Cos’è lo scrip dividend, come funziona e cosa conviene scegliere

Money.it Guide

16/09/2026

Dividendo in azioni o in contanti? Come funziona lo scrip dividend, quali opzioni ha l’azionista, cosa rischia con la diluizione e quanto pesa il fisco.

Cos’è lo scrip dividend, come funziona e cosa conviene scegliere

Lo scrip dividend è una particolare forma di distribuzione del dividendo nella quale l’azionista può ricevere la remunerazione in denaro oppure, secondo le modalità stabilite dalla società, in azioni.

Quando vengono emesse azioni nuove, queste derivano da un aumento di capitale a titolo gratuito, cioè da riserve già presenti nel patrimonio netto che vengono imputate a capitale sociale. In Italia la formula resta un’eccezione, ma alcune grandi società europee la usano con regolarità: nel luglio 2026 Iberdrola ha chiuso la prima edizione del suo programma emettendo 98.141.516 azioni nuove e pagando 722 milioni di euro a chi ha preferito il contante, mentre Ferrovial ha distribuito in questo modo 400 milioni di euro complessivi. Vediamo più nel dettaglio cosa è, come funziona e cosa conviene valutare.

Scrip dividend: cos’è e come funziona

Non sempre i dividendi vengono liquidati agli investitori con il cosiddetto «stacco delle cedole», ad esempio quando la società vuole capitalizzare gli utili invece di farli uscire dalla cassa. Va detto subito che lo stacco non coincide con il pagamento: è il giorno in cui il titolo inizia a essere negoziato senza il diritto al dividendo, mentre l’accredito avviene in una data successiva.

Nella maggior parte dei casi i dividendi vengono distribuiti in contanti, ma in alcuni casi può capitare che una società li distribuisca sotto forma di assegnazione di azioni gratuite di nuova emissione derivanti da un aumento di capitale gratuito.

Lo scrip dividend, in un certo senso, fonde queste due modalità. Si prevede infatti l’assegnazione degli utili agli azionisti mediante l’attribuzione di azioni di nuova emissione ferma restando la possibilità, a coloro i quali ne fanno richiesta, di ricevere il pagamento in contanti invece delle azioni.

Il meccanismo operativo va letto programma per programma, perché è l’emittente a fissarne le regole. Lo schema più diffuso, adottato sia da Iberdrola sia da ACS, prevede l’attribuzione di un diritto di assegnazione gratuita per ciascuna azione posseduta alla data di riferimento: in entrambi i casi la documentazione societaria parla espressamente di un diritto per ogni azione. Da lì parte una finestra, in genere di due o tre settimane, entro la quale il socio comunica al proprio intermediario cosa vuole fare. Attenzione all’inerzia: nei programmi di Iberdrola e Ferrovial chi non comunica nulla riceve le azioni, perché l’opzione azionaria è quella predefinita.

Perché una società sceglie di pagare in azioni

La ragione è la cassa. Un dividendo in contanti impone un’uscita monetaria immediata; l’aumento di capitale a titolo gratuito trasferisce invece risorse già presenti nel patrimonio netto, tipicamente da riserve a capitale sociale, senza determinare alcuna uscita di liquidità. Iberdrola, a luglio 2026, ha eseguito l’aumento imputando la riserva da sovrapprezzo di emissione; ACS ha attinto alle riserve volontarie, che a fine 2025 superavano i 7.183 milioni di euro.

Il caso UniCredit del 2016 mostra bene la logica. L’assemblea del 14 aprile 2016 approvò un bilancio 2015 chiuso con una perdita d’esercizio di 1.441.448.594 euro, ripianata mediante la riserva «Sovrapprezzo di emissione», e nella stessa seduta deliberò la distribuzione di un dividendo da riserve di utili per complessivi 706.181.777,04 euro nella forma di scrip dividend. L’operazione fu possibile perché esistevano riserve di utili disponibili per la distribuzione, mentre la componente corrisposta attraverso nuove azioni non comportava alcuna uscita di cassa.

Attenzione però a una semplificazione ricorrente: lo scrip dividend non è del tutto gratuito per l’emittente. La quota scelta in contanti resta un esborso a tutti gli effetti. Nel programma Ferrovial del 2026 sono stati distribuiti circa 98 milioni di euro agli azionisti che hanno optato per il denaro; in Iberdrola la componente cash ha superato i 708 milioni.

A chi spetta lo scrip dividend e quali date contano

Nel mercato italiano, con l’attuale ciclo di regolamento T+2, il diritto ad incassare il dividendo spetta a tutti gli azionisti che risultano in possesso dell’azione di una particolare società nel giorno precedente la data di stacco, cioè alla chiusura dell’ultima seduta nella quale il titolo viene negoziato cum dividendo.

