Bolla AI pericolosa come bolla 1999-2000. Il profeta dei mercati spiega perché

Laura Naka Antonelli

11 Maggio 2026 - 12:04

Bolla AI, il pericolo è simile a quella dot com del 1999-2000 che lasciò tanti investitori sul lastrico. Le prove spiegate dal profeta dei mercati.

Bolla AI pericolosa come bolla 1999-2000. Il profeta dei mercati spiega perché
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Niente da fare: il mercato azionario continua a essere ossessionato dall’AI. Peccato che per Michael Burry Mr. Big Short, il profeta della crisi finanziaria del 2008 che capì subito che il castello di carta dei mutui subprime sarebbe prima o poi miseramente crollato facendo danni in tutto il mondo, si tratti di una bolla destinata a esplodere come quella Internet del 1999-2000.

Sono mesi che Burry continua a lanciare attacchi short sulle azioni AI, paventando il peggio.

Mosse contro i titani dell’intelligenza artificiale sono state annunciate da un po’, facendo tremare anche più volte Wall Street.

Di recente, il guru dei mercati ha annunciato inoltre la decisione di dare il benservito all’intera partecipazione detenuta in un’azienda su cui aveva riposto grandi speranze.

Nuovo alert da Michael Burry su bolla AI. Come bolla dot com 1999-2000

Qualche giorno fa, dal suo account su Substack, il nuovo avvertimento contro chi continua a investire palate di soldi nelle azioni delle società attive nel business AI.

Nel far notare che “ Nessuno parla d’altro tutto il giorno ”, riferendosi alla grande febbre che non accenna a scendere, Burry ha sottolineato che la fissazione che gli investitori stanno continuando ad avere nei confronti dei titoli sta iniziando ad assomigliare a quella che precedette la bolla dot-com del 1999-2000.

I motivi di questo accostamento fatto da Burry sono per la precisione 2.

Intanto, va avanti la decorrelazione tra il mercato azionario e i dati macro: in poche parole Wall Street vede e prezza quanto vuole vedere e prezzare.

La scorsa settimana gli indici di Wall Street S&P 500 e Nasdaq Composite hanno segnato rally rispettivamente pari a più del 2% e del 4%, concludendo la sesta settimana consecutiva di buy per la prima volta dal 2024.

Il Dow Jones ha sottoperformato, avanzando di appena lo 0,2% su base settimanale, comunque in rialzo per la quinta settimana consecutiva.

Le 2 prove del pericolo simile a bolla dot com. Attenti a questo sottoindice di Wall Street

La prova?

Venerdì scorso 8 maggio 2026 l’indice di riferimento di Wall Street S&P 500 è balzato al nuovo record, con i trader che hanno preferito concentrarsi su Non-Farm Payrolls migliori delle attese piuttosto che sul minimo record testato dal dato relativo alla fiducia dei consumatori.

Così si legge nel post Substack di Michael Burry:

“Le azioni non stanno salendo o scendendo per l’occupazione o per la fiducia dei consumatori. Stanno puntando dritte verso l’alto perché finora sono andate dritte verso l’alto. Basandosi su una tesi di sole due lettere (AI) che tutti pensano di aver capito..... Sembrano gli ultimi mesi della bolla del 1999-2000”.

C’è poi un trend specifico a cui Michael Burry ha fatto riferimento nello spiegare il parallelismo tra la bolla AI e quella dot com: è la recente performance del sottoindice delle azioni chip, il Philadelphia Semiconductor Index (SOX), che la scorsa settimana è volato più del 10%, estendendo il rally del 2026 a +65%.

Proprio la corsa di questo sottoindice ha preceduto il collasso delle azioni tecnologiche, con lo scoppio della bolla Internet, avvenuto nel marzo del 2000.

Cosa pensa l’altro veterano dei mercati. Correzioni drammatiche in vista?

A paragonare la grande scommessa degli investitori sui titoli AI - che continua ad andare avanti da due anni - con la bolla dot com è stato anche un altro genio del mondo della finanza, Paul Tudor Jones, sebbene a suo avviso il mercato toro al momento attivo abbia ancora spazio per continuare.

In un’intervista rilasciata al programma “Squawk Box” della CNBC, Jones ha fatto notare che quanto sta accadendo ora è simile a ciò che si verificò nel 1999, un anno prima che i titoli Internet toccassero il picco agli inizi del 2000, aggiungendo che il rally potrebbe continuare per un altro anno o due.

Anche Jones ha lanciato tuttavia un avvertimento, prevedendo che una eventuale e futura correzione potrebbe rivelarsi drammatica, se le valutazioni continuassero a salire:

“Immaginate solo se il mercato azionario salisse di un altro 40%. A quel punto il rapporto tra la capitalizzazione di mercato e il PIL sarebbe, buon Dio, probabilmente del 300% o 350%. Si sa già che in quell’occasione si potrebbero manifestare correzioni di quelle che ti lasciano mozzafiato”.

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