Ecco chi può spiare il tuo conto in banca (e sapere quanti soldi hai)

Rosaria Imparato - Francesca Nunziati

26/02/2022

14/11/2022 - 14:38

condividi

Quando si ha un conto in banca, è necessario conoscere come avvengono gli accertamenti, e quali sono le regole da seguire per essere sempre in linea con le normative.

Ecco chi può spiare il tuo conto in banca (e sapere quanti soldi hai)

Chi può spiare il conto in banca dei cittadini? Non solo il Fisco, ma sono tanti i soggetti che possono controllare il conto corrente dei contribuenti, per avere informazioni su entrate, spese e giacenza media.
In linea di massima, occorre sapere che tre soggetti possono vedere il vostro conto corrente. Si tratta di: l’Agenzia delle Entrate; un creditore con di titolo esecutivo; l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che ha sostituito Equitalia nella riscossione dei crediti tributari dal primo luglio 2017.

Con la direttiva europea 2019/1153, inoltre, si allarga ancora di più la platea di soggetti autorizzati all’anagrafe tributaria. In questo caso, però, l’accesso ai conti bancari viene dato in caso di reati come riciclaggio di denaro o finanziamento del terrorismo.

Vediamo quindi quali sono le autorità competenti che hanno accesso ai dati dei conti correnti, e che quindi possono sapere in qualsiasi momento quanti soldi ci sono su un determinato conto.

Conto corrente: i dati che guarda l’Agenzia delle entrate

La prima autorità che ha accesso ai dati dei conti correnti dei contribuenti è l’Agenzia delle entrate. L’Amministrazione finanziaria non guarda solo entrate, uscite e prelievi, ma ha accesso a tutte le informazioni che riguardano:

  • conti deposito;
  • deposito titoli;
  • buoni fruttiferi postali;
  • conto terzi;
  • prodotti assicurativi;
  • investimenti di vario genere;
  • carte di credito.

È la banca stessa a dare accesso all’Agenzia delle entrate: i dati si trovano nell’Archivio dei rapporti finanziari, più famoso come “anagrafe dei conti correnti”, una sorta di enorme database con tutte le informazioni di cui sopra. L’Agenzia delle entrate ha accesso a questi dati per controllare che non ci siano in atto operazioni volte all’evasione fiscale, comparando quanto presente sul conto e quanto dichiarato nel modello 730.

L’accesso della Guardia di Finanza ai conti bancari

L’altra autorità che ha accesso ai conti correnti è la Guardia di Finanza, che opera insieme all’Agenzia delle entrate per scovare sia gli evasori fiscali che i soggetti che si occupano di riciclaggio di denaro.

I dati analizzati dalle Fiamme Gialle sono:

  • tutti i movimenti fatti dal conto, sia in entrata che in uscita;
  • il saldo del conto sia a inizio che a fine anno;
  • la giacenza media.

Enti locali: dal Comune alla Regione, chi può controllare i conti correnti

Oltre ad Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza, anche gli enti locali hanno accesso ai dati dei conti correnti. Come mai? È semplice: Comuni, Province e Regioni possono controllare i conti bancari per facilitare la riscossione dei tributi e delle tasse di loro competenza.

Anche i creditori hanno accesso al conto corrente

Hanno accesso ai conti correnti anche i creditori, ma solo previa autorizzazione da parte del giudice. In caso di debiti verso un soggetto, il creditore può procedere con un decreto ingiuntivo, o con una causa, e ottenere una condanna da parte del giudice.

In questo caso, il creditore ottiene l’accesso all’Archivio dei rapporti finanziari e sapere presso quale banca il debitore ha aperto il conto corrente, e procedere quindi con un pignoramento.

Polizia, questori e non solo: la direttiva europea

Il 5 agosto 2021 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo inerente la “Attuazione della direttiva (UE) 2019/1153, che reca disposizioni per agevolare l’uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati, e che abroga la decisione 2000/642/GAI”.

Tale direttiva, insieme ad altre due (2019/878 e 2018/1673), costituiscono il cosiddetto Action Plan pubblicato dalla Commissione Europea il 7 maggio 2020. Tramite questo progetto, l’Unione Europea vuole potenziare gli strumenti contro il riciclaggio e il finanziamento al terrorismo internazionale.

Come si concretizza questa direttiva, cosa cambia per gli italiani? La conseguenza principale è che ci sono più soggetti (sempre competenti) autorizzati all’Anagrafe tributaria dei conti correnti. È l’articolo 3 del decreto a stabilire le autorità competenti, ovvero:

  • l’ufficio nazionale per il recupero dei beni (Aro);
  • l’autorità giudiziaria;
  • gli ufficiali di polizia giudiziaria;
  • il ministero dell’interno;
  • il Capo della polizia;
  • i questori;
  • il direttore della Direzione investigativa antimafia (Dia, comunque già autorizzata dal dlgs 231/07).

