Fino a che punto le banche italiane pagheranno, sia in termini di performance a Piazza Affari, che in termini di redditività, la decisione della BCE di Christine Lagarde di continuare a tagliare i tassi, anche nel 2025?
Inoltre, la qualità degli attivi degli istituti di credito italiani rimarrà elevata?
E che dire del market mover onnipresente del risiko bancario, di cui si parla ormai da anni, sia in relazione al dossier MPS-Monte dei Paschi di Siena, banca senese ormai libera dal giogo di Stato, che al nuovo dossier che ha seminato tanto sconcerto a Piazza Affari, così come nel governo Meloni, ovvero l’OPS su Banco BPM da parte di UniCredit (che aveva già annunciato più di una mossa sulla seconda banca tedesca Commerzbank a settembre, facendo già infuriare Berlino?
Il risiko si tinge di giallo, se si considera che, qualche settimana prima dell’OPS che l’ha trasformata in preda di UCG, Banco BPM si era lanciata alla conquista della sua controllata Anima Holding, il gioiello del risparmio gestito made in Italy. Non solo: Piazza Meda era stata identificata anche alla stregua di potenziale acquirente di MPS, dopo aver acquistato una quota del 5% circa dell’istituto di Siena.
Banche italiane, risiko UniCredit-Banco BPM-Commerzbank grande protagonista anche del 2025
Le partite aperte nel settore bancario italiano sono dunque diverse, se si considerano anche l’entrata a gamba tesa in campo da parte di un altro grande attore dell’alta finanza italiana: l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone che, nell’arco di poche settimane, ha fatto shopping di azioni del Monte dei Paschi di Siena, sfruttando il terzo atto del governo Meloni, per poi salire ulteriormente nel capitale della banca e fare incetta anche di azioni di Anima Holding.
A muoversi sono stati anche i francesi di Crédit Agricole, azionisti di maggioranza di Banco BPM, che hanno rafforzato la loro presenza nel Banco.
Tutto questo, mentre qualcuno ha iniziato a sospettare che dietro la doppia manovra di Orcel su Banco BPM e Commerzbank si nasconderebbe una minaccia ben precisa.
I rumor hanno sicuramente contribuito a fare la gioia degli azionisti, in generale, delle banche italiane, più che soddisfatti nel corso del 2024, sia per il trend delle azioni a Piazza Affari che per i vari annunci sull’arrivo di dividendi ancora più ghiotti.
Pessimo l’esordio del 2025 per le azioni delle banche italiane
Il 2024 si è chiuso così con una carica di buy che ha reso il comparto bancario uno dei migliori di Piazza Affari tanto che, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Bloomberg, in generale i titoli delle banche italiane sono volati di ben il 55% nel 2024.
La prima sessione del 2025 di Piazza Affari ha fatto sorgere tuttavia più di un sospetto sulla sostenibilità del rally che, alla fine del 2024, ha consentito in particolare al titolo Intesa SanPaolo di chiudere l’anno anche svettando al primo posto della classifica delle banche più capitalizzate dell’Eurozona.
Il valore di mercato della banca guidata da Carlo Messina è balzato a 69 miliardi di euro, battendo sia la rivale spagnola Santander che quella francese BNP Paribas.
Rally stellare incassato lo scorso anno anche da BPER, volata di quasi il 90%, e da MPS, schizzata di oltre il 100%.
La sbandata della prima sessione di questo anno 2025 ha alimentato dunque la paura del tutto naturale che la fase idilliaca, per il comparto, sia ormai vicina al capolinea, complice anche il timore sugli NPL (Non Performing Loans, crediti deteriorati), che qualcuno è tornato a rispolverare.
Oggi nuova seduta all’insegna dei ribassi, anche se qualche nota positiva non manca.
