Maggio, e persino la prima settimana di giugno, si sono dimostrati periodi molto rialzisti, confermando il trend di lungo termine del mercato azionario globale.
Mentre le azioni si sono mosse in territori positivi, i rendimenti del mercato obbligazionario hanno generato un leggero apprezzamento, anche in Europa, dove l’autorità monetaria centrale, la BCE, ha recentemente abbassato i tassi d’interesse dello 0,25%, precedendo persino la prima economia mondiale, gli Stati Uniti.
Nel complesso si è assistito a un generale apprezzamento del comparto delle materie prime, con anomale impennate di prezzo nel mercato di alcuni beni di prima necessità, come il cacao, e il mantenimento dei massimi da parte dei metalli, capitanati dalla rimonta del rame, che ha suscitato molti interrogativi tra i macro investitori, seguiti dai preziosi oro e argento. Seguono i mercati emergenti, con l’India in forte crescita e la Cina in recupero. In sostanza, se non fosse per il mercato obbligazionario, sostanzialmente flat, si sarebbe nuovamente parlato di everything rally.
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Come sono andati i mercati a maggio e giugno?
A maggio l’azionario globale ha registrato una spinta del 3,8%, poco al di sotto del grande performer del mese, l’S&P 500, con un rendimento del 4,8%. In fondo alla lista, il mercato europeo, guidato dall’indice Euro Stoxx 600, che ha reso quasi il 3% e capitanato dal best performer del mese, il mercato azionario spagnolo dell’IBEX, che ha generato un rendimento del 4,3%.
Abbastanza flat, ma positivo anche il Giappone, con il Nikkei prossimo alla parità, come del resto i mercati emergenti, che condividono un rendimento medio del +0,3%, con l’Heng Seng cinese in rialzo dell’1,8%. Guardando ai settoriali, continua a sottoperformare il mercato energetico, con un rendimento negativo del -0,4%. In cima alla classifica, invece, ancora una volta il mercato tecnologico, con il Nasdaq in crescita di quasi l’8%, grazie alla spinta di NVIDIA, società che continua a crescere in termini di capitalizzazione a un ritmo mai visto precedentemente.
Ha senso disinvestire?
Storicamente, il mercato azionario ha mostrato un trend rialzista a lungo termine. Il rendimento annualizzato a lungo termine dell’S&P500 è stato di circa il 10% annuo, considerando un periodo di oltre 90 anni. Occorre quindi ricordare che l’andamento grafico di per sé non è sufficiente a determinare l’entrata o l’uscita dal mercato quando si prende a riferimento un investimento di lungo termine.
Studi hanno dimostrato che mancare i migliori giorni del mercato può ridurre significativamente i rendimenti. Ad esempio, uno studio di J.P. Morgan ha rilevato che se un investitore avesse mancato i 10 migliori giorni del mercato dal 1999 al 2018, il rendimento annuo sarebbe stato dimezzato rispetto a un investimento continuo. Basti pensare al rendimento del Nasdaq di questo mese, che ha superato il 9%, oltrepassando i propri massimi storici quasi quotidianamente. Se un investitore si fosse preoccupato dei rendimenti del mese scorso, si sarebbe perso questo sprint. Quindi, quando si guarda al lungo termine, statisticamente ha poco provare a disinvestire sui massimi.
iShares Core MSCI World UCITS ETF, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice MSCI World. Fonte: baha.com