Banche italiane e tassi BCE: il nuovo SOS. Ma occhio al regalo dividendi

Laura Naka Antonelli

25 Novembre 2024 - 07:44

Quanto possono far male i tagli dei tassi di interesse della BCE agli utili e ai dividendi delle banche italiane?

Banche italiane e tassi BCE: il nuovo SOS. Ma occhio al regalo dividendi

Fino a che punto gli utili, i dividendi e le stesse azioni delle banche italiane saranno ancora al sicuro, dopo la corsa degli ultimi anni, in un contesto di tassi di interesse dell’area euro in discesa?

In vista dell’ultima riunione dell’anno della BCE, in calendario il prossimo 12 dicembre, i mercati stanno alzando la posta sui tagli dei tassi che l’istituzione guidata da Christine Lagarde ha in mente di annunciare.

A fronte di un’economia che sta arrancando, la presidente della Banca centrale europea potrebbe essere costretta ad accettare l’idea di un mega taglio, al fine di sostenere la crescita già zoppicante, in alcuni casi assente o destinata a farsi negativa (come rispettivamente in Italia e in Germania), dell’Eurozona.

Qualche alert sugli effetti della restrizione monetaria, ancora in atto, è stato lanciato, a tal proposito, dallo stesso governatore di Bankitalia, Fabio Panetta.

La BCE taglia tassi più delle attese? Banche italiane sull’attenti

Ma la prospettiva di sforbiciate più decise, tanto auspicata dai mercati e dai consumatori, con questi ultimi che sperano in ulteriori flessioni delle rate sui mutui, per le banche dell’area euro non è sicuramente una buona notizia.

Se gli utili, e dunque anche i dividendi, così come le stesse azioni del settore bancario sono in generale saliti in questi ultimi due anni, e perfino quest’anno, è stato infatti in gran parte per l’effetto positivo che i tassi di interesse storicamente elevati hanno avuto sulla redditività degli istituti.

I tassi però ora stanno scendendo, tanto che un allarme sul rischio che la redditività delle banche italiane sia destinata a rallentare è stato lanciato da diversi economisti, che hanno ricordato che la normalizzazione della politica monetaria della BCE ha già privato i margini netti di interesse degli istituti di quella spinta ricevuta soprattutto ai tempi delle strette monetarie.

Un chiaro campanello di allarme è stato suonato anche dalla presidente della banca centrale, Christine Lagarde, negli stessi giorni in cui le banche italiane, in particolare, hanno sfornato trimestrali che hanno convinto i mercati, ma che hanno fatto sorgere anche qualche dubbio sulla sostenibilità della crescita degli utili e dei ricavi.

Il quadro potrebbe farsi inoltre più preoccupante, visto che, così come emerso in questi ultimi giorni, l’Eurotower sarà molto probabilmente costretta a spingere il pedale dell’acceleratore dei tagli, a causa degli ultimi dati macro.

Già nelle ultime settimane un attenti è scattato, a causa del periodo di crisi che l’Europa sta attraversando, anche sui dividendi, che finora si sono confermati in alcuni casi decisamente ghiotti.

L’avvertimento di Scope Ratings su voce bilancio benedetta da tassi BCE

Un attenti sull’outlook delle banche italiane è arrivato dagli esperti di Scope Ratings, che hanno avvertito che esiste un livello dei tassi di interesse al di sotto dei quali la redditività degli istituti di credito italiani potrebbe essere a rischio.

Il principale rischio al ribasso per la redditività (delle banche italiane), specialmente al di là del 2025, è la possibilità che la BCE tagli i tassi di interesse al di sotto del 2%, livello considerato da molti come terminale” , ha spiegato Alessandro Boratti, responsabile della divisione di analisi delle banche italiane di Scope Ratings, aggiungendo che “non possiamo escludere il ritorno agli stimoli monetari, dal momento che le prospettive di crescita dell’area euro fanno fronte a un settore manifatturiero in difficoltà e alla debolezza dell’economia tedesca”.

C’è poi l’altro fattore ribassista rappresentato dalla vittoria alle Elezioni USA di Donald Trump, ha aggiunto Boratti, visto che il presidente americano eletto ha proposto durante la sua campagna elettorale dazi del 10% su tutte le importazioni dei prodotti UE da parte degli Stati Uniti.

Nella nota dedicata nello specifico alle banche italiane, Scope Ratings si è riferita ai principali istituti che sono quotati sul Ftse Mib di Piazza Affari, ovvero a UniCredit—>/+Unicredit-Quotazione-Grafico+], Intesa SanPaolo, Banco BPM, BPER, MPS, Mediobanca, Credem e Banca Popolare di Sondrio.

