Tassi Fed, Warsh in audizione al Congresso USA. Tolleranza zero verso l’inflazione: “è una tassa”

Laura Naka Antonelli

14 Luglio 2026 - 17:34

Tolleranza zero nei confronti dell’inflazione, anche dopo la pubblicazione dell’indice CPI, che ha mostrato un forte rallentamento. Parla il Presidente della Fed Kevin Warsh.

Tassi Fed, Warsh in audizione al Congresso USA. Tolleranza zero verso l’inflazione: “è una tassa”

Tolleranza zero nei confronti dell’inflazione USA: il Presidente della Fed Kevin Warsh mostra il suo lato hawkish sui tassi e, nel corso dell’audizione al Congresso degli Stati Uniti, esattamente alla Commissione dei servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti, conferma il mandato della banca centrale americana.

Mandato che, vale la pena di ricordare, nel caso della Fed è doppio, in quanto implica il raggiungimento di due obiettivi: la massima occupazione e la crescita del tasso di inflazione pari al 2%. Le parole di Warsh di oggi hanno indicato tuttavia che il timoniere della Banca centrale USA non vuole abbassare la guardia nei confronti del trend dei prezzi, anche se in rallentamento.

Fed, Warsh: gli esponenti della Commissione non hanno alcuna tolleranza verso un’inflazione persistente

Gli esponenti della Commissione non hanno alcuna tolleranza nei confronti di un’inflazione che sia elevata in modo persistente. E condividono l’impegno risoluto a ripristinare la stabilità dei prezzi”, ha messo in chiaro Kevin Warsh, scelto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a sostituire il suo predecessore Jerome Powell, nella speranza di imprimere una svolta al ribasso ai tassi sui federal funds.

Le parole di Warsh fanno presagire invece l’esatto opposto nonostante, poco prima dell’inizio dell’audizione del banchiere centrale, dal fronte macroeconomico USA fosse arrivato un dato che ha placato i timori dei mercati per il trend dei prezzi.

Va ricordato che nel primo Fed Day che ha inaugurato l’era di Warsh, il FOMC - braccio di politica monetaria della Federal Reserve - ha lasciato i tassi invariati alla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.

Oggi pubblicato il dato sull’inflazione USA, che ha messo in evidenza dietrofront indice CPI

Il Bureau of Labor Statistics ha reso noto infatti che, nel mese di giugno, l’inflazione misurata dal CPI (indice dei prezzi al consumo), è salita su base annua del 3,5%, a un ritmo decisamente inferiore rispetto al +4,2% di maggio e in misura più debole rispetto al +3,8% atteso dal consensus degli analisti.

Su base mensile, il trend è stato di un ribasso dello 0,4%, rispetto al -0,1% stimato dal consensus, e in forte rallentamento rispetto al +0,5% precedente.

Non solo: l’inflazione core, ovvero il CPI depurato dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi energetici e dei beni alimentari, è salita su base annua del 2,6%, rispetto al 2,8% previsto dagli analisti e anch’essa in misura inferiore, rispetto al +2,9% di maggio.

Su base mensile, il CPI core ha riportato una variazione pari allo zero per cento, meno del +0,2% previsto e rispetto al +0,2% di maggio.

Numeri confortanti, o almeno meno preoccupanti di un mese fa, quelli relativi all’inflazione, in quanto hanno dimostrato il dietrofront della crescita dei prezzi negli Stati Uniti.

Fatto sta che il trend dell’inflazione sia headline che core rimane decisamente superiore al target a cui punta la Federal Reserve, pari al 2%.

E Warsh non vuole mostrarsi compiacente nei confronti di un’inflazione che, sulla scia della guerra USA-Iran, e a maggior ragione dopo la fine del cessate il fuoco, potrebbe tornare a rialzare la testa in qualsiasi momento, sospinta da nuovi possibili fiammate dei prezzi del petrolio.

Warsh ricorda il DNA dell’inflazione: è una tassa

Il Presidente della Fed ha inoltre ricordato il DNA dell’inflazione che è, in sostanza, una tassa: “Intendiamo eliminare quella che equivale a una tassa rappresentata dall’inflazione; siamo solo all’inizio di questo percorso”, ha detto il banchiere centrale, nel rimarcare che “garantiremo la stabilità dei prezzi e che disponiamo degli strumenti necessari per farlo”.

In nessun modo, ha aggiunto Kevin Warsh, la Federal Reserve si sottrarrà alle proprie responsabilità, a fronte del “nostro desiderio di assistere a una crescita economica che sia distribuita in modo più ampio tra i diversi settori dell’economia e della società”.

Il neo banchiere centrale ha ricordato a tal proposito che, “nelle mie prime settimane alla Federal Reserve, ho già dimostrato un fermo impegno a tutela dell’indipendenza dell’istituto”, aggiungendo che “l’obiettivo del cambiamento nella nostra strategia di comunicazione è di assicurare una conduzione appropriata della politica monetaria”.

Warsh: “Resilienza straordinaria del mercato del lavoro”. E “l’inflazione è una scelta”

Warsh ha poi confermato che “l’economia statunitense è solida” e che “i mercati finanziari mostrano condizioni robuste”, mentre “il mercato immobiliare presenta un quadro eterogeneo, con dinamiche non uniformi”.

Decisamente meglio “il mercato del lavoro, che ha mostrato una resilienza straordinaria” (ma occhio ai recenti Non Farm Payrolls), mentre “sul fronte dell’inflazione resta ancora del lavoro da fare”.

La frase che forse più di tutte riassume il pensiero del neo Presidente della Fed è la seguente:

“Ci sono tante cose che stanno accadendo che sono al di fuori del nostro controllo...ma l’inflazione è una scelta..e non è questo il momento per noi di sottrarci alle proprie responsabilità per scaricarle sugli altri”.