Banca Ifis e BFF Bank, perché le due banche italiane preoccupano il mercato

Laura Naka Antonelli

2 Ottobre 2026 - 11:43

Banca Ifis e BFF Bank: entrambe le banche sono finite nel mirino di Bankitalia. Le ultime novità dopo gli annunci dei due istituti.

Banca Ifis e BFF Bank, perché le due banche italiane preoccupano il mercato

Due banche italiane continuano a rimanere al centro della cronaca finanziaria, e non per ragioni legate al risiko bancario: le due banche sono Banca Ifis e di BFF Bank.

Si tratta di istituti che preoccupano gli investitori da un bel po’ di tempo, dopo essere finiti entrambi nel mirino di Bankitalia.

Diverse sono le novità emerse negli ultimi giorni che riguardano entrambe le banche.

Va ricordato che BFF Bank è focalizzata sul factoring verso la Pubblica Amministrazione, mentre Banca Ifis è leader nell’acquisto di crediti deteriorati/NPL.

Banca Ifis, le ultime novità dopo la pubblicazione dell’esito dell’ispezione di Bankitalia

Nel caso di Banca Ifis, la grande notizia è arrivata alla fine di settembre, con la pubblicazione da parte dell’istituto di credito dell’esito dell’ispezione avviata da Via Nazionale, che si è conclusa con “un giudizio parzialmente sfavorevole” e con il cambio di guardia ai vertici: il CDA ha annunciato la nomina di Raffaele Zingone a nuovo amministratore delegato, al posto di Frederik Geertman, che ha rassegnato le dimissioni.

Una notizia positiva c’è comunque stata: la Banca d’Italia ha rilasciato l’autorizzazione alla fusione per incorporazione con Illimity Bank, la banca precedentemente guidata da Corrado Passera, il cui controllo è stato acquisito da Banca Ifis grazie al successo della sua OPAS.

Banca Ifis è tornata a far parlare di sé anche nella giornata di ieri, diramando un comunicato per integrare quanto annunciato lo scorso 25 settembre, su richiesta della Consob.

Si è così appreso che la Banca d’Italia ha chiesto rettifiche per un valore totale di 215 milioni di euro.

Così si legge nella nota:

“L’eventuale recepimento delle risultanze ispettive, peraltro basate su dati riferiti al 31 dicembre 2025, comporterebbe (a) riclassificazioni complessivamente pari a 200 milioni di euro di cui circa 145 milioni di euro già recepite al 30 giugno 2026 con conseguente ulteriore incremento dell’NPL ratio di circa 50 bps, (b) rettifiche pari a 157 milioni di euro relative al portafoglio NPL acquisito e rettifiche pari a 58 milioni di euro relative al portafoglio creditizio, di cui circa 45 milioni di euro già recepite al 30 giugno 2026 (per un valore complessivo dunque di 215 milioni) e (c) incremento degli RWA pari a 128 milioni di euro relativo alle operazioni di cartolarizzazione di cui 108 milioni di euro già recepite nel primo semestre 2026”.

I rumor su accelerazione vendita portafoglio NPL. I tre soggetti interessati

Banca Ifis ha precisato che “il recepimento delle risultanze ispettive potrebbe inoltre determinare eventuali riflessi – non quantificabili alla data odierna – sull’adeguatezza patrimoniale, con particolare riferimento alla conformità agli Overall Capital Requirement e alla Pillar 2 Guidance, e sulla distribuzione di dividendi, tenuto conto della richiamata richiesta di aggiornamento della dividend policy e del previsto aggiornamento della decisione sul capitale del Gruppo”.

Il titolo, che era già crollato alla fine di settembre dopo l’annuncio alla fine di settembre dell’esito dell’ispezione di Bankitalia, ha così perso ulteriormente terreno nella giornata di ieri, scendendo del 2,58%. Oggi le azioni sono di nuovo sotto pressione, in calo di oltre l’1%, a quota 11,18 euro.

In evidenza i nuovi rumor riportati da Il Sole 24 Ore che riguardano la banca.

Il quotidiano finanziario ha indicato che l’istituto “stringe sulla vendita del portafoglio di NPL ”e che sarebbero tre i soggetti interessati: “Elliot in tandem con doValue, Hoist e KKR insieme a Hipoges”.

BFF Bank, l’altra banca che ha preoccupato il mercato più volte. I crolli storici delle azioni

L’altra banca italiana che preoccupa il mercato rimane Bff Bank, sotto i riflettori più volte nel corso di quest’anno, soprattutto alla fine di marzo, quando l’istituto ha annunciato la decisione di Bankitalia di nominare due commissari, da affiancare in via temporanea il CDA.

