Wall Street, tutte le volte che il Dow Jones è crollato più di 1.000 punti. Cosa succede di solito dopo

Laura Naka Antonelli

30 Luglio 2026 - 10:35

Il Dow Jones è crollato di più di 1.150 punti nel Fed Day. Ma non è stata la prima volta che l’indice ha sofferto un tale tonfo. La tabella.

Wall Street, tutte le volte che il Dow Jones è crollato più di 1.000 punti. Cosa succede di solito dopo

Pessima seduta, quella di ieri, per il Dow Jones Industrial Average, che ha reagito all’esito della riunione della Fed e alle parole proferite in conferenza stampa dal Presidente Kevin Warsh affondando di più di 1.150 punti. Il listino ha terminato la sessione crollando di 1.153,18 punti (-2,19%), a quota 51.594,14 punti.

Ad affossare Wall Street nella giornata di ieri, mercoledì 29 luglio 2026, sono stati principalmente due fattori: il balzo dei prezzi del petrolio, schizzati fino a +7% dopo le minacce di Trump all’Iran, e l’incertezza sul futuro dei tassi USA scatenata dalle dichiarazioni del Presidente della Fed Kevin Warsh.
La perdita sofferta dall’indice delle blue chip USA è stata la più forte dall’aprile del 2025, mese in cui il Presidente americano Donald Trump ha dato il via alla politica commerciale incentrata sui dazi contro i principali partner commerciali degli Stati Uniti.

Ma la storia di Wall Street ci restituisce un quadro in cui il Dow Jones è affondato negli ultimi cinque anni altre volte di 1.000 punti, indicando al contempo cosa è successo poi all’indice nelle settimane e nei tre mesi successivi: informazioni importanti, riassunte in una tabella, utile per gli investitori e i trader che si chiedono cosa potrà accadere dopo il tonfo del listino. Tonfo che si è accompagnato, va precisato, alle performance negative anche dello S&P 500 e del Nasdaq Composite.

Dow Jones, negli ultimi 5 anni l’indice è crollato di oltre 1.000 punti nove volte

La storia degli ultimi cinque anni ci dice che l’indice delle blue chip ha chiuso in calo di più di 1.000 punti nove volte.

Una tabella riassume sia le volte in cui il Dow Jones è scivolato di più di 1.000 punti, che quanto è accaduto dal giorno dopo fino ai tre mesi successivi.

Delle nove volte in cui il Dow Jones è crollato di 1.000 volte, tre si sono manifestate a seguito del Liberation Day, così come è stato battezzato da Donald Trump, ovvero del 2 aprile del 2025, quando il Presidente americano ha annunciato una raffica di dazi contro i partner commerciali USA.

Il crollo più imponente di tutta la storia degli ultimi anni del Dow Jones, pari a -2.231 punti, è stato riportato per la precisione il 4 aprile 2025, due giorni dopo gli annunci dei dazi da parte dell’amministrazione USA.

Il Dow Jones ha perso lo 0,91% il giorno successivo al tonfo storico.

L’indice azionario ha recuperato poi terreno, salendo la settimana successiva del 4,95% e il mese dopo del 7,83%.

Nei tre mesi successivi, la performance è stata di un rally pari a +17%.

Una forte perdita era stata riportata dal Dow Jones nel giorno immediatamente successivo al Liberation Day, dunque nella seduta del 3 aprile 2025, quando era scivolato di 1.679 punti. I crolli di quei giorni sono arrivati a superare il trauma sofferto dalla Borsa USA dopo il crac di Lehman Brothers, portando JPMorgan a proferire la frase difficile da dimenticare: “There Will Be Blood”.

Tutte le volte che il Dow Jones ha perso più di 1.000 punti negli ultimi anni Tutte le volte che il Dow Jones ha perso più di 1.000 punti negli ultimi anni Tra le nove volte in cui il Dow Jones è crollato di oltre 1.000 punti negli ultimi anni, tre sono avvenute durante la seconda amministrazione USA guidata da Donald Trump. Il tonfo storico risale a due giorni dopo il Liberation Day del 2 aprile 2025, data in cui Trump ha annunciato i dazi contro i partner commerciali degli Stati Uniti. (Fonte Datawrapper)

Dow Jones crollato di più di 1.000 punti quattro volte nel 2022

Il Dow Jones era già affondato di più di 1.000 punti quattro volte in un solo anno, ovvero nel 2022, quando negli Stati Uniti e anche nel mondo l’inflazione era volata, successivamente al reopening dell’economia globale dai lockdown imposti durante la pandemia Covid-19 e, ancora di più, dopo la guerra Ucraina-Russia, iniziata il 24 febbraio di quell’anno.

La Fed era stata costretta ad alzare i tassi diverse volte, nel tentativo disperato di far rientrare nei ranghi l’inflazione: tra gli investitori era così esploso il timore di un forte rallentamento del PIL USA e di una recessione.

Il Dow Jones e gli altri due indici azionari di Wall Street erano scivolati così nel bear market, ovvero nel mercato orso.

Il fondo era stato infine toccato nell’ottobre del 2022.

Il Dow Jones e gli altri listini azionari USA avevano poi inaugurato l’inizio del mercato toro.

Altri due tonfi nell’agosto e nel dicembre del 2024, con dati lavoro USA e Fed

Altri due grandi tonfi del Dow Jones si erano manifestati nell’agosto e nel dicembre del 2024.

Il primo era stato scatenato dai timori per le condizioni del mercato del lavoro USA, dopo la pubblicazione di un report occupazionale peggiore delle attese, ma anche da un’ondata di sell off che aveva colpito la Borsa di Tokyo.

La caduta di dicembre 2024 era stata provocata invece dalla Fed, che aveva indicato che avrebbe adottato un approccio prudente nel tagliare i tassi USA.

Cosa succede su base mediana al Dow Jones nei tre mesi successivi al crollo di oltre 1.000 punti

Guardando al messaggio che ci arriva dalla tabella, si apprende che, su base mediana, la performance del Dow Jones è risultata piatta il giorno immediatamente successivo al crollo superiore a 1000 punti sofferto in una seduta.

La settimana successiva, la performance è stata sempre su base mediana di una perdita pari a -1,14%.

Il mese dopo, l’indice ha recuperato quasi il 2%, mentre tre mesi dopo il guadagno è stato del 9,1%.

Il messaggio che arriva dalla storia è dunque il seguente: le cadute del Dow Jones, sia in media che su base mediana - così come esplicita la tabella - non danno di norma il via a una fase di forte dietrofront dell’indice. Tutt’altro, la resilienza di Wall Street fa sì che al tracollo segua di norma un solido recupero nei tre mesi successivi: pari a +7,9% su base media, e del 9,09% su base mediana.