“Tutte le strade portano a Siena”, aveva detto giorni fa il ceo di MPS. Ma le ultime notizie e indiscrezioni rimarcano la vera destinazione: tutte le strade portano a Trieste.
Azioni MPS in pole position sul Ftse Mib di Piazza Affari, aprono subito facendo boom sul listino benchmark della borsa di Milano, dopo la proposta di Banco BPM, banca gestita dal CEO Giuseppe Castagna, annunciata ieri, domenica 7 giugno 2026 e dopo il blitz annunciato stamattina da Intesa SanPaolo.
I titoli volano fino a +9,5%, a 9,788 euro circa, per poi segnare un rally dell’8,8%.
Boom anche per le azioni Mediobanca, con Piazzetta Cuccia nel mirino di Intesa SanPaolo, che punta con la sua OPAS soprattutto ai suoi asset. I titoli Mediobanca schizzano di quasi l’8%.
MPS nel mirino di Banco BPM. Non solo, blitz Intesa SanPaolo-BPER in arrivo? La vera preda Generali
MPS, predatrice di Mediobanca che è riuscita alla fine a conquistare, torna a indossare così i panni della preda, oggetto del desiderio di Banco BPM e Intesa SanPaolo, quest’ultima banca numero uno in Italia.
Massima attenzione dunque anche al trend dei titoli delle pedine protagoniste di questa seconda stagione del risiko bancario: BPM, BPER - quest’ultima ha appena completato la fusione per incorporazione di Banca Popolare di Sondrio - MPS, Intesa SanPaolo, Unipol, e ovviamente alle azioni dell’eterna e secondo molti vera preda Generali, tutti scambiati sul Ftse Mib della Borsa di Milano.
Tra le azioni migliori, oltre quelle di MPS e di Mediobanca, anche BPER, con gli investitori che scommettono anche sulla fusione tra la banca modenese, che ha appena completato l’integrazione con la Popolare di Sondrio, con il Monte, sulla base dell’accordo siglato tra Intesa SanPaolo e Unipol.
Esplode seconda stagione risiko banche, Intesa SanPaolo lancia OPAS su MPS
Dopo la pubblicazione dell’articolo del Financial Times “Intesa prepares Monte dei Paschi bid to gatecrash BPM’s €50bn bank merger”, oggi 8 giugno 2026 Ca’ de Sass ha scoperto le proprie carte, annunciando di avere lanciato un’OPAS su MPS.
Intesa offre agli azionisti di Monte Paschi di Siena 16 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni 10 azioni MPS portate in adesione (rapporto di concambio pari a 1,6), insieme a una componente in cash pari a 1 euro per ogni azione MPS portata in adesione.
Con l’acquisizione di MPS, Intesa Sanpaolo prevede di conseguire “sinergie di ricavo e costo derivanti dall’aggregazione” di circa 2,9 miliardi ante imposte per anno, a partire dal 2029.
Se l’OPAS avrà successo, il Gruppo risultante dall’operazione sarà il secondo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa.
In evidenza tra le altre cose il chiarimento su cosa la banca gestita da Carlo Messina intende fare con Generali, di cui MPS è maggiore azionista avendo conquistato il principale socio Mediobanca.
Occhio anche a tutti i numeri sui dividendi e sull’utile netto che l’entità risultante dall’esito positivo dell’OPAS dovrebbe assicurare.
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Il premio è del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura al 5 giugno 2026.
La mossa di Banco BPM, che propone a MPS una fusione per banca da 50 miliardi
Per quanto riguarda invece la mossa lanciata da Banco BPM su MPS, Piazza Meda ha proposto alla banca senese guidata da Luigi Lovaglio di considerare l’opportunità di una operazione in stile “ merger of equals ”, ovvero di una fusione tra uguali, volta a creare “un nuovo Gruppo bancario e finanziario, capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà”.
L’idea è quella di dar vita a “ un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese”.
La banca risultante dalla fusione, propone Banco BPM, avrebbe una presenza capillare nelle regioni italiane che presentano il maggiore potenziale, confermandosi primo istituto di credito per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto, al contempo puntando a competere con altre Big del settore bancario italiano anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia.
Ma come si concilierebbe la fusione tra MPS e Banco BPM con il processo di integrazione di Mediobanca in MPS?
Piazza Meda, così come è nota la banca BPM, così spiega:
“L’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo Gruppo”.
Il tesoro Generali citato da Banco BPM alla conquista di MPS
Citato ovviamente il tesoro che il campione italiano risultante dall’operazione potrebbe vantare: Generali, di cui MPS è diventata azionista di controllo conquistando Piazzetta Cuccia.
