Investire o no nei BTP, nei Bund e nei Titoli di Stato USA, ovvero nei Treasuries, in una fase in cui l’acuirsi delle tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran ha riacceso il rischio di un’inflazione persistente oltre i desiderata delle banche centrali?
Qual è il messaggio che arriva dai rendimenti dei bond sovrani sia dell’area euro che USA, nello specifico, alle prese con le imminenti decisioni sui tassi di interesse che saranno annunciate a breve dalla BCE di Christine Lagarde e dalla Fed di Kevin Warsh?
In evidenza i commenti degli strategist su cosa scegliere tra i vari Titoli di Stato, in un contesto caratterizzato da una grande incertezza su come si muoveranno i tassi e su come si evolverà la guerra USA-Iran. Il trend dell’inflazione rimane la grande incognita: il rischio di un nuovo shock energetico è tornato a essere riconsiderato, dopo il sospiro di sollievo che gli investitori avevano tirato nell’assistere al dietrofront dei prezzi del petrolio e del gas, a seguito dell’annuncio della tregua tra Tehran e Washington. Tregua che si è rivelata una brevissima parentesi.
BTP, il downgrade a neutral da parte di Schroeders. Meglio i bond USA
Nel loro ultimo report dedicato alle allocazioni di portafoglio, gli analisti di Schroeders hanno dichiarato di rimanere neutrali sui tassi, “annunciando di essere meno positivi sui bond australiani e sui BTP rispetto ai bond USA”.
Gli esperti si sono definiti “neutrali sui bond governativi”, spiegando che, “mentre i rendimenti più elevati hanno migliorato le valutazioni e le opportunità di carry, i persistenti rischi di inflazione continuano a limitare la fiducia nell’aumentare l’esposizione alla duration”.
Così sui BTP: “Abbiamo rivisto al ribasso la nostra posizione sui BTP italiani a neutral dopo le prese di profitto”.
Sempre sui Titoli di Stato italiani, Schroeders ha scritto che, “sebbene i rendimenti rimangano appetibili, l’incertezza sull’inflazione e un profilo rischio-rendimento più bilanciato limitano la convinzione ad aggiungere una ulteriore esposizione”: una vera giravolta rispetto agli inizi di giugno, quando la società di asset management aveva fatto incetta soprattutto di BTP, come aveva riportato un articolo di Bloomberg.
Più in generale, guardando al mercato del reddito fisso, Schroeders ha poi sottolineato che il messaggio emerso dalla pubblicazione dell’indice CPI USA, - parametro per misurare il trend dell’inflazione negli Stati Uniti, che ha segnato una crescita più debole rispetto alle attese - “sostiene la scelta di continuare a investire nel reddito fisso”.
Tuttavia, “il rinnovato rischio energetico, una Fed meno prevedibile e l’offerta di credito legata all’IA suggeriscono di mantenere una posizione di rischio selettiva anziché aggressiva”.
Generali Asset Management: incrementata l’esposizione sui BTP. Le posizioni su bond Spagna, Grecia, Francia
In evidenza anche il commento di Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, che ha annunciato oggi che “i portafogli sono stati riposizionati su una duration moderatamente lunga, principalmente attraverso un incremento dell’esposizione sui Titoli di Stato italiani, mantenendo invariata quella sui titoli governativi tedeschi”.
Generali Asset Management si è confermata dunque più ottimista sui BTP, aggiungendo al contempo di aver mantenuto “invariate le posizioni lunghe sui titoli governativi di Spagna, Grecia e dell’Unione Europea ”.
Lasciata invariata anche “la posizione corta sui titoli governativi francesi”, ovvero sugli OAT.
Spread BTP-Bund tra 70 e 80 punti, cosa potrebbe succedere ai Titoli di Stato italiani. La view sui Bund
Nel menzionare ancora l’Italia, a fronte di uno spread BTP-Bund a 10 anni che “si è mantenuto nell’intervallo compreso tra 70 e 80 punti base a partire dal mese di maggio”, il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali Asset Management ha sottolineato di credere che, “qualora il quadro geopolitico non compromettesse il processo di stabilizzazione dei prezzi dell’energia, i BTP potrebbero continuare a mostrare una fase di consolidamento ”.
Riguardo ai Bund, pur ribadendo la posizione neutrale sui tassi d’interesse nel mercato dei debiti sovrani, Valle ha puntualizzato di ritenere che i rendimenti dei Titoli di Stato tedeschi “compresi tra il 3,1% e il 3,2%, in prossimità dei massimi degli ultimi mesi, possano rappresentare livelli interessanti per assumere tatticamente una posizione di duration moderatamente lunga”.
Il manager ha chiarito in ogni caso che Generali Asset Management continua a “privilegiare il segmento delle scadenze brevi e intermedie, mantenendo al contempo una posizione sottopesata sul tratto trentennale della curva”.
L’aumento della duration sui BTP significa che Generali prevede comunque che i tassi di interesse scenderanno.
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Treasury USA, attenti alla volatilità
Infine, sui Treasuries USA, Mauro Valle ha sottolineato che, in una fase in cui “i mercati stanno ormai incorporando quasi integralmente un rialzo dei tassi della Fed a settembre, sostenuti dalle aspettative di un contesto economico ancora solido, da un’inflazione superiore al 4% e da un mercato del lavoro resiliente, continuiamo a ritenere che livelli dei tassi USA intorno al 4,5% siano coerenti con una posizione neutrale per l’economia”.
Non è mancata però la cautela: “L’evoluzione delle tensioni tra Iran e Stati Uniti e la pubblicazione dei prossimi dati macroeconomici potrebbero generare ulteriore volatilità attorno a tali livelli”.
Da segnalare che le valutazioni di Schroders e Generali Asset Management sui BTP non coincidono.
Schroders ha ridotto il giudizio sui BTP da positivo a neutrale, ritenendo che il rapporto rischio-rendimento sia diventato meno favorevole, mentre Generali Asset Management ha aumentato l’esposizione ai titoli di Stato italiani.
Tuttavia, entrambi concordano perfettamente su due strategie di gestione del rischio fondamentali: No alla scadenze lunghissime (Tratto a 30 anni), con Generali che dichiara esplicitamente di privilegiare le scadenze brevi e intermedie e di essere “sottopesata sul tratto trentennale”.
Entrambi segnalano inoltre prudenza a causa del rischio energetico, che impone di non fare scommesse troppo aggressive.