La casa di moda italiana Roberto Cavalli chiude definitivamente in questo Paese. 80 licenziamenti in vista

P. F.

30 Maggio 2026 - 08:01

La maison Roberto Cavalli avvia la chiusura della sede svizzera di Paradiso, in Ticino: a rischio circa ottanta posti di lavoro dopo il passaggio a Marquee Brands.

La casa di moda italiana Roberto Cavalli chiude definitivamente in questo Paese. 80 licenziamenti in vista
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Una riunione convocata senza preavviso e, in pochi minuti, il futuro di ottanta persone è rimasto appeso a un filo. È quanto è accaduto nella sede svizzera di Roberto Cavalli, a Paradiso, dove la società che amministrava lo storico marchio del lusso italiano ha annunciato di voler chiudere i battenti.

Dietro la decisione c’è il cambio di proprietà che porterà la griffe fiorentina sotto il controllo della holding statunitense Marquee Brands, in un’operazione destinata a cancellare la funzione della struttura ticinese e a travolgere chi vi lavorava all’interno.

Roberto Cavalli lascia il Ticino: 80 posti in bilico

A gestire il marchio dal Canton Ticino era Auriel Investment SA, la società con sede a Paradiso che da qualche anno faceva da centro di comando della maison di moda italiana. Nel corso dell’ultimo incontro con i dipendenti la dirigenza ha messo le carte in tavola, parlando di un riesame complessivo della “propria struttura organizzativa e operativa”. Formula tecnica che, tradotta sul piano occupazionale, significa una cosa sola: perdita del posto di lavoro. Anche il linguaggio dei documenti firmati dal personale conferma il quadro e prefigura un lice nziamento collettivo: “Sebbene non sia stata ancora assunta alcuna decisione definitiva, tale processo potrebbe comportare una potenziale cessazione dell’attività e una possibile procedura di licenziamento collettivo”.

Che qualcosa si stesse muovendo lo si era capito già dall’estate del 2025. Roberto Cavalli fa capo da tempo all’imprenditore emiratino Hussain Sajwani, presidente del gruppo immobiliare di Dubai Damac, che controlla la griffe attraverso il veicolo finanziario Vision Investments. Proprio la proprietà aveva ammesso di guardarsi attorno alla ricerca di alleanze, senza escludere una vendita integrale della casa di moda per finanziarne lo sviluppo. La strada è poi diventata quella della cessione.

Stando alla documentazione interna, l’acquisizione porta la firma di Marquee Brands. La holding statunitense ha rilevato la quota di controllo del marchio italiano, con il perfezionamento dell’operazione atteso entro la metà del 2026. La parte commerciale resterà invece in mani milanesi: sarà The Level Group, specialista delle vendite online, a coordinare le operazioni del brand sia sul fronte digitale sia attraverso i circuiti all’ingrosso e al dettaglio tra Europa e Stati Uniti.

Lavoratori soli: nessun sindacato, nessuna rappresentanza

Per i lavoratori di Paradiso l’incertezza non nasce in questi giorni. La decisione di mettere in vendita la società, presa circa un anno fa, aveva innescato una serie di dimissioni ai vertici, lasciando l’azienda priva di una guida stabile. “Da circa sette mesi eravamo senza un amministratore delegato e senza una struttura organizzativa chiara”, ha raccontato una fonte coinvolta in prima persona.

L’organico attuale si è ridotto a un’ottantina di addetti. “Nonostante l’incertezza, questa comunicazione è stata un duro colpo”. “Siamo rimasti in circa ottanta, ma solo perché molti hanno trovato un’alternativa e se ne sono andati in tempo. Per diversi è una situazione che si ripete: parliamo di persone provenienti da Bally o da Kering”. A pesare è anche il vuoto di tutele attorno al personale: “Non è stato coinvolto alcun sindacato e non abbiamo una rappresentanza. Non sappiamo bene come muoverci”.

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