Assegni familiari anche a chi non lavora: il progetto del Governo Conte Bis

Assegni familiari anche per chi è disoccupato: potrebbe partire nel 2020 il progetto relativo all’assegno unico, la misura con cui sarà riconosciuto un assegno fino a 240€ per ogni figlio a carico.

Assegni familiari anche a chi non lavora: il progetto del Governo Conte Bis

Quando si parla di assegni familiari, o meglio di assegni al nucleo familiare, si fa riferimento a quella prestazione economica erogata dall’Inps nei confronti di alcune categorie di lavoratori (o anche ai titolari di pensione) per il sostegno della famiglia.

Gli assegni al nucleo familiare, che hanno un importo variabile a seconda del numero dei componenti e del reddito complessivo (qui le tabelle aggiornate), sono quindi un valido aiuto per i lavoratori, specialmente per quelli che non percepiscono un reddito elevato.

Non c’è invece alcuna possibilità di percepire gli assegni familiari in mancanza di un regolare contratto di lavoro: chi è disoccupato, quindi, non può beneficiare di questo importante sostegno per il reddito.

Quest’ultimo punto, però, potrebbe cambiare a breve: il Governo Conte Bis, infatti, sta valutando la possibilità di introdurre una nuova misura per il sostegno delle famiglie che - almeno in una fase iniziale - verrebbe riconosciuta proprio ai cittadini che si trovano senza un lavoro. Vediamo di cosa si tratta e quali sono gli importi previsti.

Assegni familiari a chi non lavora: nasce l’assegno unico

Il fatto che gli assegni familiari siano riconosciuti esclusivamente ai soggetti titolari di reddito (sia da lavoro che da pensione) negli anni ha suscitato diverse polemiche. Spesso, infatti, sono proprio i “senza lavoro” a necessitare di un maggior supporto da parte dello Stato.

Ebbene, il Governo Conte Bis per risolvere le distorsioni che caratterizzano le misure in campo oggi sta pensando di assorbire tutti i bonus famiglia - assegni al nucleo familiare compresi - in un unico sostegno del reddito che verrebbe riconosciuto proprio a tutti, disoccupati compresi.

Stiamo parlando dell’assegno unico, un bonus riconosciuto alle famiglie per ogni figlio a carico fino al compimento dei 26 anni dello stesso (l’importo, però, viene rimodulato una volta superati i 18 anni di età).

Quello riguardante l’assegno unico è un progetto ambizioso ma, allo stesso tempo, particolarmente costoso. Per questo non sarà semplice provvedere ad una sua introduzione già per il prossimo anno, visto che con la Legge di Bilancio 2020 ci saranno altre importanti sfide da affrontare (come lo stop all’aumento dell’IVA e il taglio del cuneo fiscale).

È per questo motivo che il Governo Conte Bis, su impulso del Partito Democratico, sta pensando di procedere per gradi partendo dal tutelare proprio quelle famiglie dove nessun genitore, essendo disoccupato, può incassare gli assegni al nucleo familiare.

L’intenzione, quindi, è di partire riconoscendo ai senza lavoro un assegno unico - che pur essendo simile è differente dagli assegni familiari - utile per affrontare le spese necessarie al mantenimento dei figli.

Assegno unico: gli importi

L’assegno unico familiare, quindi, andrebbe ad assorbire tutti gli attuali strumenti di sostegno del reddito familiare, come appunto gli ANF ma anche bonus bebè, assegno per la natalità e bonus nido. Per quest’ultimo ricordiamo che intenzione del Governo Giallo-Rosso è anche quella di rendere gratuita la frequenza agli asili nido al di sotto di una determinata (ma non ancora specificata) fascia di reddito.

Per quanto riguarda gli importi di questo assegno unico familiare, che ricordiamo nel 2020 potrebbe essere riconosciuto alle famiglie dei senza lavoro, sappiamo che questi saranno quantificati in base al reddito.

Nel dettaglio, la quota massima dovrebbe essere di 240,00€ per figlio e si scende ad 80,00€ una volta superati i 18 anni (l’assegno, infatti, viene riconosciuto fino ai 26 anni, ma solo se il figlio resta a carico del genitore).

Quindi, più il reddito è alto e più l’importo si riduce.

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