Il governo punta sul Btp autarchico: perché così Meloni può evitare il tracollo sui mercati nel 2023

Giacomo Andreoli

23/12/2022

Tra riduzione degli acquisti della Bce, investitori fantasma e banche che riducono la loro esposizione, nel 2023 l’Italia avrà un enorme problema sui Btp: ecco come vuole risolverlo il governo Meloni.

Il governo punta sul Btp autarchico: perché così Meloni può evitare il tracollo sui mercati nel 2023

Un Btp autarchico per risolvere la crisi dei titoli di Stato che sta per investire l’Italia. Il governo Meloni pensa a delle obbligazioni ad hoc per gli italiani, particolarmente vantaggiose dal punto di vista finanziario, in vista di una primavera/estate che sarà molto complicata per i conti pubblici, tra politiche monetarie restrittive, problemi a trovare compratori per i normali Bond e Btp sui mercati, spread e debito pubblico alti e crisi energetica che non accenna a concludersi.

Già, perché nonostante l’accordo europeo sul price cap (unito a un inverno mite e una ridotta dipendenza di gas dalla Russia), abbia calmierato il prezzo del metano al Ttf di Amsterdam, i problemi non sono affatto risolti: le bollette sono ancora alte, così come i prezzi al consumo di tutti i beni. Nell’ultima legge di Bilancio l’esecutivo ha dovuto impiegare 21 miliardi di euro, la maggior parte dei soldi a disposizione dello Stato, per affrontare gli effetti del caro-energia.

Questi fondi, però, bastano per aiutare famiglie e imprese solo fino a fine marzo. A quel punto, come segnalato a Money.it da Matteo Giacomo Di Castelnuovo, docente di Practice Sustainability alla Bocconi, come Italia “rischiamo seri problemi di Bilancio” per finanziare nuovi sostegni altrimenti, se non si fa nulla, una crisi sociale.

Insomma, i soldi non ci sono più e come se non bastasse trovarli sui mercati, facendo nuovo debito, sarà difficile. In tutto ciò ci sono: lo spettro del nuovo Patto di Stabilità (la cui riforma è in discussione in Europa) e le richieste di contenere le spese da parte della Commissione Ue. Da qui l’idea dei nuovi Btp.

Perché nel 2023 l’Italia avrà un grosso problema sui Btp

Il prossimo anno l’Italia avrà un deficit del 4,5% e il debito pubblico è arrivato alla cifra record di 2.771 miliardi di euro. Finora i nostri titoli di Stato erano largamente coperti dalla Banca centrale europea, che li acquistava sui mercati secondari. A partire da marzo, però, inizierà il cosiddetto Quantitative tightening, cioè la riduzione degli acquisti di obbligazioni da parte della Bce e la vendita di quelle che la banca ha in pancia per circa 15 miliardi di euro al mese.

Non solo, anche a causa del progressivo aumento del tasso ufficiale di sconto (cioè il riferimento per tutti i tassi di interesse in Europa) per combattere l’inflazione, lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito. Insomma, come denunciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, per vendere i titoli di Stato l’Italia deve offrire tassi di interesse più alti, con il rischio di pagare sempre di più quando non sarà più aiutata da un’istituzione come la Bce.

Anche perché gli investitori sono in subbuglio. C’è la paura di un’imminente recessione dell’Occidente, con un’inflazione che non accenna a sgonfiarsi davvero e un’Oriente in subbuglio (tra Cina che cresce poco e Russia che continua nella sua politica di invasione dell’Ucraina, allontanando la pace).

Gli investitori esteri, in questo scenario, e visto il persistente dubbio della poca sostenibilità del debito italiano, sono sempre meno. A ottobre hanno ridotto la loro esposizione per 2,3 miliardi di euro, dopo aver tagliato le loro quote per 13,2 miliardi a settembre. In tutto ciò sono particolarmente caute banche e assicurazioni, che stanno puntando su titoli maggiormente affidabili.

Quanti soldi dobbiamo cercare sui mercati nel 2023

Nel 2023, secondo il think thank Tortuga, il nostro Paese dovrà rinnovare i titoli di Stato per un valore di oltre 450 miliardi di euro: almeno 310/320 sono già stimati dal Mef (con titoli a medio lungo termine da emettere) per pagare gli interessi sul nostro debito e finanziare il nuovo deficit. Al momento il rendimento dei titoli decennali è stabilmente sopra il 4% e lo spread oltre i 200 punti base. Bnp Paribas, Deutsche Bank e Citigroup prevedono tutte un costo del Btp sempre più alto.

A sostituire la Bce nell’acquisto massivo dei titoli di Stato potrebbero essere le banche dell’Eurozona (alcune hanno già iniziato a farlo), assieme a fondi pensione e clienti delle compagnie assicurative, ma vorranno premi sul rischio e rendimenti sempre più alti.

Cos’è il Btp autarchico e perché può “salvare” l’Italia

La missione urgente per il ministero dell’Economia è quindi trovare compratori “affidabili” per i titoli di Stato ed evitare che continuino ad avere rendimenti ai livelli della Grecia. Il ministro Giancarlo Giorgetti lo sa bene e insieme alla Lega lavora al progetto dei nuovi Btp, con la sponda della presidente Meloni.

Il “Btp speciale” o “autarchico” potrebbe trarre spunto dalla proposta di legge presentata dal deputato della Lega e commercialista Giulio Centemero. Ad oggi i piccoli investitori italiani detengono solo il 6,4% del debito pubblico italiano, ma in banca hanno giacenze per 1.840 miliardi di euro. Per attirarli ad acquistare i titoli di Stato, il nuovo Btp, rivolto ai soli cittadini residenti nel nostro Paese, comporterebbe dei benefici fiscali.

Varrebbe 5 o 10 anni e dovrebbe essere mantenuto fino a scadenza, ma non prevederebbe imposte sui rendimenti ricevuti. Inoltre potrebbe essere assoggettato alle detrazioni Irpef per il 30% del valore, fino a un massimo di 30mila euro. Un ottimo investimento, anche per mettere i soldi al riparo dall’inflazione. Ci sarebbe poi una doppia cedola, legata all’andamento del Pil nominale. Se l’Italia cresce, quindi, c’è un premio finanziario ad hoc, come per l’attuale Btp Futura. E ancora: il 50% della somma investita potrà essere usata per accedere a finanziamenti bancari, utilizzandola come garanzia.

Il titolo, poi, non sarebbe vendibile allo scoperto, evitando così i rischi più alti di speculazione, disincentivati anche dal fatto che a comprare questi Btp sarebbero sostanzialmente italiani, difficilmente interessati al tracollo finanziario del loro Paese. Se si cedesse il titolo prima della scadenza le imposte non corrisposte andrebbero versate entro sessanta giorni, senza sanzioni.

I possibili problemi del Btp autarchico

Ci potrebbero essere però dei problemi. Sono anni, infatti, che la Direzione debito pubblico del dipartimento del Tesoro punta, con vari strumenti, sul coinvolgimento dei piccoli investitori, potenzialmente italiani. Finora i Btp Italia e Futura hanno fruttato un numero limitato di fondi, a fronte di costi alti per lo Stato. Insomma, il rischio è pagare di più senza avere una reale stabilizzazione del debito pubblico italiano sul mercato.

Per far funzionare l’operazione sarebbe quindi necessaria un’imponente campagna informativa, per far esporre le famiglie italiane per centinaia di miliardi di euro. Se andasse in porto si potrebbe trovare una vera alternativa alla Bce senza dover andare col cappello in mano a chiedere soldi a banche e fondi stranieri.