Assegno unico per figli maggiorenni. Requisiti, importi e cosa fare al compimento dei 18 anni

Emanuele Di Baldo

9 Luglio 2026 - 17:26

Cosa succede all’Assegno unico quando il figlio diventa maggiorenne? Ecco come evitare la sospensione dei pagamenti e i requisiti necessari

Assegno unico per figli maggiorenni. Requisiti, importi e cosa fare al compimento dei 18 anni

Diciotto anni: per tuo figlio è un compleanno “da grandi”, per chi gestisce la famiglia è anche il mese in cui l’INPS ti mette davanti a una domanda molto concreta: l’Assegno unico e universale (AUU) continua oppure si ferma? La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, continua fino ai 21 anni. Quella meno comoda è che, al compimento della maggiore età, l’assegno viene sospeso in automatico e serve quasi sempre un aggiornamento della domanda per farlo ripartire.

Qui trovi cosa prevede la norma oggi, quanto spetta con gli importi rivalutati dalla circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, cosa fare sul portale INPS e quali errori (banali, ma frequenti) fanno finire l’assegno in “istruttoria” o, peggio, lo bloccano.

Assegno unico dopo i 18 anni: chi ne ha diritto e fino a quando

L’assegno unico è in vigore dal 1° marzo 2022 ed è la misura, istituita dal decreto legislativo n. 230/2021, che ha sostituito (per i figli) gran parte dei vecchi strumenti come le detrazioni per figli minori e gli ANF/assegni familiari per i nuclei che ne beneficiavano. In pratica: oggi l’AUU è il canale principale con cui lo Stato sostiene i genitori per i figli a carico.

Sul punto che ti interessa davvero: l’Assegno unico spetta anche ai figli maggiorenni, ma dopo i 18 anni non è automatico ed è di importo più basso. La legge prevede che l’AUU prosegua per i figli dai 18 ai 21 anni solo se il figlio rientra in almeno una condizione precisa. Le condizioni, alternative tra loro, sono queste.

  • Studio o formazione: frequenta un corso di istruzione scolastica, universitaria o di formazione professionale (compreso il corso di laurea).
  • Tirocinio o lavoro con reddito “basso”: svolge un tirocinio o un’attività lavorativa e ha un reddito complessivo annuo inferiore a 8.000 euro.
  • Disoccupazione: è registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego.
  • Servizio civile universale: svolge il servizio civile.

Se nessuna di queste casistiche è vera, l’AUU per quel figlio si ferma (e, se continui a incassarlo senza comunicarlo, l’INPS può chiedere la restituzione delle somme non dovute). Discorso a parte per i figli con disabilità, per i quali l’assegno spetta senza limiti di età e senza il vincolo degli 8.000 euro: ne parliamo più avanti.

Quanto spetta nel 2026: gli importi per i figli maggiorenni

Al compimento dei 18 anni l’AUU si trasforma. Intanto non è più una misura “universale” in senso pieno, perché il pagamento prosegue solo alle condizioni viste sopra. Poi cambia l’importo: mettendo da parte la situazione dei figli disabili, per tutti gli altri figli maggiorenni la cifra si riduce sensibilmente rispetto a quella dei minori.

Secondo la circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, che ha recepito la rivalutazione ISTAT del +1,4%, nel 2026 per ciascun figlio maggiorenne (18-21 anni) spetta:

  • un massimo di 99,10 euro al mese per i nuclei con ISEE fino a 17.468,52 euro;
  • un minimo di 29,10 euro al mese per ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro o in assenza di ISEE.

Per avere un termine di paragone, per ciascun figlio minorenne l’importo 2026 va da un massimo di 203,80 euro (ISEE fino a 17.468,51 euro) a un minimo di 58,30 euro (ISEE oltre 46.582,71 euro o senza ISEE), sempre secondo la circolare INPS n. 7/2026. A queste somme base possono aggiungersi le maggiorazioni previste dalla normativa (figli successivi al secondo, nuclei numerosi, entrambi i genitori lavoratori, madre di età inferiore a 21 anni, disabilità), calcolate in funzione dell’ISEE.

La cifra esatta non si ricava “a mano”: dipende dall’incrocio tra ISEE, composizione del nucleo ed età dei figli. Per il valore preciso resta valido il simulatore INPS o il proprio Fascicolo previdenziale del cittadino.

Il mese “critico” del compleanno: la sospensione automatica

Quando tuo figlio compie 18 anni, una volta che l’INPS ne apprende dai propri archivi, sospende il pagamento per quel figlio fino a quando non risulta a sistema la condizione che consente di continuare a erogare l’assegno. In pratica, se non aggiorni la domanda, l’AUU va in sospensione o resta in istruttoria.