BPM parla infatti di “ ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A.(“Generali”) , la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del Gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders”.
E si può dire di fatto e di nuovo che tutti i blitz e le partite di risiko bancario continuano a ruotare attorno a Generali, cassaforte dei risparmi degli italiani che dà un grande assist al debito dell’Italia facendo incetta di BTP, ribattezzata non per niente Trono di Spade.
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Tutte le strade portano a Siena o tutte le strade portano a Trieste?
Tutte le strade, insomma, porterebbero in realtà più a Trieste che a Siena, parafrasando quanto detto di recente dal CEO di MPS Luigi Lovaglio che, giorni fa, ha sottolineato che “tutte le strade portano a Siena”, riaccendendo le ipotesi di nuove mosse sullo scacchiere del sistema bancario italiano.
Tra l’altro, nel proferire quella frase, Lovaglio aveva anche in qualche modo preannunciato quanto si è appreso oggi, alzando il velo sull’ambizione di portare la banca senese a valere 50 miliardi di euro a Piazza Affari,
Quel numero, 50 miliardi di euro, è lo stesso scritto nero su bianco nel comunicato con cui Banco BPM ha reso noto di avere proposto un piano di fusione a MPS, laddove si legge che l’eventuale buon fine delle nozze sarebbe una banca con una “ capitalizzazione di Borsa stimata potenzialmente superiore a Euro 50 miliardi, con conseguente rafforzamento del posizionamento nel mercato dei capitali e ampliamento della base investitori”.
Altri sono i numeri essenziali per capire quale sarebbe l’esito dell’operazione auspicata dal banchiere Giuseppe Castagna che, va sottolineato, ripropone il sogno inizialmente concepito dal governo Meloni: un matrimonio tra BPM e MPS.
Quel piano era andato poi in frantumi a causa dell’agguato di UniCredit a BPM, poi miseramente fallito.
MPS aveva così dopo qualche mese spiazzato tutti, annunciando un’offerta per mettere le mani su Mediobanca. Operazione, questa, che invece ha avuto un lieto fine.
Dalla fusione BPM + MPS un campione bancario nazionale con potenziale generazione utile di 6 miliardi di euro
I numeri elencati da BPM per convincere MPS a considerare una fusione tra eguali sono i seguenti:
- La posizione patrimoniale della banca risultante dalle nozze tra MPS e Banco BPM, spiega Piazza Meda, sarebbe “ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded pro-forma pari a circa il 15%, senza considerare gli ulteriori benefici potenziali derivanti –a valle delle verifiche normative e regolamentari del caso – dall’eventuale estensione del c.d. Danish Compromise alla partecipazione in Generali”.
- Ancora, la transazione genererebbe “ un valore pari ad almeno Euro 5,5 miliardi, valorizzando le sinergie sopra indicate al netto dei costi di integrazione, stimati in circa Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte”.
- Banco BPM prevede anche un istituto con “una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi di euro, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale”.
Si ritorna alle origini. MPS + Banco BPM: il vecchio piano di Meloni prima che UniCredit facesse saltare tutto
Culminano così con il grande annuncio di Banco BPM i rumor incessanti che sono tornati a susseguirsi quasi un anno fa, dopo il flop, alla fine di luglio 2025, dell’OPS che UniCredit aveva lanciato su BPM nel novembre 2024. Flop provocato dalla ferma intenzione del governo Meloni di mettere i bastoni tra le ruote al piano di Andrea Orcel, amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti.
Nove mesi di botta e risposta tra Banco BPM e UniCredit avevano già sollevato dubbi sul buon esito dell’offerta promossa da Orcel.
A dare il colpo di grazia ai sogni del banchiere romano erano state infine le severe prescrizioni imposte dal governo Meloni a UniCredit che, per blindare il Banco, aveva fatto ricorso all’esercizio del golden power. Orcel aveva così issato bandiera bianca.
Da allora, è stato tutto un susseguirsi di rumor sul possibile futuro di Banco BPM.
Subito dopo che Piazza Meda era sfuggita alle grinfie di Orcel, Piazza Affari aveva risfoderato subito l’opzione delle nozze con MPS, insieme all’altra ipotesi di un agguato da parte della Francia.
I rumor si sono fatti più forti dopo il grande ritorno di Luigi Lovaglio, benedetto dall’assemblea degli azionisti al comando di Monte dei Paschi di Siena.
Fino a qualche giorno fa, quando si è capito come le azioni delle banche dovessero essere attenzionate in attesa di una grande mossa. Che, alla fine, c’è stata.
Ora non c’è più UniCredit, ma Intesa SanPaolo a rendere tuttavia complicato il sogno originario di Meloni a favorire le nozze tra MPS e Banco BPM.
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