Detto questo, non si può fare a meno di notare il trend negativo di Banco BPM, la banca target di UniCredit, che continua a perdere terreno, confermandosi oggi tra le peggiori dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, incapace di beneficiare anche dell’upgrade firmato dalla divisione di ricerca di JPMorgan, che ha alzato il target price sulle sue azioni a 8,30 euro dai precedenti 8 euro: soglia psicologica; soglia che, tra l’altro, BAMI ha superato di recente proprio grazie alle scommesse su una operazione di M&A con Piazza Gae Aulenti, i cui vantaggi sono stati ripetutamente messi in evidenza dal CEO di UCG, Andrea Orcel.
Banco BPM sta perdendo per caso il suo appeal speculativo?
Banche italiane: i trend delle azioni a Piazza Affari
Va detto che ribaltare la view ancora positiva che caratterizza il comparto risulta al momento alquanto azzardato, in quanto neanche il tonfo di inizio 2025 ha impedito al titolo dell’istituto guidato dall’AD Giuseppe Castagna di riportare un trend ancora solido.
Nell’ultima settimana di contrattazioni, il titolo è sceso di appena lo 0,10%; calo pari a -0,10% anche YTD, ovvero dall’inizio del 2025, mentre su base mensile il trend è di un rialzo del 3,91%.
Su base annua le azioni BAMI sono forti di una crescita superiore al 52%, mentre negli ultimi tre anni di contrattazioni sono balzate di oltre il 176%.
Rimane decisamente positiva anche la performance di UniCredit, in rialzo nell’ultima settimana e YTD del 3,14%, e oggi in progresso dello 0,54%.
Su base mensile il titolo UCG è avanzato dell’1,35% circa, su base annua di quasi il 53%, negli ultimi tre anni di sessione di quasi il 179%.
Intesa SanPaolo oggi cede, ma su base settimale è in aumento dell’1,37%, così come YTD.
Nell’ultimo mese le sue azioni sono salite del 2%, facendo più del 40% e quasi +60%, rispettivamente su base annua e negli ultimi tre anni di contrattazioni.
Ancora brillante MPS, oggi tra i titoli migliori del Ftse Mib; YTD e nell’ultima settimana le azioni del Monte dei Paschi sono in rialzo dell’1,59%, in rally di oltre l’8% nell’ultimo mese, con alle spalle un balzo di oltre il 104% su base annua.
Doom loop: abbraccio mortale tra banche italiane e BTP
Guardando a ciò che potrebbe accadere nel 2025 alle banche italiane, occhio all’outlook stilato dalla divisione di ricerca di S&P Global, l’agenzia di rating americana, che ha dedicato un commento alla questione del doom loop, ovvero a quell’abbraccio cosiddetto mortale che lega da anni le banche italiane ai titoli di Stato italiani, dunque ai BTP.
Tre i punti cruciali che sono stati messi in evidenza nella sezione dedicata all’Italia del report S&P Global “Global Banks Country-By-Country Outlook 2025 - Cautiously Confident”, sulla base dell’analisi condotta dall’analista Mirko Sanna, nel presentare le previsioni sulle banche italiane per il 2025:
- Il calo dei tassi di interesse (da parte della BCE) colpirà in modo solo graduale la redditività solida delle banche.
- Le perdite sui crediti (nodo crediti deteriorati-NPL) rimarrà probabilmente gestibile per la maggior parte delle banche.
- Le differenze tra le banche diventeranno sempre più evidenti.
Secondo Sanna, la redditività delle banche italiane si confermerà dunque blindata, a dispetto della svolta di politica monetaria inaugurata dalla BCE di Christine Lagarde il 6 giugno scorso, che finora ha portato l’istituzione a tagliare in tutto i tassi quattro volte, nel corso del 2024.
“Prevediamo che, l’anno prossimo, il ROE delle banche italiane continuerà, in media, a essere superiore al 10%. I ritorni rimarranno più alti del costo del capitale per la maggior parte delle banche, sebbene in calo graduale rispetto ai record del 2023 e del 2024 ”, ha scritto Mirko Sanna.
Banche italiane: l’outlook sulla qualità degli asset. Le stime sulle perdite sui crediti
Cosa dire invece della qualità degli asset?
