BTP 2033 e 2036 a confronto tra rendimenti, duration e rischio tassi nello scenario di inflazione persistente e BCE più prudente.
I mercati obbligazionari e i titoli di Stato italiani, da metà febbraio, stanno attraversando una fase piuttosto delicata. Non è tanto lo spread a preoccupare, visto che continua a muoversi vicino ai minimi di periodo, quanto piuttosto il ritorno dei timori legati all’inflazione. Con la guerra in Iran e Libano, il forte rialzo del petrolio e delle materie prime ha infatti riacceso il timore che la discesa dei prezzi possa rallentare più del previsto.
Il risultato si è visto subito sul mercato: il future sul BTP ha perso circa il 3% dai massimi di febbraio e anche molti titoli di Stato italiani hanno corretto. Alcuni poco, altri molto di più. La differenza, come spesso accade nel reddito fisso, l’ha fatta soprattutto la duration, cioè la scadenza e la sensibilità del prezzo ai movimenti dei tassi d’interesse. Nelle ultime settimane, però, il mercato sembra avere trovato una sorta di equilibrio. I prezzi dei BTP si stanno muovendo senza grandi scossoni e questo sta riportando attenzione su un tema molto semplice: quali titoli oggi offrono davvero il miglior rapporto fra rendimento e rischio?
Chi compra obbligazioni, in fondo, nella maggior parte dei casi cerca due cose precise: rendimenti abbastanza prevedibili e una volatilità contenuta. Molti investitori acquistano BTP con l’idea di portarli fino a scadenza, incassando le cedole e senza preoccuparsi troppo delle oscillazioni quotidiane del mercato. Ma rispetto a pochi mesi fa il quadro macroeconomico è cambiato in modo evidente. [...]
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