BCE: quali dati a fine anno? Tutti gli alert (soprattutto per l’Italia)

BCE: diffuso l’ultimo bollettino 2019. Quali dati a fine anno? In dettaglio prospettive e alert, anche per l’Italia

BCE: quali dati a fine anno? Tutti gli alert (soprattutto per l'Italia)

BCE: resi noti gli ultimi dati disponibili in questo finale di 2019. La Banca Centrale Europea ha diffuso il suo consueto bollettino economico sull’Eurozona, mettendo in luce andamenti attuali e prospettive per i Paesi dotati della moneta unica.

Il focus degli analisti di Francoforte si è concentrato soprattutto sulla crescita, sull’inflazione e sugli scenari economici internazionali. Tra cauta fiducia e rinnovo di alert per alcune zone dell’Europa, l’istituzione finanziaria ha messo in guardia anche il nostro Paese.

Il bollettino della BCE - che ricalca le note dell’ultima riunione - è arrivato in un momento significativo. In attesa del 2020 ormai alle porte, infatti, si intensificano bilanci e proiezioni. I dati europei sono importanti proprio per comprendere quale direzione prenderà il mercato dell’Eurozona nei prossimi mesi.

BCE: dove andrà la crescita economica? I dettagli

È la crescita economica l’osservato speciale del bollettino BCE. Nel mirino delle analisi della Banca centrale, infatti, è finito soprattutto l’andamento dell’economia a livello non solo europeo, ma mondiale.

Le valutazioni dell’istituto di credito dell’Eurozona non sono state proprio ottimistiche. Secondo l’informativa di Francoforte, infatti, l’anno si è chiuso all’insegna del rallentamento, soprattutto nei settori della manifattura e degli investimenti.

Anche il 2020 sarà dominato da questo ritmo piuttosto debole della crescita. La ripresa, infatti, dovrebbe essere lenta, specialmente a causa delle economie sviluppate in moderato avanzamento e dei Paesi emergenti ancora in fase stagnante. A questi dati di modesta ripresa si sono aggiunti quelli sul commercio internazionale. Il 2019 è stato caratterizzato da scambi deboli, che non dovrebbero avanzare in modo significativo nei prossimi mesi.

Lo scenario offerto dalla BCE sulla ripresa economica rispecchia soprattutto il dominio di fattori di incertezza. La Brexit, la guerra dei dazi non ancora definitivamente risolta, le tensioni politiche a livello globale non hanno giocato a favore di dati incoraggianti.

Nella nota di sintesi è racchiusa la visione di debole fiducia della Banca europea:

“il quadro complessivo dei rischi per l’attività economica internazionale continua a rimanere orientato al ribasso, sebbene i rischi si stiano attenuando.”

Secondo il bollettino, l’inflazione potrebbe crescere nei prossimi mesi. In questo ambito, i riflettori sono puntati soprattutto sul prezzo del petrolio. Proprio in virtù dell’aumento dei futures dell’oro nero, infatti, l’indice dell’inflazione ha buone possibilità di incrementare.

Inoltre, nel medio periodo i prezzi sono visti in rialzo dalla BCE grazie alle politiche monetarie favorite da Francoforte, alla potenziale espansione economica e al presunto incremento dei salari.

In generale, nella visione dell’istituzione dell’Eurozona, i Paesi con la moneta unica, dovrebbero trarre vantaggio da finanziamenti più favorevoli, occupazione in aumento, crescita delle retribuzioni, politiche di bilancio più ampie e espansione - anche se contenuta - dell’economia mondiale.

Cosa ha detto la Banca Centrale Europea sull’Italia

L’Italia è finita sotto la lente degli economisti della BCE come Paese tra quelli che destano maggiori preoccupazioni.

Al pari di Belgio, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, infatti, lo Stato italiano è stato segnalato per l’esistenza di un divario ancora troppo netto tra l’andamento interno e le norme del Patto di stabilità e crescita.

Il livello di debito, e soprattutto la mancanza di politiche efficaci per la sua concreta riduzione, sono campanelli di allarme ancora troppo seri. Da Francoforte, infatti, è arrivato il messaggio per un impegno più risolutivo volto a ridurre il livello debitorio.

Per l’Italia, inoltre, è scattato anche l’allarme spread. Il documento ha ribadito che:

“Il differenziale sulle obbligazioni sovrane italiane a dieci anni si è ampliato in maniera significativa, di 27 punti base, arrivando a 1,43 punti percentuali, principalmente di riflesso all’intensificarsi di tensioni politiche interne.”

Il bollettino BCE, quindi, ha disegnato prospettive non ancora certe per le economie italiana e europea.

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