Cosa è emerso davvero dalla prima riunione della Fed sotto il controllo di Kevin Warsh? Non solo svolta sui tassi. I commenti dell’esperto a Money.it.
Sotto la guida del neo Presidente Kevin Warsh, la Fed non è e non sarà più la stessa.
Interpellato da Money.it, Matt Hasan, fondatore e CEO di aiRESULTS, ex manager senior di colossi del calibro di Deloitte e Citigroup, ha spiegato in cosa consiste la metamorfosi della Federal Reserve appena inaugurata da Warsh, nella sua ’prima’ nelle vesti di timoniere della Banca centrale americana.
“La nuova Fed di Warsh ora sembra meno interessata a rassicurare i mercati”
Hasan ha messo in evidenza, più che la svolta hawkish sui tassi, il cambiamento che Warsh ha apportato alla “filosofia” della Fed.
Ora la Banca centrale americana “sembra meno interessata a rassicurare i mercati e più concentrata a rispondere ai dati economici in arrivo. Si tratta di un cambiamento importante ”.
Il manager si è detto tra l’altro d’accordo con le prime mosse decise da Warsh, tra cui la rimozione della forward guidance, e l’istituzione di cinque task force, a cui è stato assegnato il compito di lanciare una revisione approfondita della politica monetaria della Fed, e non solo.
A suo avviso, infatti, “la forward guidance era diventata un limite, che spesso costringeva la Fed a gestire più le aspettative dei mercati che la realtà economica”.
Con la sua fine, la Fed sarà più flessibile. E “la presenza di una maggiore flessibilità è di solito una cosa positiva ”.
Tassi USA, la previsione dell’esperto: niente rialzi prima della fine del 2026
Detto questo, Hasan non definisce i cambiamenti che Warsh vuole apportare alla Fed “una rivoluzione”, anche perché, intanto, “il mandato non è cambiato”.
Piuttosto, “quanto potrebbe cambiare è la relazione tra la Fed e i mercati, che potrebbe contare più di una singola decisione sui tassi ”.
L’esperto ha comunque formulato una previsione sulla traiettoria futura dei tassi.
Alla domanda di Money.it su quando i tassi saranno di nuovo alzati, il CEO di aiRESULTS ha risposto che, “probabilmente, non prima della fine del 2026 ”, in quanto “la Fed vorrà avere maggiori prove sull’inflazione, sulla crescita e sui mercati energetici”.
Certo, “se l’inflazione rimarrà ostinata, un rialzo dei tassi di 25 punti base entro la fine dell’anno non sarebbe sorprendente”.
Nel frattempo, dopo la prima riunione della Fed presieduta da Kevin Warsh, che risale allo scorso 17 giugno, è arrivata la view super hawkish sui tassi firmata dalla divisione di ricerca di Bank of America, mentre i mercati prezzano un rialzo dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione del FOMC del 28-29 luglio, con una probabilità del 30% circa, scommettendo su una stretta monetaria, nel meeting successivo in calendario il 15 e 16 settembre, con una probabilità dell’80% circa.
Scommesse più hawkish su tassi: 3 rialzi dei tassi nel 2026 secondo Bank of America
Gli analisti di Bank of America puntano invece per quest’anno 2026 su ben tre rialzi dei tassi da parte della Fed, per un totale di 75 punti base.
Le strette monetarie sono attese al termine delle riunioni del FOMC, il braccio di politica monetaria della banca centrale, in calendario a settembre, ottobre e dicembre.
Di conseguenza, per la fine del 2026, i tassi USA sono previsti salire al range compreso tra il 4,25% e il 4,5%.
Bank of America, che fino alla scorsa settimana aveva previsto tassi fermi per tutto il 2026, ha motivato le sue nuove previsioni con la solidità del mercato del lavoro e con l’inflazione ostinata degli Stati Uniti.
Gli analisti del colosso bancario USA hanno ricordato inoltre che, dal dot plot diramato al termine dell’ultimo meeting della Fed, è emerso che sono ben 9 su 18 esponenti del FOMC a prevedere ora almeno un rialzo dei tassi nel corso di quest’anno.
L’economista di BofA Aditya Bhave ha scritto inoltre che “la conferenza stampa di Warsh ha mostrato anch’essa un orientamento hawkish”, nel sottolineare ripetutamente la necessità di ripristinare la stabilità dei prezzi, indicando che la politica monetaria potrebbe non essere particolarmente restrittiva.
Di conseguenza, Bhave ha parlato di “un’opzione sul tavolo”, riferendosi alla possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed che potrebbe essere annunciato già nella prossima riunione di luglio.
Lo scenario di base di Bank of America è tuttavia di rialzi che saranno annunciati a partire da settembre, in quanto la Fed, ha puntualizzato, è solita attendere la pubblicazione di altri dati macro durante l’estate, prima di decidere come impostare la propria politica monetaria.
Un nuovo alert sull’inflazione è arrivato intanto ieri con la pubblicazione del dato sull’inflazione preferito dalla Fed, ovvero del PCE core, che è salito a maggio del 3,4%, come anticipato, ma comunque ben al di sopra del target di inflazione della banca centrale, pari al 2%. L’indice PCE headline è schizzato del 4,1%, rispetto al +3,8% di aprile.
Eppure, falchi di Bank of America a parte, non tutti ritengono che la Fed alzerà davvero i tassi nel corso del 2026. Tra questi c’è anche Matt Hasan, che stima per l’appunto il mantenimento dello status quo, non escludendo tuttavia la possibilità di un rialzo entro la fine del 2026.