I suddetti soggetti potranno consultare le informazioni dell’anagrafe tributaria dei conti bancari, rimanendo sempre nel proprio ambito di competenza, se necessario per lo svolgimento di un procedimento penale oppure se serve applicare le misure di prevenzione patrimoniali delle leggi antimafia. Vale però anche la possibilità inversa, cioè l’UIF (Unità d’Informazione Finanziaria di Banca d’Italia), la Guardia di Finanza e la DIA possono chiedere informazioni nel rispetto del segreto delle indagini.

In ogni caso gli accessi alle informazioni sui conti correnti si baseranno su convenzioni tra l’Agenzia delle Entrate e le Autorità competenti.

Eppure, tra il dire e il fare c’è la burocrazia italiana: la direttiva avrebbe dovuto essere recepita già entro il 1° agosto 2021.

Conto in banca sotto osservazione: per quali reati?

Come anticipato, la richiesta di accesso alle informazioni dell’anagrafe tributaria dei conti correnti è subordinata a indagini per reati gravi, come il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo.

Dalla direttiva in oggetto viene anche previsto che ci sia uno scambio di informazioni sui conti bancari qualora venisse presentata una richiesta motivata da parte dell’Europol (agenzia europea di polizia).

Il decreto di recepimento evidenzia i reati presupposto associati, per i quali lo scambio di informazioni diventa necessario. Si tratta dei reati previsti dalla direttiva 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale, anche questa in corso di recepimento.

I reati associati sono i seguenti 22:

  • partecipazione a un gruppo criminale organizzato e al racket;
  • reati ambientali;
  • terrorismo;
  • omicidio, lesioni fisiche gravi;
  • tratta di esseri umani e traffico di migranti;
  • rapimento, sequestro di persona e presa di ostaggi;
  • sfruttamento sessuale;
  • rapina o furto;
  • traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope;
  • contrabbando;
  • traffico illecito di armi;
  • reati in materia di imposte dirette e indirette;
  • traffico illecito di beni rubati e altri beni;
  • estorsione;
  • corruzione;
  • contraffazione;
  • frode;
  • pirateria;
  • falsificazione di moneta;
  • abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato;
  • contraffazione e pirateria di prodotti;
  • criminalità informatica.

Si tratta di qualsiasi reato punibile con una pena detentiva o con una misura privativa della libertà da sei mesi a un anno.

Cosa viene controllato

Una volta ottenute le informazioni dalla banca o dall’Anagrafe tributaria, gli organi di controllo possono analizzare la situazione per verificare l’esistenza di eventuali incongruenze.

In particolare con il controllo del conto corrente di professionisti, dipendenti, disoccupati e aziende vengono esaminati:

  • i versamenti in contanti
  • i bonifici ricevuti

Le cifre non giustificate vengono considerate redditi non dichiarati e verranno tassate. Senza la corretta documentazione, infatti, il fisco può presumere che si tratti di soldi provenienti da lavoro nero.

La presunzione è automatica, nel senso che l’onere della prova spetta al correntista, che deve dimostrare la provenienza del denaro, in modo certo, cioè con documenti scritti.
I prelievi vengono analizzati solamente nei conti degli imprenditori, se superano i mille euro giornalieri o i 5 mila mensili.

Il conto cointestato

In conclusione, oggigiorno la situazione è completamente mutata a favore di una politica mirata alla maggiore trasparenza. Questa scelta dipende dall’alta percentuale di evasione fiscale che avviene nel nostro Paese ogni anno.

Alcuni dati, come le stime della “Relazione sull’Economia Non Osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” dell’Istat presentata alla NADEF 2019, indicano che in media, nel triennio 2014-2016, sia rilevabile un divario tra le imposte e i contributi effettivamente versati rispetto a quanto i contribuenti avrebbero dovuto versare pari a circa 109,7 miliardi di Euro.

Per questo motivo, seppur solo in determinate circostanze e da parte di specifiche persone fisiche o giuridiche, i dati relativi al nostro conto corrente diventano accessibili.

Per finire ricordiamo che nell’agosto del 2021 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo inerente l’attuazione della direttiva UE 2019/1153. Proprio quest’ultima, come già detto, amplia la platea dei soggetti che possono effettuare controlli.

Oltre ai soggetti poc’anzi citati, infatti, si annoverano anche polizia giudiziaria, questura, direttore della Direzione investigativa antimafia, ovvero DIA, ma anche Ministero dell’Interno e l’Aro, ovvero l’ufficio nazionale per il recupero dei beni.

Iscriviti a Money.it