La regola d’oro è semplice: nel mese del 18° compleanno (o subito dopo) entra in domanda e conferma i requisiti. Bastano pochi minuti e ti eviti settimane di attese e ricalcoli. E niente panico sulle mensilità “saltate”: se tra il compimento dei 18 anni e lo sblocco della domanda ci sono pagamenti sospesi, questi vengono riconosciuti a titolo di arretrato in sede di conguaglio. Nessuna mensilità spettante va persa.

Come modificare la domanda quando il figlio diventa maggiorenne

La gestione avviene online sul sito INPS, all’interno della domanda di AUU già presentata (che di norma resta valida negli anni, ma va aggiornata quando cambiano le condizioni). Passaggi operativi:

  1. Accedi al portale INPS con SPID (almeno di livello 2), CIE o CNS.
  2. Entra nel servizio “Assegno unico e universale per i figli a carico”, apri Consulta e gestisci le domande che hai presentato e seleziona la domanda in cui è compreso il neomaggiorenne: al compimento dei 18 anni viene posta in evidenza con la richiesta di integrarla.
  3. Autocertifica la condizione corretta del figlio tra studio/formazione, tirocinio o lavoro con reddito sotto 8.000 euro, disoccupazione con iscrizione ai servizi per l’impiego o servizio civile.
  4. Se vuoi, aggiorna la modalità di pagamento (vedi sotto) e salva.

Documenti: di norma non serve caricare allegati, perché la domanda si basa su autodichiarazioni e su controlli successivi. Tieni comunque pronti, in caso di verifica, certificati e iscrizioni utili a dimostrare la situazione reale.

Chi già percepiva l’AUU nel periodo marzo 2025 - febbraio 2026, con domanda non respinta, revocata, decaduta o oggetto di rinuncia, non deve ripresentare la domanda: l’INPS prosegue d’ufficio. Una nuova domanda serve solo a chi la presenta per la prima volta, a chi ha una pratica interrotta o quando cambiano le condizioni dichiarate, come appunto il passaggio del figlio alla maggiore età.

Pagamento diretto al figlio maggiorenne: quando conviene e come funziona

Una possibilità pratica, che molti scoprono solo dopo il blocco del pagamento: compiuti i 18 anni, il figlio può chiedere che la sua quota venga accreditata direttamente a lui. È una scelta utile se il ragazzo gestisce spese proprie (affitto da fuori sede, trasporti, materiali di studio), ma va coordinata in famiglia per non creare confusione. In domanda puoi:

  • indicare l’IBAN del figlio per il pagamento diretto della quota a lui spettante;
  • oppure mantenere l’accredito al genitore (o la ripartizione tra genitori) secondo le opzioni disponibili.

Attenzione: un IBAN errato o non intestato correttamente è uno dei motivi più comuni di “assegno bloccato”.

Figlio maggiorenne studente: scuola, università, formazione

La casistica più diffusa, e anche la più lineare, è l’assegno unico per figlio maggiorenne studente. Rientrano normalmente nel requisito:

  • scuola secondaria di secondo grado;
  • università (laurea triennale/magistrale e percorsi equiparati);
  • corsi di formazione professionale riconosciuti.

Il punto non è “quanto prende” lo studente, ma che stia effettivamente frequentando. Se nel frattempo lavora, entra in gioco anche la regola degli 8.000 euro annui: se la supera, la condizione “lavoro” non è più soddisfatta e rischi di perdere l’AUU, salvo che sussista un’altra condizione valida.

Sulle borse di studio: non sono, di per sé, un ostacolo all’AUU. L’assegno non si perde perché tuo figlio prende una borsa, ma è sempre sensato controllare come quella borsa venga trattata nelle dichiarazioni e nella DSU, perché può incidere su altri aspetti (per esempio sull’ISEE del nucleo).

Se il figlio inizia a lavorare: la soglia degli 8.000 euro

Qui si inciampa spesso, perché si ragiona “a buon senso” e l’INPS ragiona “a condizioni”. Se tuo figlio lavora o svolge un tirocinio, l’AUU 18-21 può continuare solo se il reddito complessivo annuo resta sotto 8.000 euro. È un limite che conta soprattutto per lavori stagionali, contratti brevi e part-time: a giugno sembra tutto sotto controllo, a dicembre arriva la Certificazione Unica e scopri di aver superato la soglia.