Sorpresa positiva da ROE banche italiane

Scope ha ricordato che tutte queste banche, nel corso del terzo trimestre del 2024, hanno riportato un ROE (return on equity), in media, pari al 16,6%, in rialzo rispetto al 15,6% del secondo trimestre del 2024 e al 14% del terzo trimestre del 2023. Cifra decisamente confortante, che tuttavia potrebbe non essere sufficiente a garantire che il periodo d’oro delle banche italiane vada avanti anche nei prossimi anni.

Boratti ha spiegato infatti che “la normalizzazione dei margini netti di interesse continuerà nel 2025 e avrà un impatto negativo sulla redditività”.

Le stesse banche italiane sono consapevoli di questo fattore, tanto da essere “fortemente impegnate ad aumentare i ricavi da attività che non generano interessi, facendo sì che i loro modelli di business diventino più resilienti in questa fase del ciclo dei tassi di interesse”.

Basterà? L’esperto di Scope Ratings, qualche dubbio ce l’ha.

Pur prevedendo un ulteriore rialzo delle commissioni, Boratti avverte che “questa crescita sarà insufficiente a compensare il calo dei margini netti di interesse”.

E di fatto, nella realtà dei fatti, il senso di incertezza si è ripresentato più volte, nelle ultime sessioni, a Piazza Affari, con i titoli delle banche italiane che, in alcuni casi, hanno letteralmente sbandato.

Spettro NPL: occhio alla qualità degli asset

Qualcuno paventa anche problemi in generale per le banche europee con la nuova presidenza USA di Donald Trump.

Insomma, il futuro non è luminoso, in una situazione in cui tra l’altro, nel caso in cui l’Eurozona scivolasse davvero in recessione, si ripresenterebbe il rischio dei crediti deteriorati-NPL, che potrebbero aumentare a causa della difficoltà di diversi debitori, aziende e famiglie, di restituire i prestiti ricevuti dalle banche italiane.

Per ora Scope Ratings conferma che la qualità degli attivi delle banche made in Italy rimane solida, ricordando che l’NPE ratio lordo, in media, è rimasto stabile dal primo trimestre del 2024.

Ma cosa succederebbe in caso di recessione? Nessun allarme, per ora, da parte dell’agenzia di rating, che ha messo in evidenza anche che, in media, il CET 1 ratio fully loaded delle banche italiane ha testato alla fine del terzo trimestre il nuovo record al 15,9%, in crescita di quasi 40 punti base su base trimestrale.

Ciò nonostante, l’avvertimento sull’effetto dei tassi di interesse più bassi sulla redditività delle banche rimane.

Sprint dividendi: il grande annuncio di Intesa SanPaolo. Top in Eurozona

Conforta in questo contesto sapere che le banche italiane, per ora, continuano a premiare gli azionisti con ricchi dividendi.

Occhio in particolare al grande annuncio arrivato da Intesa SanPaolo, la banca guidata dal CEO Carlo Messina che, proprio in questo mese di novembre, ha pagato un acconto dividendi cash, a valere sui risultati 2024, pari a 3 miliardi di euro.

Così facendo, è stata la stessa Intesa SanPaolo ad annunciare di essere diventata la prima banca dell’Eurozona per total shareholder return, ovvero per crescita del valore dell’azione e distribuzione di dividendi: inclusi i €3 miliardi di dividendi a valere sul bilancio 2024 che sono stati distribuiti martedì 10 novembre, la crescita è stata pari a un +205% dal 1° gennaio 2014, a conferma di una pioggia di cedole che va avanti da un decennio.

Negli ultimi 10 anni, Intesa Sanpaolo ha infatti riconosciuto ai propri azionisti dividendi per €31 miliardi, con un dividend yield cumulato del 98%, tenendo conto dell’interim dividendi pagato martedì scorso.

Inoltre, a Piazza Affari, le azioni Intesa SanPaolo hanno registrato un rally del 107% dal 2014, che ha consentito alla capitalizzazione di mercato di balzare di €37 miliardi.

Ancora, nel confronto con le altre principali banche dell’Eurozona, dal 2014 la banca italiana è passata dalla nona alla terza posizione per capitalizzazione, raggiungendo i €66 miliardi di valore (valore di chiusura al 19/11/24).

Tempi forse meno promettenti, in generale, per il settore delle banche italiane nel 2025 e oltre, a causa dei tagli dei tassi di interesse da parte della BCE.

Ma il comparto sembra avere tutti i numeri e tutti i presupposti per continuare a premiare gli azionisti, come hanno dimostrato, oltre a Intesa SanPaolo, anche UniCredit, Banco BPM e BPER, con i loro recenti annunci.