Azioni o obbligazioni? Su cosa puntare nel 2023

Tommaso Scarpellini

26 Novembre 2022 - 10:13

Il rischio di una recessione si fa sempre più forte e crea maggior incertezza riguardo quale possa essere il miglior investimento per il 2023. Azioni od obbligazioni?

Azioni o obbligazioni? Su cosa puntare nel 2023

Il 2022 si conferma come uno degli anni più irruenti della storia dei mercati finanziari. In soli pochi mesi le dinamiche economiche globali sono mutate completamente creando non poco scompiglio fra gli investitori che ormai da anni si erano abituati a comprare le zone di profondità e trovare il profitto nell’arco di settimane.

Il mercato ha capovolto i propri orizzonti contabilizzando perdite importanti e raggiungendo livelli grafici che nessuno si sarebbe mai immaginato. Per tale ragione gli investitori guardano al mercato come un opportunità e si domandano se possa essere finalmente arrivato il momento d’iniziare i propri piani di accumulo azionari. Allo stesso modo il comparto obbligazionario sembra presentare dei rendimenti allettanti e forse, per come si stanno muovendo certe variabili macroeconomiche, potrebbe essere una valida alternativa d’investimento per l’anno 2023.

Azioni e obbligazioni: cosa ci dice l’intermarket analysis

Il recente rapporto sull’indice dei prezzi al consumo pare suggerire un’interruzione della crescita del tasso d’inflazione. Crescono quindi le probabilità che la Fed rallenti la frequenza o la dimensione degli aumenti dei tassi d’interesse. Sebbene per molti investitori questo possa significare la ripartenza del mercato azionario, vi è da ricordare che l’intento della Federal Reserve era proprio quello di raffreddare l’economia. Il termine delle manovre poste in essere dalle banche centrali, quindi, indica piuttosto l’inizio dell’era recessiva. I mercati azionari invece hanno spesso registrato performance da record in un momento espansionistico dell’economia. In sostanza, anche se l’inflazione dovesse calmierarsi, il quadro economico non si semplificherebbe ma, anzi, farebbe nascere nuove preoccupazioni.

Mercato obbligazionario, una valida alternativa

Sono infatti molti gli analisti che sostengono che le banche centrali siano prossime al termine del processo d’incremento dei tassi d’interesse. In aggiunta, secondo le stime, l’inflazione potrà trovare una stabilizzazione nel 2023 sulla soglia che va dal 3,5% al 5%. Questo permetterebbe il raggiungimento di un prezzo «equo» per le obbligazioni. Difatti, tipicamente, la banca centrale tende ad aumentare i tassi d’interesse fino a che questi non raggiungano un rendimento superiore al tasso d’inflazione. Nel caso della Fed, il tasso dei Fed funds potrebbe quindi ritrovarsi in media su valori superiori rispetto all’inflazione core nell’arco del 2023.

Per tale ragione gli investitori ultimamente guardano con molto interesse il mercato obbligazionario che si presenta a tutti gli effetti come un’alternativa d’investimento valida per salvare i propri capitali dal deterioramento causato dall’inflazione senza correre tutti i rischi derivanti da un’esposizione azionaria. Nel caso vi fosse un’effettiva migrazione dei capitali dal mercato azionario a quello dei titoli del Tesoro i ritorni non si limiterebbero a quelli in conto interesse: i prezzi del mercato obbligazionario potrebbero aumentare regalando ai propri detentori anche un discreto premio in conto capitale.

Investire in azioni: quali rischi?

Sebbene graficamente il crollo del 2022 sembri imponente, l’S&P500 ha perso poco più del 20% rispetto ai propri massimi. Guardando il passato, tale perdita non sembra poi così drastica: con il crollo post Covid-19 perse il 30%, con la crisi del 2008 quasi il 60% e negli anni 2000 più del 50%. A livello tecnico quindi potrebbe esserci ancora spazio per scendere.
Allo stesso modo, potremo effettivamente aver toccato un bottom. In quest’ultimo scenario il 2023 presenterebbe un andamento complessivamente laterale.

Secondo gli esperti, la probabilità che il comparto azionario possa riprendere la bull-run è estremamente bassa. Le azioni costano ancora troppo con un P/E sull’indice S&P500 pari a 17, incompatibile con i pronostici riguardo il tasso d’interesse e d’inflazione per l’anno a venire. Così i titoli ad alta capitalizzazione statunitensi, ad esempio, non sembrano poi così estremamente attraenti rispetto all’opzione di un investimento in titoli di Stato.

Meglio azioni od obbligazioni?

Acquistare azioni adesso potrebbe comportare l’assunzione di rischi non remunerati o per lo meno caratterizzati da ritorni economici alquanto incerti. L’investimento obbligazionario invece si muove dietro logiche più matematiche che in questo momento sembrano proporre scenari più interessanti. Allo stesso modo è opportuno ricordare all’investitore che il rischio insito in uno strumento obbligazionario non è nullo ma altresì dipendente direttamente dalle garanzie connesse alla controparte. Ora più che mai risulta importante saper valutare la solidità dell’emittente dato che la recessione non porta prosperità agli Stati.

Recessione economica: cosa aspettarsi dal 2023

Le attuali turbolenze economiche e finanziarie, assieme a quelle geopolitiche, creano il pretesto perfetto per pronosticare una recessione nel 2023. La maggior parte degli analisti si trova concorde riguardo la possibilità di assistere a un importante peggioramento della produttività industriale di molti Paesi.

I primi sintomi sono stati messi alla luce dalle aziende tech le quali hanno intrapreso un percorso di licenziamenti abbastanza drastico che sfortunatamente potrebbe anticipare una forte riduzione del tasso di occupazione anche su altri settori. Gli esperti prevedono inoltre un importante calo nel livello dei consumi e quindi un relativo crollo della produttività generale. Sebbene i prezzi abbiano raggiunto minimi tecnici importanti non è quindi scontato il fatto che nel 2023 il comparto azionario possa cambiare rotta. I gestori potrebbero quindi essere tutt’ora disincentivati all’acquisto posticipando la scelta o semplicemente approcciando altri mercati.