Le date da tenere a mente sono tre e vanno distinte con precisione:

  • Data ex o data di stacco: il giorno dal quale il titolo viene negoziato senza il diritto al dividendo. Il prezzo teorico dell’azione viene rettificato per tenere conto della cedola staccata, fermo restando che la quotazione effettiva dipende poi da domanda e offerta. Chi compra a partire da questa seduta non ha diritto al dividendo. Come indica Borsa Italiana, in Italia la data di stacco anticipa di norma di due giorni la data di pagamento;
  • Record date: la data in cui l’emittente verifica chi risulta effettivamente titolare del diritto. Nella prassi italiana descritta da Borsa Italiana cade il giorno di mercato aperto successivo alla data ex, così che chi ha acquistato entro l’ultimo giorno cum risulti registrato;
  • Payment date: il giorno in cui il dividendo viene effettivamente corrisposto o, nello scrip dividend, quello in cui le nuove azioni vengono accreditate.

L’ammontare e la tempistica sono proposti dal consiglio di amministrazione e approvati dall’assemblea, ma la data di stacco vera e propria viene fissata da Borsa Italiana con proprio avviso, partendo dalla record date comunicata dall’emittente. Per le società del FTSE MIB che sono sottostanti di contratti derivati, lo stacco cade di norma il primo giorno di mercato aperto successivo al terzo venerdì del mese.

Per comprendere come funzionano i dividendi azionari è assolutamente necessario tenere in considerazione che il dividendo è dovuto anche nel caso in cui un investitore possegga una sola azione.

Inoltre, quando arriva il giorno dello stacco, l’azionista può decidere di vendere tutte le azioni in portafoglio, senza che questa mossa porti alla perdita del dividendo, che verrebbe comunque incassato.

Questo impianto è però destinato a cambiare. Il Regolamento (UE) 2025/2075, che modifica il regolamento 909/2014 sui depositari centrali, è in vigore dal 3 novembre 2025 e si applica dall’11 ottobre 2027: da quella data l’Unione Europea passerà al ciclo di regolamento T+1. ESMA, con lo statement del 20 luglio 2026, ha richiamato gli operatori ad accelerare i preparativi indicando nel 7 dicembre 2026 la prima scadenza regolamentare, relativa alle procedure di allocazione e conferma. Con il passaggio a T+1 si ridurrà di un giorno il tempo necessario al regolamento delle operazioni, modificando di conseguenza la sequenza temporale con cui acquisti e vendite incidono sulla registrazione della titolarità del dividendo.

Le opzioni per gli azionisti

Gli azionisti che ricevono uno scrip dividend possono scegliere, di regola, tra tre opzioni. La prima merita una precisazione, perché prende forme diverse a seconda di come è costruito il programma:

  • Opzione n°1, il contante: nei sistemi di tipo spagnolo la società assume un impegno di acquisto e l’azionista vende i propri diritti all’emittente a un prezzo lordo fissato in anticipo. È esattamente quanto previsto da ACS, che nel giugno 2026 si è impegnata a comprare i diritti a 1,866 euro lordi ciascuno, e da Iberdrola, che ha fissato il prezzo a 0,425 euro. In altri programmi, come quelli storici di UniCredit, non c’è alcuna compravendita di diritti: il socio rinuncia all’assegnazione delle azioni entro una finestra prestabilita e riceve il dividendo in denaro;
  • Opzione n°2, le azioni: accettare l’assegnazione e ricevere i titoli di nuova emissione, secondo il rapporto di concambio comunicato dalla società;
  • Opzione n°3, il mercato: vendere i diritti in borsa durante il periodo di negoziazione, al prezzo che il mercato esprime di volta in volta.

Le tre strade non sono sempre tutte aperte. È l’emittente a decidere se ammettere i diritti alla negoziazione e se assumere un impegno di acquisto: dove manca uno dei due elementi, le alternative si riducono a due. Va poi considerato che i diritti raramente si dividono per un numero tondo di azioni: i diritti frazionari vengono in genere monetizzati dagli intermediari depositari, come avvenne per UniCredit nel 2016, senza aggravio di spese, commissioni o altri oneri a carico degli azionisti.

Il caso Iberdrola: come si legge un calendario di scrip dividend

La prima edizione 2026 del sistema «Iberdrola Retribución Flexible», approvata dall’assemblea del 29 maggio 2026, è l’esempio più leggibile dell’intero meccanismo.

Il dividendo obiettivo lordo è stato fissato in 0,427 euro per azione, scomposto in un dividendo complementare di 0,425 euro e in un dividendo di aggiustamento in contanti di 0,002 euro, quest’ultimo corrisposto a tutti gli azionisti alla record date a prescindere dall’opzione scelta.

