Aumentano le crisi d’impresa in Italia (+15,5%), ma sempre più aziende tentano il salvataggio

Giorgia Paccione

31 Marzo 2026 - 10:40

Le procedure per la gestione della crisi crescono nel 2025, ma cambia l’approccio delle imprese: sempre più aziende tentano il risanamento senza passare dai tribunali.

Aumentano le crisi d’impresa in Italia (+15,5%), ma sempre più aziende tentano il salvataggio

Nel 2025 la crisi d’impresa in Italia accelera, ma cambia volto. Secondo i dati dell’Osservatorio Unioncamere, le procedure avviate hanno sfiorato quota 13.500, segnando un aumento del 15,5% rispetto all’anno precedente.

Un incremento che riflette le difficoltà del tessuto produttivo, ma anche una maggiore propensione delle aziende a emergere e gestire in modo strutturato le situazioni di crisi. Vediamo come.

Cresce la composizione negoziata: più imprese tentano il salvataggio

Il dato più rilevante riguarda il boom della composizione negoziata della crisi, lo strumento che consente alle imprese di affrontare le difficoltà senza ricorrere subito alle vie giudiziali. Nel 2025 le istanze presentate sono state 1.776, in aumento di circa il 70% rispetto alle 1.048 dell’anno precedente, arrivando a rappresentare oltre il 13% del totale delle procedure.

Non si tratta solo di un aumento numerico, ma di un cambiamento qualitativo. Le aziende che scelgono questo percorso sono mediamente più strutturate: il valore della produzione supera i 16 milioni di euro, mentre gli addetti medi sono circa 40. A ricorrere maggiormente a questo strumento sono le società di capitali, che rappresentano il 79% dei casi, con una forte presenza nei settori manifatturiero, commerciale e delle costruzioni.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha sottolineato come “questo strumento offre reali opportunità alle aziende di ricomporre le situazioni di difficoltà e restare sul mercato. Un vantaggio anche in termini di mantenimento dei livelli occupazionali”.

Liquidazioni ancora dominanti per le imprese più fragili

Nonostante la crescita degli strumenti di risanamento, la liquidazione giudiziale resta la procedura più diffusa. Nel 2025 sono state avviate 9.869 procedure, in aumento del 7,2% rispetto al 2024. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di imprese di piccole dimensioni, con una media di 8 dipendenti e un valore della produzione intorno ai 3 milioni di euro.

In questi casi, la crisi si traduce spesso in un’uscita definitiva dal mercato. I settori più colpiti sono costruzioni, commercio e manifattura, comparti storicamente esposti alle oscillazioni economiche e alle tensioni sui costi.

Accanto a questa dinamica, si osserva anche una forte crescita della liquidazione coatta amministrativa, che coinvolge soprattutto cooperative e consorzi attivi nella sanità e nei servizi. Le procedure sono aumentate dell’86% su base annua, segnale di criticità specifiche in alcuni segmenti del sistema economico.

Gli altri strumenti: concordati e ristrutturazioni in aumento

Oltre alla composizione negoziata, crescono anche gli altri strumenti previsti dal Codice della crisi. Il concordato preventivo ha registrato 895 procedure nel 2025, in aumento del 17,5%, coinvolgendo imprese di dimensione intermedia. Ancora più marcata la crescita del concordato semplificato, che segna un +68,2%, trainato soprattutto dal settore commerciale.

Più contenuto, ma comunque positivo, l’incremento degli accordi di ristrutturazione dei debiti, saliti a 348 procedure (+6,7%). In questo caso si tratta di aziende più grandi e strutturate, con una media di 89 dipendenti e una produzione di circa 11 milioni di euro.

Nel complesso emerge un sistema produttivo sotto pressione, ma più consapevole. L’aumento delle procedure non indica solo un peggioramento delle condizioni economiche, ma anche una maggiore diffusione degli strumenti di gestione della crisi. Sempre più imprese, infatti, scelgono di intervenire prima che la situazione diventi irreversibile, provando a restare sul mercato invece di uscirne definitivamente.

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