Sanna ha fatto notare che la qualità degli attivi delle banche italiane “si è dimostrata più resiliente delle attese”, aggiungendo di prevedere che, “in assenza di shock economici, i nuovi flussi di esposizione non performanti (ovvero di NPE) probabilmente riporteranno solo un lieve aumento, rimanendo vicini ai minimi storici”.
Un’ottima notizia, quella messa in evidenza dall’analista dell’agenzia di rating, che ha motivato la sua view facendo riferimento a “un contesto di gestione del rischio strutturalmente migliore” e, anche, alla presenza di “condizioni economiche relativamente di supporto”.
Tra l’altro, ha fatto notare Sanna, “le banche possono contare ancora su garanzie statali per oltre 200 miliardi di euro nei prestiti alle aziende, in particolare per i prestiti alle PMI (piccole e medie imprese)”, fattore che rappresenta “un cuscinetto contro l’eventualità di un improvviso deterioramento del loro merito creditizio ”.
S&P Global ritiene che, nel caso in cui gli NPL dovessero salire, comunque la maggior parte delle banche riuscirebbe a gestirne gli effetti.
L’outlook, in media, è di “perdite sui crediti che aumenteranno a una media di 60 punti base nel 2024 e nel 2025, rispetto ai 45 punti base del 2023”.
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Nello specifico, cosa accadrà alle singole banche candidate a eventuali operazioni di risiko?
S&P Global ha presentato una view orientata a tutto il settore, non esimendosi tuttavia dal fare qualche nome, citando ovviamente il dossier UniCredit-Commerzbank, con la BCE che avrà l’ultima parola sul caso che ha fatto imbestialire la Germania.
Sanna ha parlato chiaramente di una “saga” che vede protagoniste le due banche: saga che, a suo avviso, “continuerà probabilmente ad attrarre la maggior parte dell’attenzione” degli investitori, che si interrogano tuttora sulla possibilità che in Italia avvenga un “ ulteriore consolidamento del settore bancario ”.
Tra l’altro, con la grande notizia che vede protagonista anche MPS non più Monte di Stato, l’analista non ha potuto non fare riferimento alla possibilità che il dossier UniCredit-Commerzbank scateni “una ulteriore reazione da parte delle banche rivali, visto che il governo (Meloni) sta finalizzando la sua uscita dal Monte dei Paschi di Siena”.
Detto questo, ora c’è anche la partita che vede come preda potenziale Banco BPM, che per ora ha rifiutato senza pensarci due volte l’offerta pubblica di scambio di UniCredit.
A questo punto, la prossima mossa di Andrea Orcel, che non esclude la possibilità di un rilancio, ma che ha irritato anche più volte l’AD della preda messa nel mirino, Giuseppe Castagna - ribadendo quanto la sua offerta su BAMI sia a premio, potrebbe avvenire dopo una data che il banchiere ha già indicato.
Intanto sia UniCredit che Banco BPM sono state citate nel rapporto che è stato pubblicato nelle ultime ore da LGES sulle M&A, ovvero sulle operazioni di fusione e acquisizione avvenute nel corso del 2024.
Nel caso dell’Italia, LGES ha reso noto che le transazioni di M&A sono ammontate lo scorso anno a 33,5 miliardi di dollari, includendo l’OPS da 10,5 miliardi di dollari di Unicredit su Banco BPM e l’offerta da 5,9 miliardi di dollari di Italgas per l’acquisto di 2i Rete Gas.
Operazioni ulteriori di M&A in generale nel settore bancario italiano non sono state inoltre escluse dall’agenzia di rating S&P Global che tuttavia, guardando a tutto il comparto bancario, è tornata a mettere il dito nella piaga del doom loop, ovvero nella piaga della relazione tra le banche italiane e i BTP.
Banche italiane solide? Attenti al doom loop con i BTP
Sanna ha ricordato che “la correlazione (tra le banche) e il rischio dei debito sovrano è scesa ma, anche, che rimane elevata ”.