Cosa fare in pratica:

  • se il figlio inizia a lavorare o cambia lavoro, aggiorna la domanda indicando la condizione corretta;
  • se capisci che il reddito annuo supererà la soglia, comunica subito la variazione: è il modo più semplice per evitare recuperi e contestazioni.

Un’avvertenza importante: il tetto degli 8.000 euro non si applica ai figli con disabilità, per i quali la legge (artt. 1 e 2 del d.lgs. 230/2021) prevede una tutela rafforzata.

Figlio disoccupato o in servizio civile: requisiti e “prove”

Se il figlio non studia e non lavora, l’AUU può restare in piedi in due situazioni tipiche.

  • Disoccupazione: serve che il ragazzo sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi per l’impiego. In sostanza deve risultare “attivo” nel sistema pubblico: non basta dire “non trova nulla”.
  • Servizio civile universale: lo svolgimento del servizio civile è, per norma, una condizione autonoma che consente l’AUU tra i 18 e i 21 anni.

Figlio con disabilità: nessun limite di età

L’eccezione più importante riguarda i figli con disabilità: per loro l’assegno può continuare senza limiti di età, secondo le regole specifiche previste dalla normativa. In questo caso i pagamenti proseguono in automatico, senza bisogno di comunicazioni aggiuntive rispetto a quanto già indicato nell’ISEE in corso di validità, e non opera il vincolo degli 8.000 euro di reddito.

Gli importi sono inoltre maggiorati in base al grado di disabilità (media, grave, non autosufficienza). Il quadro completo lo trovi nella guida dedicata.

Dopo i 21 anni: l’assegno finisce (quasi sempre)

Arrivati a 21 anni la regola generale è netta: l’AUU per quel figlio cessa automaticamente e la perdita è parzialmente compensata dal ritorno delle detrazioni fiscali per figli a carico in busta paga, ma solo se il figlio è ancora fiscalmente a carico del genitore. L’unica eccezione, come visto, sono i figli con disabilità, per i quali non c’è alcun limite anagrafico.

ISEE 2026: il dettaglio che ti fa perdere (o recuperare) soldi

L’AUU è universale, ma l’importo cambia molto in base all’ISEE. Qui c’è la dinamica che ogni anno crea il classico “mistero” dei pagamenti:

  • senza ISEE valido, l’INPS paga l’importo minimo;
  • presentando l’ISEE nei termini, l’importo viene adeguato alla fascia e arrivano anche gli arretrati secondo le regole dell’anno.

Nel 2026 ci sono due elementi da tenere a mente. Il primo sono le scadenze: presentando la DSU entro il 28 febbraio 2026 si riceve da marzo l’importo pieno corrispondente alla propria fascia (è una prassi operativa, non un termine di legge); chi non ci riesce ha comunque tempo fino al 30 giugno 2026 per ottenere il ricalcolo degli importi da marzo con il riconoscimento degli arretrati. Dopo tale data, senza ISEE valido, si resta all’importo minimo e si rischia di perdere gli arretrati.

Il secondo è il nuovo ISEE 2026: la Legge di Bilancio ha introdotto un “ISEE per le prestazioni familiari e per l’inclusione” più favorevole, confermato dall’INPS con il messaggio n. 102 del 12 gennaio 2026 e utilizzato per il calcolo dell’AUU a partire dalla mensilità di marzo 2026. Le novità principali: l’AUU già percepito viene escluso dal calcolo dell’indicatore e la franchigia sull’abitazione principale sale a 91.500 euro (120.000 euro nei Comuni capoluogo delle Città metropolitane), con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Tradotto: per molte famiglie con figli l’ISEE risulta più basso e l’assegno più alto.

Anche se il tema principale è il figlio maggiorenne, il consiglio pratico resta lo stesso: ISEE aggiornato e domanda aggiornata. Senza questi due pezzi, l’assegno si inceppa.

“Assegno unico in istruttoria” o bloccato: le cause più frequenti

Se sul portale trovi la pratica in istruttoria o vedi pagamenti sospesi, spesso il motivo è uno di questi:

  • mancata conferma dei requisiti del figlio 18-21 dopo il compleanno;
  • ISEE assente, scaduto o non acquisito correttamente;
  • IBAN errato o non validato;
  • incongruenze anagrafiche o dati non aggiornati.

Se hai aggiornato tutto e la situazione non si sblocca, controlla la sezione comunicazioni della domanda e, se serve, chiedi supporto: Contact Center INPS al numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o 06 164.164 (da rete mobile, a pagamento secondo il gestore), oppure un patronato. A volte basta una correzione tecnica per far ripartire la liquidazione.