Il calendario pubblicato dalla società scandisce ogni passaggio:

  • 3 luglio 2026: ultimo giorno in cui le azioni si negoziano con diritto a partecipare al programma;
  • 6 luglio 2026: avvio della negoziazione dei diritti di assegnazione gratuita e del periodo comune di elezione;
  • 7 luglio 2026: record date;
  • 20 luglio 2026: chiusura del periodo di elezione e fine della negoziazione dei diritti;
  • 27 luglio 2026: pagamento in contanti a chi ha scelto questa opzione, insieme al dividendo di aggiustamento a tutti gli azionisti;
  • 29 luglio 2026: avvio previsto della negoziazione delle nuove azioni.

Il rapporto di assegnazione è stato di una nuova azione ogni 50 diritti. I numeri di chiusura, comunicati alla CNMV, raccontano molto delle preferenze del mercato: i titolari di 1.667.924.179 azioni, pari al 25,368% del capitale, hanno scelto il contante, per un importo lordo di 708.867.776,08 euro, ai quali si aggiungono 13.148.563,54 euro di dividendo di aggiustamento, per un totale definitivo di 722.016.339,62 euro. Il restante 74,6% circa del capitale ha preferito i titoli, spingendo Iberdrola a emettere 98.141.516 nuove azioni da 0,75 euro di valore nominale, per 73.606.137,00 euro di nominale complessivo e un incremento dell’1,493% del capitale sociale, che dopo l’operazione risulta composto da 6.673.141.516 azioni. La retribuzione complessiva a valere sull’esercizio 2025 si è attestata a 0,685 euro lordi per azione, il 12% in più rispetto a quanto pagato sul 2024.

Ferrovial e ACS: due varianti dello stesso schema

Ferrovial ha annunciato il 7 maggio 2026 uno scrip dividend intermedio da 400 milioni di euro complessivi, a valere sulle riserve. Il corrispettivo in contanti è stato fissato il 15 maggio a 0,5578 euro per azione, mentre il rapporto di assegnazione, comunicato l’11 giugno, è stato di una nuova azione ogni 103,5826 azioni possedute, calcolato sul prezzo medio ponderato per i volumi di 57,7784 euro registrato il 29 maggio e il 1° e 2 giugno. Il criterio dichiarato dalla società è che il valore lordo del dividendo in azioni risulti sostanzialmente equivalente a quello in contanti. Il 75,55% delle azioni in circolazione ha ricevuto titoli, per 5.230.564 nuove azioni consegnate; al restante 24,45% sono andati circa 98 milioni di euro in denaro, con pagamento a partire dal 15 giugno 2026.

ACS ha adottato una variante che merita attenzione. La prima esecuzione dell’aumento di capitale con addebito a riserve, deliberata il 24 giugno 2026, prevede un valore di riferimento massimo di 525 milioni di euro e l’emissione di un massimo di 4.015.911 azioni nuove da 0,50 euro di nominale, con rapporto di 69 diritti per ogni nuova azione su un prezzo di riferimento di 130,621 euro. Chi preferisce il denaro può vendere i diritti alla società a 1,866 euro lordi. Il punto decisivo è un altro: ACS annulla contestualmente un pari numero di azioni proprie, così da lasciare invariato il capitale sociale e neutralizzare la diluizione. Il calendario ha previsto il 26 giugno come ultimo giorno cum, il 29 giugno come data ex e avvio della negoziazione dei diritti, il 30 giugno come record date, il 6 luglio come termine per cedere i diritti alla società, il 13 luglio come chiusura della negoziazione in borsa e il 15 luglio come data di pagamento in contanti. Secondo quanto riportato dalla stampa finanziaria spagnola, il 41% degli azionisti ha scelto il contante e circa il 59% i titoli.

Il nodo della diluizione

Qui sta il punto che troppe presentazioni commerciali lasciano in ombra. Chi riceve azioni nuove non diventa automaticamente più ricco: la torta societaria resta la stessa e viene semplicemente tagliata in più fette. Chi invece sceglie il contante, mentre altri azionisti ricevono nuove azioni, può vedere ridursi la propria partecipazione percentuale al capitale, in misura che dipende dall’ampiezza dell’operazione e dal tasso di adesione degli altri soci. È una delle ragioni per cui la maggioranza tende a scegliere i titoli, aiutata dal fatto che l’opzione azionaria è spesso quella predefinita.

Su orizzonti lunghi l’effetto cumulato può essere consistente. Secondo la ricostruzione pubblicata da El Economista nell’aprile 2019, relativa al decennio inaugurato nel 2009, Banco Santander aveva pagato fino ad allora 22 scrip dividend ampliando il capitale del 51%, BBVA ne aveva distribuiti 14 con un aumento del 24% e CaixaBank 17 con un incremento del 29%. Si tratta di una ricostruzione giornalistica riferita a una finestra temporale precisa, non di un dato strutturale permanente. È anche per questo che gli emittenti che continuano a usare lo strumento lo affiancano oggi a riacquisti e annullamenti di azioni proprie, come fa ACS.

