BTP sotto attacco, i mercati lanciano l’SOS. Rendimenti a un passo dal 4%, spread sfonda 90 punti base

Laura Naka Antonelli

20/03/2026

Bagno di realtà per i BTP di Meloni. Impennata per i rendimenti e per lo spread BTP-Bund all’indomani degli annunci della BCE. Esplode l’ansia sui bond sovrani.

BTP sotto attacco, i mercati lanciano l’SOS. Rendimenti a un passo dal 4%, spread sfonda 90 punti base

Esplode l’ansia per i bond dell’area euro e, in particolare, per i BTP.

All’indomani del secondo BCE Day del 2026, gli smobilizzi sui Titoli di Stato italiani non si fermano, anzi si intensificano, al punto da far volare i rendimenti decennali dei BTP al 3,96%, ovvero - nella sola sessione di oggi - di ben 18 punti base.

Ormai la soglia pericolo del 4% è a un passo.

In rialzo anche i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni, che avanzano di 9 punti base, dunque in misura inferiore, superando il 3%, al 3,04%. Da segnalare che nell’ultimo mese i rendimenti dei Bund sono saliti di ben 31 punti base.

Il fatto che la carta italiana venga scaricata in modo più aggressivo rispetto a quella tedesca infiamma inevitabilmente lo spread BTP-Bund a 10 anni, che balza fino a 92 punti base.

Spread BTP-Bund balzato di 30 punti base in appena tre settimane con la guerra in Iran

Vale la pena di ricordare che, prima della guerra in Iran, lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggiava ai minimi dal 2008, a quota 60 punti base, a seguito del dietrofront impressionante riportato l’era del governo Meloni: dai 250 punti base alla fine del 2022, lo spread è sceso infatti a quota 60, alla fine di febbraio di quest’anno.

I BTP sono riusciti a battere per diversi mesi anche gli OAT francesi, mostrando rendimenti decennali più bassi rispetto a quelli transalpini.

Spiegato in parole semplici, i mercati sono arrivati a considerare il debito pubblico francese più rischioso di quello italiano, come ha confermato prima l’azzeramento dello spread Italia-Francia a 10 anni, poi la sua virata in territorio addirittura negativo. Ma ora lo spread BTP-OAT è tornato positivo.

La situazione si è dunque ribaltata, fermo restando che gli economisti hanno spesso avvertito l’Italia di Meloni di non cantare vittoria per il calo dello spread, spiegando come la flessione dell’indicatore fosse dovuta più al balzo dei rendimenti dei Bund, che non alla flessione sostenuta dei rendimenti dei BTP.

Il bagno di realtà si è presentato nella settimana immediatamente successiva all’attacco contro l’Iran sferrato dagli Stati Uniti e da Israele il 28 febbraio scorso.

Perché i Titoli di Stato dell’area euro sono stati travolti dagli smobilizzi

L’avversione al rischio che ha travolto i mercati, sulla scia dell’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, ha portato gli investitori a scaricare un po’ tutto: azioni e Titoli di Stato.

Questi ultimi sono stati venduti, in alcuni casi a man bassa, sia nell’area euro che negli Stati Uniti, a causa della prospettiva di tassi di interesse destinati a essere alzati dalle banche centrali, per effetto di una inflazione attesa in accelerazione.

Non per niente, le aspettative dei mercati e degli economisti sono ora di una Banca centrale europea costretta a tornare ad alzare i tassi entro la fine del 2026, sebbene la Presidente Christine Lagarde abbia evitato nella conferenza stampa di ieri, come sempre, di dare indicazioni precise sul futuro della politica monetaria dell’area euro.

Il messaggio che arriva tuttavia dai bond sovrani dell’Eurozona è inequivocabile. I mercati continuano a scommettere sull’avvento delle strette monetarie.

Ma perché i sell si abbattono soprattutto sui BTP?

Ma perché a essere penalizzata è soprattutto l’Italia? Il motivo è il solito.

Per quanto destinata a indebitarsi con il bazooka fiscale, la Germania di Friedrich Merz presenta tuttora conti pubblici sotto controllo, a fronte di un debito made in Italy che continua a essere considerato monstre, soprattutto in rapporto al PIL.

Di conseguenza, in un momento di evidente avversione al rischio, o anche di risk off - come quello che stiamo vivendo - di fronte alla scelta se vendere l’Italia o la Germania, gli investitori decidono di mollare i BTP.

D’altronde, per quanto le agenzie di rating abbiano premiato gli sforzi del governo Meloni, la pagella assegnata all’Italia rimane peggiore di quella di Berlino, che può vantare ancora la tripla A.

Occhio al boom dei rendimenti dei BTP, bond euro e UK nell’ultimo mese

La prova dell’alta tensione sui Titoli di debito è tutta nel trend dell’ultimo mese dei rendimenti.

A fronte di rendimenti dei Bund a 10 anni che sono saliti nell’ultimo mese di 31 punti base, i rendimenti dei BTP a 10 anni sono schizzati di 61 punti base.

Tensione evidente, andando al di là dei Titoli di Stato dell’Eurozona, anche per i Gilt del Regno Unito, con i rendimenti a 10 anni (che oggi sono volati fino al 5%, in rialzo di 15 punti base), avanzati nell’ultimo mese di 65 punti base.

I rendimenti degli OAT francesi (oggi +12 punti base al 3,75%), hanno riportato un balzo di 45 punti base mentre, sempre nell’ultimo mese, quelli dei Bonos spagnoli (oggi +11 punti base al 3,57%), hanno segnato un incremento di 43 punti base.

Occhio anche ai Titoli di Stato della Grecia, i cui rendimenti su base mensile sono balzati anch’essi di 61 punti base, al 3,93% (per ora, ma per poco, anche al di sotto del 3,96% dei rendimenti dei BTP).

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.