Dove investire in azioni nel 2023?
Il prossimo anno resta una forte incognita per molti investitori che attendono con ansia la ripartenza del mercato azionario nella speranza dell’inizio di un nuovo ciclo rialzista. Molti fondi d’investimento si sono mostrati ben propensi ad investire in azioni in ottica di una ripartenza. Allo stesso modo, l’evidenza dei fatti mostra un contesto economico ancora alquanto incerto, più orientato verso nuovi ribassi piuttosto che su una continuazione duratura dell’attuale rally natalizio.
Il mercato azionario continuerà a salire nel 2023?
Il 2022 è stato un anno terrificante per gli investitori azionari: l’S&P500 è arrivato a perdere fino al 30% rispetto ai propri massimi. Il Dow Jones Industrial Average è salito del 20% rispetto ai minimi di settembre, il Nasdaq 100 invece del 14,6%. Molti esperti rimangono comunque ancora positivi riguardo la conclusione dell’anno. Anche il Cboe Volatility Index (VIX) ha quasi raggiunto il minimo dei 20, valore indicativo di una certa tranquillità da parte dei trader e degli operatori di borsa.
La paura riguardo l’aumento dell’inflazione accompagnata dalla dura politica monetaria delle banche centrali hanno destato spavento fra gli operatori di borsa. Da ottobre però il mercato ha avviato un nuovo trend rialzista, il rinomato «rally natalizio». In molti sostengono che questo sia un chiaro segnale di cambiamento nelle strategie d’investimento dei fondi. Quest’ultimi stanno assumendo posizioni long sul mercato in vista di un allentamento della politica monetaria dovuto a un probabile ridimensionamento del tasso d’inflazione. Tipicamente nel mese di novembre e dicembre i gestori patrimoniali compiono aggiustamenti di portafoglio e riposizionamenti in prospettiva dell’anno a venire: questo potrebbe indicare un mercato azionario rialzista nel 2023.
Come si stanno posizionando sul mercato i fondi e le banche d’affari?
Alcuni fondi d’investimento hanno già iniziato a consigliare ai clienti posizionamenti azionari. È il caso ad esempio d’Intigrity Asset Management che suggerisce l’acquisto di società a bassa capitalizzazione in settori altamente colpiti nel 2022. I settori sul quale i fondi rialzisti si trovano più propensi a investire risultano essere le società sanitarie, quelle legate al settore dei trasporti e quelle industriali. Ciò che spinge i gestori ad andare long è la convenienza statistica in quanto raramente in passato il mercato azionario è rimasto per due anni di fila ribassista: in un secolo di borsa questo tipo di scenario si è verificato solo quattro volte. L’acquisto sporozionato di azioni resta comunque un comportamento da molti inspiegabile dato che ormai le banche d’affari prevedono con presumibile certezza l’inizio di una recessione nel 2023. In sostanza, se ciò dovesse accadere è probabile attendersi danni economici abbastanza rilevanti, come per la crisi delle dot-com. Però, sebbene i discordi del presidente della FED Jerome Powell non sembrano comunicare grosse preoccupazioni allo stesso modo non lasciano intendere neanche positività. Difatti, alcune banche d’affari continuano comunque a prendere posizioni ribassiste sul mercato: è il caso di Goldman Sachs che si mostra più propensa a lavorare con opzioni put legate all’S&P500 piuttosto che cercare dei long. Anche gli analisti di Morgan Stanley si mostrano concordi sul fatto che il mercato ribassista non sia terminato e pronosticano un forte crollo dei mercati fin dal primo trimestre del 2023, periodo in cui l’S&P500 potrebbe arrivare a toccare il livello dei 3.000. Naturalmente esiste anche chi sceglie di restare fuori dal mercato in attesa di maggiori conferme: i dati mostrano difatti un importante aumento esponenziale delle disponibilità liquide nelle casse dei fondi, tale valore raggiunge i massimi del decennio. Questo potrebbe aver influito negativamente sul valore del VIX che di fatto è sceso sul livello dei 20. Anche gli analisti di JPMorgan Chase si trovano concordi con la visione ribassista espressa dai colleghi del settore per quanto riguarda la prima metà del 2023.
Dove investire nel 2023? Sulle azioni attenzione al primo semetre
Diversi osservatori di mercato si aspettano dei ribassi nel primo semestre del 2023. Il motivo risiede nella spiacevole combinazione di un aumento del costo del lavoro e una diminuzione dei margini aziendali. Secondo la loro opinione, il declassamento degli utili si manifesterà sui bilanci del trimestre allarmando il pubblico borsistico. In media gli esperti si aspettano nel 2023 una contrazione dei guadagni societari del 9%. Naturalmente il mercato si muove sulla base delle aspettative e potrebbe quindi utilizzare il rally natalizio come un’occasione per proteggersi dall’«effetto giugno».
In più, molti indicatori dormienti da tempo sembrano essersi risvegliati dando segnali sconfortanti per i trader long: l’handicappers tracked di Bloomberg prevede un calo dell’S&P500 per il prossimo anno e tale indicatore non dava segnali aggregati ribassisti dal 1999. Anche dal mercato delle opzioni non sembrano esserci segnali positivi: la domanda di call sta scendendo mentre i soldi pagati dai trader per le opzioni put a protezione segnano nuovi record.
Investire in azioni nella seconda metà del 2023
Gli analisti di JPMorgan allo stesso modo restano abbastanza positivi riguardo la seconda metà del 2023 , individuando come target price per l’S&P500 il livello dei 4.200. È presumibile che la politica monetaria diventi meno restrittiva a seguito del ridimensionamento della variabile inflazionistica. In quel periodo potrebbero addirittura nascere i presupposti per ipotizzare un aggiustamento delle variabili fondamentali delle aziende. Secondo questa visione, entro il 2024 le imprese dovrebbero poter tornare a lavorare con valori economici standard.
Conviene investire in azioni in previsione del 2023?
È opinione comune che il 2023 sarà caratterizzato da un aumento della volatilità, fattore che andrà a complicare la gestione del rischio d’investimento. Inoltre, se le stime provenienti dalle banche d’affari dovessero avverarsi, l’S&P500 non presenterebbe un premio così allettante rispetto ai valori attuali. In sostanza, il rapporto rischio rendimento rimane ancora troppo poco attraente.
Vi è da tenere presente che resta particolarmente difficile al momento fare stime accurate riguardo il trend futuro. Vi sono talmente tante variabili in ballo che sembra scontato il verificarsi dell’effetto «sorpresa»: spesso in passato l’ipotesi meno probabile è finita per essere anche quella più veritiera.
In sostanza, dato il forte contesto d’indecisione, potrebbe essere arrivato il momento di andare alla ricerca di alternative migliori: sono molti ad esempio gli esperti che ultimamente guardano con grande interesse il mercato obbligazionario.
S&P 500
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