Vale infine un’osservazione di contesto: in alcuni casi il ricorso allo scrip dividend viene letto dal mercato come una scelta di maggiore prudenza nella gestione di liquidità e capitale. Non è una regola, e il significato dipende dalla situazione finanziaria dell’emittente e dalle motivazioni dichiarate.

In Italia: il precedente UniCredit

A Piazza Affari lo scrip dividend è rimasto un’eccezione, e UniCredit rappresenta uno dei principali precedenti italiani. Le assemblee del 2014, 2015 e 2016 hanno approvato tre edizioni consecutive, tutte servite da un aumento di capitale gratuito ai sensi dell’articolo 2442 del Codice Civile:

  • 2014: una nuova azione ogni 60 ordinarie possedute, una ogni 84 per le azioni di risparmio, con alternativa in denaro da 0,10 euro per azione;
  • 2015: una nuova azione ogni 50 ordinarie e una ogni 72 di risparmio, alternativa cash da 0,12 euro, stacco il 18 maggio e pagamento il 5 giugno 2015, con finestra per la rinuncia dal 19 al 29 maggio;
  • 2016: una nuova azione ogni 23 ordinarie e una ogni 54 di risparmio, sempre con alternativa da 0,12 euro, stacco il 18 aprile e pagamento il 3 maggio 2016, con finestra dal 19 al 26 aprile.

Nella stagione dei dividendi 2026, invece, le blue chip italiane hanno pagato in contanti, concentrando gli stacchi nelle sedute del 20 aprile, del 18 maggio e del 22 giugno.

Quanto si paga di tasse

È l’aspetto che distingue davvero le tre opzioni, e non va confuso con una convenienza generica.

Nel caso di azioni gratuite emesse mediante passaggio di riserve o altri fondi a capitale, l’assegnazione non costituisce utile imponibile al momento della ricezione. Lo stabilisce l’articolo 47, comma 6, del TUIR: le azioni gratuite di nuova emissione e l’aumento gratuito del valore nominale delle azioni già emesse non costituiscono utili per i soci. Gli effetti fiscali riemergono in un secondo momento, secondo le regole applicabili alla determinazione del costo fiscalmente riconosciuto delle partecipazioni e alla loro successiva cessione.

Il dividendo incassato in contanti, al contrario, sconta la ritenuta del 26% a titolo d’imposta prevista per le partecipazioni non qualificate detenute da persone fisiche fuori dall’esercizio d’impresa. Nel caso di emittenti esteri possono inoltre applicarsi ritenute nello Stato della fonte, secondo la normativa locale e le convenzioni contro le doppie imposizioni: Iberdrola, ad esempio, indica una ritenuta spagnola del 19% sul dividendo complementare e sul dividendo di aggiustamento. Il trattamento complessivo, tra ritenuta convenzionale, eventuale rimborso della quota eccedente e credito d’imposta ove spettante, va verificato caso per caso con il proprio intermediario.

Un terzo elemento da non sottovalutare: i dividendi sono redditi di capitale e, a differenza delle plusvalenze, non sono compensabili con le minusvalenze pregresse.

Scrip dividend o dividendo tradizionale?

Gli azionisti, storicamente, preferiscono essere pagati con denaro anziché con nuove azioni. Il dividendo in contanti rende immediatamente visibile l’uscita di liquidità dalla società, e questo lo rende un riferimento intuitivo. Non è però da solo una misura sufficiente della solidità dell’impresa: una cedola in denaro può essere finanziata con riserve liquide, con nuovo debito o con dismissioni, e un rendimento elevato non dimostra di per sé la sostenibilità della distribuzione. Per valutarla servono flussi di cassa, indebitamento, utili, investimenti e coerenza della politica di remunerazione nel tempo.

Resta vero che una società può offrire uno scrip dividend con vincoli di liquidità molto meno stringenti, dal momento che la componente in azioni non incide sulla cassa.

L’azionista che crede fortemente nella solidità di una particolare società e ritiene che al momento il valore delle azioni sia sottostimato, tramite lo scrip dividend può incrementare la propria posizione senza dover effettuare un acquisto sul mercato, ed eventuali oneri dipendono dalle condizioni applicate dal proprio intermediario. Nel caso specifico delle azioni gratuite derivanti da passaggio di riserve a capitale, inoltre, non vi è imposizione al momento dell’assegnazione. Chi invece punta a un flusso di reddito regolare, o ritiene il titolo caro, ha interesse a monetizzare i diritti, mettendo in conto la possibile riduzione della propria quota percentuale.

La domanda decisiva, quindi, non è soltanto quale opzione scegliere, ma anche perché la società abbia deciso di proporre lo scrip dividend e quale effetto l’operazione produca su liquidità, capitale e numero di azioni in circolazione.