Piazza Affari è da sempre considerata la culla del dividendo. Nel panorama internazionale, dove la filosofia dominante è ormai quella della growth investing, reinvestire gli utili nell’attività per sostenere la crescita futura, l’Italia rappresenta un’eccezione affascinante. Da noi anche le società a maggiore capitalizzazione scelgono spesso di distribuire porzioni significative dei propri profitti agli azionisti.
Una tradizione radicata nella cultura del risparmio nazionale, dove la parola cedola è sinonimo di concretezza e stabilità.
Ecco perché un investitore italiano tende ancora a guardare con favore quei titoli che garantiscono un flusso di reddito periodico. Ma quali sono oggi, all’interno del FTSE MIB, le aziende che offrono i rendimenti più generosi?
Uno screening effettuato tramite TradingView ha individuato 11 società con un dividend yield superiore al 5%, un livello che, in un contesto di tassi reali ancora elevati, rappresenta una soglia interessante ma anche da interpretare con cautela.
Banca Monte dei Paschi di Siena: la rinascita del dividendo
La prima posizione spetta a Banca Monte dei Paschi di Siena, un nome storico della finanza italiana tornato prepotentemente alla ribalta. Dopo anni di ristrutturazioni e perdite, l’istituto ha potuto distribuire un dividendo per azione di 0,86 euro, con un rendimento del 11,4%. Un incremento del 244% rispetto all’anno precedente, segno di una ripresa strutturale.
È un caso emblematico di come il ritorno alla redditività si traduca in una dividend policy più aggressiva. Tuttavia, è bene ricordare che un rendimento così alto riflette anche un prezzo di borsa ancora contenuto dopo anni difficili.
Banco BPM: il dividendo come leva di attrattività
Al secondo posto troviamo Banco BPM, che con un dividend yield del 7,8% grazie a una distribuzione di 1 euro per azione. Il dato impressiona, ma ciò che conta è la crescita del DPS: +78,5% anno su anno.
La banca ha beneficiato del ciclo favorevole dei tassi d’interesse, che ha ampliato i margini di interesse e permesso di rafforzare i ratio patrimoniali. In un contesto del genere, aumentare la remunerazione agli azionisti è una scelta coerente, ma da monitorare nel caso in cui i tassi inizino a scendere.
Eni: stabilità energetica e payout sopra la soglia di guardia
Il colosso energetico Eni rimane una delle società più amate dagli investitori orientati al reddito. Distribuisce 1 euro di dividendo annuale più 0,26 euro, per un rendimento del 6,78%. Tuttavia, il payout ratio è superiore al 120%, un segnale da leggere con attenzione: la società distribuisce più utili di quelli effettivamente generati, attingendo alla liquidità accumulata o a riserve.
È un approccio sostenibile solo finché il cash flow operativo rimane elevato, e quindi finché i prezzi di petrolio e gas sostengono i margini. Resta comunque un titolo simbolo del dividend investing in Italia, anche grazie alla capacità di combinare remunerazione e buyback.
Mediobanca: la costanza come strategia
Mediobanca, pur non avendo ancora comunicato l’importo preciso del dividendo per il prossimo esercizio, si mantiene su un rendimento stimato del 6,8%. È un caso di scuola per comprendere cosa significhi un approccio prudente: la banca preferisce distribuire parte dell’utile solo quando la redditività del capitale lo consente, mantenendo una gestione del rischio molto attenta.
Un titolo ideale per chi cerca stabilità più che crescita esplosiva.
Saipem: il ritorno della cedola dopo la crisi
Il dividendo di 0,17 euro per azione e il rendimento vicino al 6,8% rappresentano per Saipem un ritorno alla normalità dopo anni di difficoltà. La società, attiva nell’ingegneria e nei servizi per il settore energetico, aveva sospeso la distribuzione per preservare capitale. Ora, grazie a una ripresa dei contratti offshore e a una migliore efficienza operativa, è tornata a premiare gli azionisti.
BPER Banca: la nuova stella del credito retail
Con un rendimento del 6,2% e una crescita del DPS del 100%, BPER Banca dimostra come il settore bancario italiano stia attraversando una fase di eccezionale redditività. L’utile record e la qualità del credito migliorata hanno consentito una distribuzione generosa.
Intesa Sanpaolo: il pilastro del dividendo italiano
Intesa Sanpaolo è ormai sinonimo di affidabilità. Con un rendimento del 6,08% e un DPS di 0,34 euro, rappresenta la banca di riferimento per chi cerca stabilità e prevedibilità. L’aumento del 15% rispetto all’anno precedente testimonia una crescita organica sostenibile e una politica di capitale trasparente.
Intesa è anche un esempio didattico di come un dividendo possa essere utilizzato come strumento di reputazione finanziaria: la costanza nelle distribuzioni genera fiducia e attrae investitori istituzionali.
Banca Popolare di Sondrio e Mediolanum: la forza del retail
Tra i nomi con rendimento sopra il 5%, spiccano anche Banca Popolare di Sondrio e Banca Mediolanum, entrambe con yield compreso tra 5,8% e 5,9% e crescita del DPS di oltre il 40%.
Questi istituti condividono un modello di business fondato su relazioni stabili con la clientela retail e una gestione prudente del rischio.
Snam ed Enel: la sicurezza delle utility
Chiude la classifica il comparto delle utility, con Snam ed Enel.
Snam, con un dividendo di 0,29 euro per azione, rendimento del 5,75%, e una crescita del DPS del 3%. È il tipico titolo “difensivo”: bassa volatilità, alta visibilità dei flussi di cassa e distribuzioni costanti.
Enel, invece, con un yield del 5,73% e una crescita annuale del 9%. Entrambe sono perfette per illustrare il concetto di dividend sustainability, dove la regolarità vale più della spettacolarità.
Dividendo sì, ma con discernimento
Guardando questa lista, è facile capire perché Piazza Affari resti amata dagli investitori a reddito. Tuttavia, è fondamentale chiarire un concetto che spesso viene frainteso: il dividendo non rappresenta un guadagno automatico. Quando la cedola viene staccata, il prezzo del titolo si riduce di un importo equivalente. In altre parole, il valore resta lo stesso: cambia solo la forma, da capitale a reddito.
Inoltre, un dividendo elevato può nascondere rischi strutturali. Se una società mantiene un payout ratio troppo alto o distribuisce più utili di quelli prodotti, può trovarsi costretta a ridurre gli investimenti o ad aumentare il debito. È il classico caso di dividendo non sostenibile, spesso segnale di mancanza di opportunità di crescita o di difficoltà nel reinvestire il capitale.
Per questo motivo, chi investe in titoli ad alto dividendo deve guardare oltre la percentuale: valutare il cash flow, la qualità degli utili, la solidità patrimoniale e la coerenza della politica di distribuzione nel tempo.
In fin dei conti, il miglior dividendo non è quello più alto, ma quello che può essere mantenuto anche nelle fasi difficili.
E in questo, Piazza Affari continua a insegnare una lezione preziosa: il reddito vero nasce dalla sostenibilità, non dall’euforia dei numeri.