BTP, è (quasi) ufficiale. Ormai i nuovi paria dei bond euro sono questi altri

Laura Naka Antonelli

4 Luglio 2025 - 17:00

Da un po’ i BTP sono entrati dal girone dei bond dell’area euro presi dall’assalto. Preoccupano ormai soprattutto questi Titoli di Stato.

BTP, è (quasi) ufficiale. Ormai i nuovi paria dei bond euro sono questi altri

Non solo i BTP italiani hanno fatto progressi inimmaginabili fino a tempi non troppo lontani, continuando a battere in termini di performance il trend degli altri Titoli di Stato dell’area euro.

La carta italiana si appresta ora a raggiungere anche una pietra miliare: smettere di essere quella che presenta i rendimenti più alti tra tutti quelli degli altri bond più importanti del blocco e, dunque, smettere di essere percepita come la più rischiosa.

Il fenomeno si è già verificato, sebbene per il tempo di qualche ora, portando subito diversi esperti del mercato dei debiti sovrani a parlare della possibilità che si stia aprendo una nuova era, che veda i BTP non più alla stregua dei paria tra i bond dell’Eurozona. Va ricordato infatti che, per quanto il governo Meloni indichi fieramente il progresso dello spread BTP-Bund - capitolato nei giorni scorsi anche sotto la soglia di 90 punti, dopo avere bucato qualche settimana prima quota 100 (con tanto di gaffe della premier Giorgia Meloni) e avere battuto già da un po’ il target di Giorgetti) - i BTP presentano tuttora rendimenti più alti anche rispetto ai Titoli di Stato della Grecia e rispetto a tutti gli altri bond delle economie x PIIGS. E questo non è certo un motivo di vanto, anzi, visto che ciò significa che i Titoli di Stato italiani vengono considerati ancora i più rischiosi, anche rispetto a quelli ellenici.

La “prima” in 20 anni, dal 2005. Rendimenti OAT a 5 anni superano quelli dei BTP

Ieri, giovedì 3 luglio 2025, è successo tuttavia qualcosa che ha scatenato subito l’attenzione di chi guarda ai bond dell’area euro, e non solo a quelli che hanno una scadenza decennale.

Per la prima volta dal 2005, ovvero in 20 anni, lo spread BTP-OAT a 5 anni, ovvero lo spread Italia-Francia a 5 anni, è diventato negativo, ovvero i rendimenti degli OAT, Titoli di Stato francesi, a 5 anni hanno testato un valore superiore rispetto a quello dei rendimenti dei BTP a 5 anni, stravolgendo così la stessa gerarchia del mercato dei bond europei, come ha fatto notare l’articolo di Bloomberg “French yields are exceeding Italy’s in new Europe bond hierarchy”, ovvero: “I rendimenti francesi stanno superando quelli dell’Italia nella nuova gerarchia dei bond in Europa”.

Oggi lo spread è tornato positivo, ma il testa a testa tra i rendimenti dei BTP e degli OAT a 5 anni è evidente: nella sessione odierna, a fronte dei rendimenti degli OAT a 5 anni che scendono al 2,5094%, i rendimenti dei BTP si attestano a un valore, pari al 2,654%, più alto, ma certamente non di molto.

Ed è stato fatto già notare da un po’ che manca poco, ormai, anche all’azzeramento dello spread BTP-OAT a 10 anni.

La gerarchia nel mercato dei bond dell'area euro sta cambiando La gerarchia nel mercato dei bond dell’area euro sta cambiando Per la prima volta dal 2005, fa notare un articolo di Bloomberg, i rendimenti degli OAT a 5 anni hanno chiuso a un valore superiore a quello dei rendimento dei BTP a uguale scadenza. (Fonte Bloomberg)

Francia non più Paese virtuoso, debito e deficit di Parigi preoccupano i mercati

La tensione si spiega con il fatto che i titoli di Stato francesi rimangono ostaggio dei timori per i livelli del debito e della crescita del PIL del Paese, con Parigi che sembra lontana anni luce dal periodo della crisi dei debiti sovrani dell’area euro di 15 anni fa circa quando, insieme alla Germania di Angela Merkel, aveva più volte impartito lezioni a Paesi cronicamente indebitati come l’Italia e la Grecia che, in quegli anni, e insieme alle altre economie PIIGS, avevano rischiato di mandare in frantumi lo stesso sogno dell’euro.