Quel giorno le azioni sono affondate fino a -55% circa. Il tonfo aveva seguito un altro crollo del 50%, avvenuto dopo il profit warning lanciato dall’istituto.

Ieri le azioni di Bff Bank sono scivolate di quasi il 5%, scontando le incertezze sul percorso di derisking lanciato dall’istituto di credito.

Oggi, nuovo ribasso per il titolo, che cede l’1% circa, scendendo a quota 2,406 euro circa. .

Il sell di ieri sulle azioni di Bff Bank si è abbattuto dopo che la banca ha annunciato lo scorso 30 settembre di avere concluso un accordo vincolante con un primario fondo di investimento per la cessione di alcuni crediti verso la pubblica amministrazione in Italia e in Spagna per un valore di bilancio, al 30 giugno 2026, pari a 127 milioni di euro.

Annunciata anche la possibile cessione di interessi di mora e altri accessori futuri che matureranno su esposizioni esistenti e/o nuove verso debitori pubblici spagnoli (il “forward flow agreement”): operazioni che si tradurranno in una perdita a conto economico di circa 5 milioni al closing (fine ottobre) ma che, allo stesso tempo, dovrebbero ridurre le attività ponderate di rischio (Rwa) di circa 110 milioni a settembre e di 260 milioni entro il 2028.

L’accordo era stato già spiegato alla vigilia dall’AD di Bff Bank Giuseppe Sica a Radiocor:

“È un’operazione molto importante, sia perché stiamo vendendo una parte importantissima dei crediti che vantiamo verso enti italiani in dissesto, sia perché cediamo a valori leggermente superiori a quelli di bilancio gli interessi di mora che abbiamo in Spagna”.

Analisti scettici dopo l’annuncio di BFF Bank. La nota di Equita. E occhio ai rumor su ruolo Cerberus

Ma gli analisti hanno espresso il loro scetticismo sull’efficacia delle operazioni. Equita SIM ha scritto in una nota che, sebbene l’operazione riduca “leggermente lo shortfall di capitale atteso nel 2028, pensiamo che non sia particolarmente risolutiva in quanto di ammontare limitato rispetto agli attivi teoricamente soggetti a calendar provisioning, specialmente a seguito della riclassificazione imposta con l’ultima ispezione”.

La SIM ha riportato anche i rumor di MF, secondo cui il CDA di BFF Bank avrebbe intenzione di “approfondire l’offerta non vincolante di Cerberus ” che “eviterebbe la separazione delle attività della banca al costo di un aumento di capitale da effettuare in due tranche: (i) una prima tranche da €180 milioni riservata a Cerberus, che otterrebbe una partecipazione pari al 30%; (ii) una seconda tranche per un massimo di €220 milioni rivolta a tutti i soci con diritto di opzione”.

Tuttavia, hanno fatto notare gli analisti, “questa opzione potrebbe non essere gradita al Governo, considerando la natura sistemica dei crediti”.

Equita ha infine ricordato che “rimarrebbero sul tavolo, comunque, le offerte di BPER e Banca CF+, le quali richiederebbero il coinvolgimento di AMCO per la parte Factoring, con il servicer che nutrirebbe ancora dubbi sulla qualità effettiva dei crediti”.

Secondo gli esperti, “la neutralizzazione del calendar provisioning tramite il deconsolidamento delle esposizioni coinvolte (e.g., cessione/cartolarizzazione) o la separazione delle attività Factoring dalla licenza bancaria rimane la soluzione preferibile”. Inoltre, “qualora le indiscrezioni fossero confermate, la proposta di Cerberus prevederebbe un aumento di capitale complessivo fino a €400 milioni (calcoliamo fino al 78% dell’attuale market cap). Gli attuali azionisti potrebbero quindi essere chiamati a sottoscrivere pro-quota la seconda tranche per limitare la diluizione della propria partecipazione”.

In evidenza anche la nota degli analisti di Intermonte, che ieri hanno scritto che la cessione dei crediti da parte di Bff Bank rappresenta “un’accelerazione sul de-risking del bilancio attraverso la riduzione di Rwa, crediti deteriorati e futuri assorbimenti patrimoniali”. La cautela non è tuttavia mancata, anche in questo caso, in quanto secondo Intermonte sarà necessario considerare “le potenziali evoluzioni strategiche, vista la cartolarizzazione ancora pendente e il manifestato interesse da parte di altri operatori”.