Proprio questo abbraccio mortale spiega il costo dell’equity del settore bancario italiano, che rimane più alto rispetto a quello di altre banche di altra nazionalità: “La recente forte performance di mercato che le banche italiane hanno riportato è stata legata all’aumento della loro redditività. Tuttavia, il costo dell’equity rimane più elevato rispetto a quello delle rivali, a causa del rating sul debito sovrano ”.
Quest’ultimo, ha spiegato infatti l’analista, “può rendere il prezzo delle obbligazioni delle banche italiane e l’accesso al mercato più volatili rispetto a quelli che caratterizzano la maggior parte degli istituti europei rivali”.
Attenzione inoltre a non dimenticare che “i fondi del Next Generation EU rivestiranno un ruolo cruciale nella crescita futura” dell’economia italiana, condizionando dunque anche le condizioni di salute del settore bancario made in Italy.
Di fatto, “considerando la grande dimensione del Piano di ripresa, anche l’utilizzo di una porzione di questi aiuti UE contribuirebbe in modo significativo alla crescita economica” del Paese.
Allo stesso tempo, ha avvertito Sanna affrontando il nodo PNRR, “riteniamo tuttora che ritardi futuri negli esborsi potrebbero mettere a repentaglio la performance economica del Paese”.
Detto questo, lo scenario di base di S&P Global sull’economia italiana rimane sotto controllo. La crescita attesa dall’agenzia di rating per il PIL dell’Italia, nel corso del 2025, è pari al +1% su base annua, ed è spiegata con l’assist che ai fondamentali del Paese arriverà dalla “ripresa dei consumi privati e dalle esportazioni nette, che rimarranno forti”.
Tuttavia, la spina nel fianco dell’Italia e dunque del suo sistema bancario rimane: “ Gli elevati livelli del debito e del deficit fiscale peseranno sulla capacità del governo italiano di sostenere ulteriormente l’economia”, ha sentenziato S&P Global.
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Per le banche italiane, l’altra grande minaccia porta ovviamente il nome dell’effetto che i tagli dei tassi di interesse dell’area euro che saranno annunciati dalla BCE di Christine Lagarde avrà sul comparto.
È fuor di dubbio infatti che le azioni e la redditività degli istituti di credito abbiano beneficiato dei rialzi dei tassi che la Banca centrale europea ha annunciato nel 2022 e nel 2023 per combattere l’inflazione.
Quattro finora i tagli dei tassi dal 6 giugno 2024 che hanno confermato la svolta di politica monetaria dell’Eurotower, a discapito in teoria degli istituti di credito. In teoria, tuttavia, in quanto in pratica deve essere fatto notare che, stando ai dati comunicati dalle autorità del settore, le banche dell’intera Eurozona continuano a beneficiare di entrate legate agli interessi che viaggiano a un livello tuttora in rialzo del 40% rispetto alla fine del 2021, anno precedente a quelle strette monetarie da urlo che Lagarde ha iniziato a varare nel luglio del 2022.
Insomma, se è vero che la BCE ha staccato la spina ai BTP e agli altri bond dell’Eurozona, è altrettanto vero che l’assist dei tassi alti a favore delle banche rimane eccome. E rimarrà ancora in tutto il 2025, come confermano le previsioni sui tassi dell’area euro nel corso dell’anno e fino al 2027.
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Va precisato tuttavia che gli avvertimenti al settore bancario in queste ultime settimane non sono mancati.
Ha iniziato la BCE, con la Vigilanza guidata dalla presidente Claudia Buch che ha annunciato di avere imposto requisiti aggiuntivi di capitale su alcuni istituti dell’Eurozona che, a suo avviso, starebbero assumendo più rischi rispetto a quelli che riuscirebbero ad assorbire.
Per la precisione, in base alle nuove disposizioni annunciate dalla banca centrale, saranno 13 gli istituti di credito che che dovranno presentare un leverage ratio superiore alla soglia minima del 3%, in particolare cuscinetti aggiuntivi compresi tra 0,1 e 0,4 punti percentuali.
La BCE non ha sottovalutato anche i rischi che incombono sulla liquidità degli istituti. Un avvertimento è stato lanciato espressamente anche dall’Unione europea.