Borsa Italiana: le società più esposte alla situazione argentina

Mediobanca ritiene non particolarmente significativa l’esposizione delle aziende del Belpaese che operano nel Paese. Ecco perché.

Borsa Italiana: le società più esposte alla situazione argentina

La situazione economica e finanziaria in Argentina è ancora lontana dall’essere risolta. Le crescenti tensioni preoccupano i mercati, mentre il Paese teme di rimpiombare nell’incubo del default come nel 2001.

In quest’area del Sud America, la presenza di grandi società italiane è piuttosto significativa, ma secondo quanto ha rilevato Mediobanca, la loro esposizione alla svalutazione del peso è limitata.

Eppure ieri, forse a caso di una interpretazione sbagliata di alcune notizie circolata sulla stampa, Teneris ha subito un brutto colpo a Piazza Affari, riuscendo a recuperare un po’ di terreno nella giornata di oggi.

L’esposizione delle società italiane

La pesante crisi che sta attraversano l’Argentina ha portato a una crescente svalutazione della valuta locale che da inizio anno è costata il 50% del suo valore nei confronti del dollaro, mentre l’inflazione cresce vertiginosamente nel Paese.

Una situazione preoccupante, che secondo Mediobanca potrebbe “innescare un’iperinflazione a partire dal terzo trimestre 2018” e in seguito alla quale – avverte - è “possibile che le società che utilizzano la valuta locale per le loro filiali argentine possano essere costrette a rivedere il fair value dei propri asset e delle passività, il che potrebbe portare a nuove svalutazioni”.

In riferimento all’esposizione delle numerose aziende italiane che operano in Argentina nei confronti della svalutazione della moneta locale, gli analisti della banca d’affari la ritengono “limitata”, ma aggiungono:

“Siamo anche consapevoli che un ulteriore collasso della valuta argentina possa avere ricadute su altre valute dell’America Latina”.

Le quotate da tener d’occhio

Entrando nel dettaglio, l’azienda italiana probabilmente più esposta al deprezzamento della valuta argentina è Enel, presente in Argentina attraverso la sua controllata Enel Americas. Secondo le stime degli analisti, Buenos Aires rappresenta il 2/3% dell’ebitda consolidato dell’utility italiana.

Ripercussioni indirette potrebbe subirle Tenaris, per la quale l’Argentina rappresenta il 18% dei ricavi del gruppo prevalentemente prezzati in dollari.

Il gruppo produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas potrebbe risentire di una eventuale decisione del governo di sospendere i sussidi per il gas che hanno finora spinto gli investimenti upstream in Argentina, riducendo dunque il numero degli impianti. L’impatto per Tenaris, secondo gli analisti, non sarebbe positivo.

Quasi immuni dalla crisi argentina, secondo Mediobanca, Fiat Chrysler Aytomobiles e Cnh Industrial.

La richiesta di Macri e la mossa della Banca centrale

Intanto, ieri il peso argentino ha subito un ulteriore, pesante scossone con il dollaro che ha toccato nuovi massini.

A influire sulla pessima performance della moneta argentina, la decisione del presidente Mauricio Macri di rivolgersi nuovamente al Fondo monetario internazionale, sollecitandolo ad accelerare la procedura per il pagamento della prima tranche di aiuti previsti dal pacchetto di salvataggio da 50 miliardi di dollari.

Una mossa che ha scatenato la tempesta perché, sottolineano alcuni analisti, ai mercati è apparsa come un atto frutto della disperazione.

Il peggioramento della situazione del Paese, inoltre, ha spinto la Banca centrale argentina verso l’innalzamento del tasso di interesse dal 45% al 60%.

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