Esiste una dinamica nei mercati finanziari che può generare confusione tra i risparmiatori, soprattutto quando si cerca di comprendere come le decisioni della Banca Centrale Europea influenzino il valore degli investimenti: si tratta del rapporto inverso tra i tassi di interesse e il prezzo delle obbligazioni.
In particolare, quando i tassi di interesse aumentano, il valore di mercato dei titoli obbligazionari già emessi, come i BTP, tende a diminuire. Al contrario, quando i tassi di interesse scendono, il prezzo di questi titoli tende ad aumentare.
Ma perché esiste questo rapporto inverso? E per quale motivo una variazione dei tassi decisa dalla BCE può riflettersi sul prezzo di un titolo di Stato emesso in precedenza? Ecco cosa succede.
BTP e tassi di interesse: come funziona la correlazione inversa
Il motivo per cui esiste una correlazione inversa tra il prezzo dei BTP e l’andamento dei tassi di interesse della BCE risiede nel funzionamento del mercato secondario, cioè quel mercato nel quale gli investitori possono acquistare e vendere titoli già emessi.
Immaginiamo di acquistare un BTP decennale al momento della sua emissione, quando i tassi di interesse sono relativamente bassi. Supponiamo che il titolo offra una cedola del 3,5% annuo.
Per i primi due anni il contesto rimane invariato. Poi, però, la BCE aumenta i tassi di interesse e, di conseguenza, sul mercato iniziano a essere emessi nuovi Titoli di Stato con rendimenti più elevati.
Supponiamo che, a quel punto, un nuovo BTP con una durata residua simile offra un rendimento del 4%.
Ci troviamo quindi di fronte a due titoli emessi dallo stesso soggetto, lo Stato italiano, con una scadenza simile e, in linea generale, un livello di rischio identico.
Il vecchio BTP continua a pagare la cedola del 3,5%, mentre il nuovo BTP offre un rendimento del 4%. Per quale motivo un investitore dovrebbe acquistare sul mercato secondario il vecchio titolo al suo prezzo originario, se può comprarne uno simile ottenendo un rendimento maggiore?
La cedola del vecchio BTP non può essere modificata, rimane quella stabilita al momento dell’emissione. A dover cambiare, quindi, è il prezzo al quale il titolo viene scambiato sul mercato secondario, il quale, pertanto, deve scendere fino a raggiungere un livello tale per cui, acquistandolo a un prezzo più basso, il nuovo investitore possa ottenere un rendimento complessivo in linea con quello offerto dai nuovi titoli.
Ed è proprio questa variazione del prezzo che consente al rendimento del vecchio titolo di riallinearsi alle nuove condizioni di mercato.
Conviene vendere un BTP quando i tassi salgono?
È importante, a questo punto, fare una distinzione. Se il BTP viene mantenuto fino alla sua naturale scadenza, le oscillazioni del suo prezzo sul mercato secondario non modificano né le cedole previste dal titolo né il rimborso del capitale alla scadenza, salvo ovviamente eventuali rischi legati alla solvibilità dell’emittente.
Ma allora, quando i tassi di interesse aumentano, conviene vendere il vecchio BTP e acquistare un nuovo titolo con un rendimento più elevato? La risposta è no.
Supponiamo, ad esempio, di aver acquistato un BTP a 100 e che, a seguito dell’aumento dei tassi, il suo prezzo scenda a 95. Se decidessimo di venderlo, realizzeremmo una perdita di 5 sul capitale investito. Potremmo utilizzare i 95 ottenuti dalla vendita per acquistare il nuovo BTP, caratterizzato da un rendimento più elevato, ma partiremo appunto da un capitale inferiore.
Il maggior rendimento offerto dal nuovo titolo deve quindi essere valutato insieme alla perdita che si realizza vendendo il vecchio a un prezzo più basso. Non è corretto, pertanto, considerare il nuovo BTP semplicemente come un investimento “più conveniente” perché offre una cedola o un rendimento maggiore. Bisogna tenere conto anche del prezzo al quale viene effettuata la vendita e del prezzo al quale viene acquistato il nuovo.