Usa, 1 famiglia su 6 ha bollette arretrate. La bolla immobiliare risolverà il problema?

Mauro Bottarelli

26 Agosto 2022 - 08:05

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I costi energetici generano la peggiore crisi sui pagamenti di utenze di sempre. In compenso, il mercato real estate attende col fiato sospeso Jackson Hole. E una cosa è certa: il gas serve in patria

Usa, 1 famiglia su 6 ha bollette arretrate. La bolla immobiliare risolverà il problema?

Cosa dirà oggi Jerome Powell al meeting annuale della Fed a Jackson Hole? Confermerà la marcia a tappe forzate verso area 3% del tasso di riferimento entro fine anno, priorizzando la lotta all’inflazione oppure darà seguito ai timori fatti balenare dalle ultime minute della Banca centrale, anticipando un possibile rallentamento dei rialzi per evitare che il costo del denaro impatti eccessivamente su un’economia sempre più in rallentamento?

Un proxy della condizione di incertezza in cui si ritrova la Fed dopo mesi di impostazione da falco è offerta da due dinamiche che paiono muoversi in perfetta sincronia, ancorché lungo traiettorie differenti. Questi due grafici

Andamento delle vendite di nuove case unifamiliari negli Usa Andamento delle vendite di nuove case unifamiliari negli Usa Fonte: Bloomberg
Andamento del numero di case unifamiliari disponibili sul mercato Usa Andamento del numero di case unifamiliari disponibili sul mercato Usa Fonte: Bloomberg

mostrano quale sia il punto di pressoché non ritorno del mercato immobiliare, vero e proprio canarino nella miniera dell’impatto che ha già sortito il processo di normalizzazione turbo reso necessario da un’inflazione passata in poche settimane dallo status di transitoria a livelli record dagli anni Ottanta. Se le vendite di unità unifamiliari sono infatti scese al minimo dal 2016, la disponibilità sul mercato della medesima tipologia di immobile ha ormai raggiunto i 10,9 mesi di parcheggio prima di incontrare domanda, un arco temporale pressoché identico a quello raggiunto nel pieno della crisi subprime.

Insomma, la bolla immobiliare Usa pare pronta a deflagrare e un ulteriore aumento dei tassi a settembre potrebbe operare da detonatore finale. In parte, quindi, il chiaro richiamo a maggiore attenzione agli effetti collaterali di un processo di rialzo troppo spedito e prolungato potrebbe essere direttamente correlabile a questo rischio, ancorché per ora privo di addentellati finanziari legati a cartolarizzazioni di massa come nel 2007-2008. Ma comunque in grado di generare immediate contrazioni nelle condizioni creditizie statunitensi, questo in un momento in cui la fine dei sussidi pandemici ha già spinto un’amplissima fetta della popolazione al ricorso all’abuso di carte di credito e a prestiti per onorare le scadenze paycheck-to-paycheck.

Ed ecco però l’altra faccia della medaglia. Questi grafici

Controvalore in miliardi di dollari di bollette in ritardo sui pagamenti Controvalore in miliardi di dollari di bollette in ritardo sui pagamenti Fonte: Neada/Bloomberg
Andamento dell'Electricity Consumer Price index statunitense Andamento dell’Electricity Consumer Price index statunitense Fonte: BLS/Bloomberg
Correlazione fra indici dei prezzi al consumo energetico ed extra-energetico Correlazione fra indici dei prezzi al consumo energetico ed extra-energetico Fonte: BLS/Bloomberg

mostrano infatti come, nonostante un costo dell’energia enormemente minore negli Stati Uniti rispetto all’Europa, gli ultimi dati resi noti dalla National Energy Assistance Directors Association (Neada) si configurino come uno tsunami of shutoffs. Sono infatti 20 milioni le famiglie statunitensi - praticamente 1 su 6 - ad avere bollette energetiche arretrate da pagare, la peggior crisi legata a ritardi nei pagamenti di oneri e canoni che l’America ricordi. E se il secondo grafico ci mostra come il costo dell’elettricità abbia vissuto una vera e propria impennata legata all’aumento delle fonti fossili come petrolio, gas e carbone, ecco che l’ultima immagine mostra come proprio i costi dell’energia stiano continuando a viaggiare su tassi di crescita del 30% l’anno a fronte di un CPI generale che pare aver raggiunto il suo picco nelle ultime due letture.

Ed ecco che se la componente energetica dovesse divenire prevalente nella lettura delle emergenze della Fed, la prossima riunione del board potrebbe optare per un ultimo, netto aumento dei tassi prima di una pausa autunnale che andrebbe politicamente a coincidere con il voto di mid-term dell’8 novembre. Come reagirà però il mercato immobiliare a una decisione simile? Il problema della bollette arretrate, ormai di massa negli Usa alle prese con un’erosione del potere d’acquisto senza precedenti, verrà risolto da un secondo tsunami, questa volta di sfratti e pignoramenti che renderanno immediatamente secondario il rischio di distacchi delle utenze domestiche?

Due sole conclusioni appaiono già ora alla portata dell’osservatore esterno. Primo, difficilmente gli Stati Uniti potranno concentrarsi su esportazioni energetiche sui livelli della scorsa primavera, almeno fino alla fine di quest’anno. Poiché se il prezzo alla pompa della benzina ha conosciuto un drastico stop degli aumenti, dopo aver toccato la quota psicologica dei 5 dollari al gallone, quello del gas continua a incidere eccessivamente sui costi energetici di famiglie e imprese. Questo nonostante la condizione assolutamente invidiabile rispetto all’apocalisse in atto in Europa, tra Amsterdam e l’hub tedesco di Mallnow.

Secondo, il livello di erosione reddituale innescatosi negli Usa con la fine dei sostegni pandemici appare decisamente strutturale e potrebbe rendere necessario un intervento a livello federale che la recente, ennesima mini-moratoria sul debito scolastico appare preannunciare. Chiaramente con vista sul voto di metà mandato. Attenzione, poi, all’incognita legata al prezzo del petrolio, il quale potrebbe letteralmente esplodere, se alle dinamiche globali andasse a unirsi la necessità per gli Stati Uniti - fra ottobre e novembre - di cominciare il refilling delle riserve strategiche cui si continua ad attingere da mesi. A quel punto, però, la recessione avrà già soppiantato l’inflazione nella lista delle priorità e delle preoccupazioni dei cittadini. E, soprattutto, la campagna elettorale sarà terminata. E adesso, parola a Jerome Powell.

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