Non solo la Francia non è più il Paese virtuoso del passato. Parigi sembra assomigliare sempre di più a Roma, con la differenza che la crisi politica, che per ora risparmia l’Italia, sembra sempre pronta a tornare a bussare alla sua porta.

Non sono stati sicuramente confortanti gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica francese INSEE alla fine di giugno, relativi ai conti pubblici della Francia, che hanno messo in evidenza come il debito pubblico sia balzato di €40,5 miliardi dalla fine del 2024, facendo del Paese il terzo più indebitato dell’Unione europea dppo la Grecia e l’Italia.

Il livello attuale del debito transalpino è tra l’altro doppio rispetto a quello del 1995, quando il suo rapporto rispetto al PIL viaggiava attorno al 57,8%.

Non solo; l’anno scorso il deficit francese è stato pari al 5,8% del prodotto interno lordo, confermandosi il peggiore dell’Eurozona.

A dir poco ardua è così l’impresa del governo guidato dal primo ministro François Bayrou, che ha promesso di abbassare il rapporto deficit-PIL della Francia a un livello inferiore al 3% entro il 2029, dopo aver previsto valori ancora molto alti, pari al 5,4% nel 2025 e al 4,6% nel 2026.

Il ministro delle Finanze francese Eric Lombard ha già lanciato un attenti, avvertendo che le finanze pubbliche di Parigi “ richiederanno lo sforzo di una nazione intera nelle prossime settimane ”.

Il dicastero è stato d’altronde chiaro, spiegando che il target del 2025 “riuscirà a essere centratosoltanto se Parigi riuscirà a risparmiare 5 miliardi di euro: di questi, €3 miliardi attraverso fondi a disposizione del governo non ancora spesi e 1,7 miliardi sacrificando le spese per le assicurazioni sanitarie.

La situazione è tale che il ministro dei Conti pubblici Amélie de Montchalin, interpellata lo scorso 7 giugno da Le Journal du Dimanche, ha sottolineato che “se non faremo queste scelte ora, saranno i nostri creditori o l’FMI a imporcele ”.

Rischio di supervisione FMI sui conti di Parigi?

Il ministro non si è fermato qui, affermando che “esiste il rischio di una supervisione da parte delle istituzioni finanziarie, istituzioni europee e da parte dei nostri creditori ”, rispondendo così alla domanda se la Francia stia correndo il rischio di essere posta sotto la supervisione del Fondo Monetario Internazionale.

I bond vigilantes sono per caso pronti all’(ennesimo) attacco di Parigi dopo quelli, a più riprese, che hanno accompagnato i continui episodi di crisi politiche che si sono susseguiti nel 2024?

Il fatto che i mercati non percepiscano più una grande differenza, anzi l’abbiano praticamente azzerata, tra i BTP italiani e gli OAT francesi, segnala come Parigi continui a essere continuamente e costantemente monitorata e come gli OAT stiano attraversando da un po’ una forte crisi di fiducia.

D’altronde i rendimenti degli OAT a 10 anni, che viaggiano al 3,26% circa, confermano l’azzeramento dello spread Francia-Grecia (anche in Grecia i rendimenti dei Titoli di Stato viaggiano oggi proprio al 3,26%), risultando superiori anche rispetto a quelli dei Bonos spagnoli (3,20%) e dello stesso Portogallo, e in questo caso anche di molto (3,02%).

I rendimenti transalpini rimangono invece inferiori rispetto a quelli dei BTP decennali, che viaggiano nei pressi del 3,43%.

Ma il processo di azzeramento dello spread continua ad andare avanti, tanto che c’è già chi pronostica che i Titoli di Stato francesi siano quelli che rischiano ormai di strappare all’Italia lo scettro per niente invidiabile di bond dell’area euro considerati più pericolosi.