica dell’isola ha alzato le sue previsioni sul pil per il 2026 al 3,54%, rispetto a una previsione del 2,81% di tre mesi fa.
Le ombre che minacciano la crescita di Taiwan
Sarebbe tuttavia un errore fermarsi qui. È vero che il boom dell’Ia sta alimentando una domanda forte e sostenuta di hardware correlato, per il quale le catene di fornitura industriali di Taiwan sono estremamente complete e competitive, ma altrettanto vero che l’exploit dell’elettronica è in netto contrasto con alcuni settori dell’economia taiwanese e delle industrie tradizionali di Taipei.
Spostandoci, poi, più in basso, nella vita dei comuni cittadini, notiamo come nel terzo trimestre i consumi privati reali siano aumentati solo dell’1,19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure, come fa notare l’Economist, le esportazioni di chip e server Made in Taiwan sono aumentate del 300% negli ultimi cinque anni, mentre a ottobre il surplus mensile dell’isola nel commercio di beni ha raggiunto la cifra record di 22,6 miliardi di dollari, pari al 31% del pil su base annua.
Si potrebbe partire puntando i riflettori sul tasso di risparmio nazionale lordo di Taiwan, pari al 39% del pil, di gran lunga superiore rispetto alla media del mondo ricco del 22%. E proseguire facendo notare come i taiwanesi consumino molto meno di quanto potrebbero: dal 1998 a oggi i consumi privati sono diminuiti di 20 punti percentuali in percentuale del pil, al 45%.
Il dilemma di Taipei
A Taiwan le persone risparmiano ma non consumano. E le mosse effettuate dalla Banca Centrale Taiwanese (CBC) per mantenere in piedi il boom dell’export, spiegano alcuni analisti, non farebbero altro che sacrificare il tenore di vita dei cittadini comuni sull’altare della competitività delle esportazioni.
Ma non è finita qui, perché le politiche della stessa CBC hanno gonfiato i prezzi degli immobili indebolendo ulteriormente il potere d’acquisto dei taiwanesi. In più il governo del Partito Democratico Progressista (DPP) di Taiwan, guidato dal presidente William Lai, ha presentato un colossale bilancio speciale da 40 miliardi di dollari per l’approvvigionamento di armi e la modernizzazione della difesa nei prossimi otto anni (2026-2033).
Intanto, l’inflazione misurata dal Directorate-General of Budget, Accounting and Statistics (DGBAS) indica che nel 2024 l’indice dei prezzi al consumo Consumer Price Index (CPI) è aumentato del 2,18 % su base annua, con la componente “cibo” a segnare incrementi su base annua dell’ordine del 3-4 %.
Ecco perché c’è chi pensa che il governo Lai dovrebbe investire risorse non solo negli armamenti ma anche in misure tali da alleggerire il costo della vita di una popolazione sempre più sotto pressione.