I mercati obbligazionari e i titoli di Stato italiani, da metà febbraio, stanno attraversando una fase piuttosto delicata. Non è tanto lo spread a preoccupare, visto che continua a muoversi vicino ai minimi di periodo, quanto piuttosto il ritorno dei timori legati all’inflazione. Con la guerra in Iran e Libano, il forte rialzo del petrolio e delle materie prime ha infatti riacceso il timore che la discesa dei prezzi possa rallentare più del previsto.
Il risultato si è visto subito sul mercato: il future sul BTP ha perso circa il 3% dai massimi di febbraio e anche molti titoli di Stato italiani hanno corretto. Alcuni poco, altri molto di più. La differenza, come spesso accade nel reddito fisso, l’ha fatta soprattutto la duration, cioè la scadenza e la sensibilità del prezzo ai movimenti dei tassi d’interesse. Nelle ultime settimane, però, il mercato sembra avere trovato una sorta di equilibrio. I prezzi dei BTP si stanno muovendo senza grandi scossoni e questo sta riportando attenzione su un tema molto semplice: quali titoli oggi offrono davvero il miglior rapporto fra rendimento e rischio?
Chi compra obbligazioni, in fondo, nella maggior parte dei casi cerca due cose precise: rendimenti abbastanza prevedibili e una volatilità contenuta. Molti investitori acquistano BTP con l’idea di portarli fino a scadenza, incassando le cedole e senza preoccuparsi troppo delle oscillazioni quotidiane del mercato. Ma rispetto a pochi mesi fa il quadro macroeconomico è cambiato in modo evidente.
Il mercato non ragiona più come a inizio anno
Fino ai primi mesi del 2026 il mercato dava quasi per scontati diversi tagli dei tassi BCE. Oggi invece quello scenario appare molto meno certo. Anzi, cresce il numero degli operatori che ritiene possibile una situazione di “higher for longer”, cioè tassi più alti più a lungo del previsto.
Ed è proprio questo il punto che molti investitori probabilmente stanno sottovalutando.
Se l’inflazione dovesse restare più resistente del previsto, la BCE potrebbe mantenere una linea prudente ancora a lungo. Alcuni analisti iniziano addirittura a ipotizzare che entro il 2027 i tassi possano essere rialzati complessivamente di circa lo 0,75%.
È questo cambio di narrativa che ha rimesso pressione soprattutto sui BTP più lunghi.
Fra i titoli che oggi attirano maggiormente l’attenzione ci sono il BTP 3,15% marzo 2033 e il BTP 3,45% febbraio 2036.
Il primo quota intorno a 97,9 e offre un rendimento lordo a scadenza del 3,53%. Il secondo quota invece circa 97 e rende il 3,86% lordo. A prima vista il 2036 sembra quindi più interessante: rende di più e quota anch’esso sotto la pari.
Ma il vero tema non è la cedola. Il vero tema è il rischio che ci si assume per ottenere quel rendimento extra.
Il BTP 2033 ha una duration intorno a 6, mentre il 2036 si avvicina a 8. Detta in modo semplice: il 2036 è molto più sensibile ai movimenti dei tassi. Ed è qui che cambia completamente il quadro.
Fino a pochi mesi fa avere duration elevata era quasi un vantaggio automatico. Se il mercato si aspettava tagli BCE, i titoli lunghi erano quelli destinati a salire di più.
Oggi però buona parte di quei tagli è già stata scontata dai prezzi. E se il mercato iniziasse davvero a prezzare tassi più alti ancora per molto tempo, il rischio sui BTP lunghi tornerebbe immediatamente evidente.
Facendo una simulazione molto semplice, un rialzo dei rendimenti di circa lo 0,75% potrebbe tradursi in una perdita vicina al 6% per il BTP 2036. Il 2033, invece, limiterebbe il calo intorno al 4,5%.
Può sembrare una differenza piccola, ma nei portafogli obbligazionari non lo è affatto.
Per questo il 2036 oggi è quasi una scelta tattica. Conviene soprattutto a chi crede in un rallentamento economico marcato, magari accompagnato da un ritorno rapido dell’inflazione verso il 2%. In quello scenario i tassi potrebbero effettivamente scendere più del previsto e il titolo lungo avrebbe spazio per apprezzarsi. Il problema è che il mercato oggi non ha più quella convinzione che aveva a gennaio.
Perché il BTP 2033 appare più equilibrato
Il BTP 2033, invece, sembra avere oggi un equilibrio più interessante. Offre comunque un rendimento elevato, quota sotto 100 e soprattutto espone meno alla volatilità.
C’è poi un altro elemento che spesso viene trascurato: il cosiddetto effetto roll-down. Con il passare del tempo, infatti, un titolo tende gradualmente ad avvicinarsi al valore di rimborso di 100. Nel caso del 2033 questo processo potrebbe offrire una protezione implicita maggiore rispetto al 2036, soprattutto se il mercato dovesse restare nervoso ancora a lungo.
Naturalmente nessuno dei due titoli è “sbagliato”. Molto dipende dall’obiettivo dell’investitore.
Chi vuole massimizzare il rendimento e accetta oscillazioni più forti potrebbe preferire il 2036. Chi invece cerca una soluzione più stabile e un compromesso migliore fra rendimento e rischio probabilmente oggi trova nel 2033 una scelta più razionale.
Negli ultimi mesi il mercato obbligazionario è cambiato profondamente. Oggi non basta più guardare la cedola o il rendimento lordo per scegliere un BTP. Conta sempre di più capire quanta volatilità si è disposti a sopportare se lo scenario sui tassi dovesse cambiare ancora.
Il rendimento extra offerto dal BTP 2036, infatti, non è “gratis”: rappresenta il prezzo da pagare per una maggiore esposizione al rischio tassi e a possibili oscillazioni del capitale anche significative. Per questo motivo il titolo può avere senso soprattutto per chi punta su una futura discesa dei rendimenti o su un rallentamento economico più marcato.
Il BTP 2033, invece, sembra oggi offrire un equilibrio più convincente. Garantisce ancora un rendimento interessante, quota sotto la pari e soprattutto presenta una sensibilità ai tassi più gestibile in una fase in cui il mercato non esclude più scenari di inflazione persistente e tassi elevati più a lungo del previsto.
Questo aspetto diventa ancora più importante per chi non è certo di poter mantenere il titolo fino alla scadenza. Una duration più contenuta, infatti, significa anche minori oscillazioni del prezzo nel tempo e quindi un rischio più basso di dover vendere il titolo in perdita in caso di necessità di liquidità anticipata.
Per questo motivo oggi il vero tema non è inseguire qualche decimale di rendimento in più, ma capire quanto rischio si vuole davvero sopportare. E sotto questo aspetto il BTP 2033 sembra offrire un equilibrio più convincente in uno scenario in cui l’era dei tassi bassi potrebbe essere finita molto più a lungo del previsto.