Dalle rovine del peronismo al modello libertario: la scommessa di Milei

Glauco Maggi

28/10/2025

Con la vittoria di La Libertad Avanza, Milei consolida il suo potere e cambia il destino dell’Argentina, riducendo inflazione e povertà dopo decenni di crisi economica e dirigismo statale.

Dalle rovine del peronismo al modello libertario: la scommessa di Milei

Usciamo dagli Stati Uniti, ma la digressione è più che giustificata. Gli oppositori del presidente americano, in patria e soprattutto in Europa, sono sempre alla ricerca dei personaggi simil-Trump. Così è scontato, per loro, bollarli come politici autoritari, senza qualità, senza futuro. Poi c’è l’Argentina, ed è un brusco risveglio.

Il partito di Javier Milei, La Libertad Avanza, ha ottenuto una netta vittoria nelle elezioni del 26 ottobre ed è diventato il primo partito a livello nazionale, rafforzando significativamente la sua posizione in parlamento anche se non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi. Ora Milei vanta il 40,7% del voto popolare (con il 97% delle schede scrutinate), passando da 37 a 101 seggi su 257 alla Camera e da sei a 20 su 72 in Senato. Insomma, ha triplicato il suo potere rispetto al 2023, quando, a capo di una formazione emergente, era ancora ultra minoritario. Il trionfo alle urne è confermato dai dati provinciali: Libertad Avanza ha raddoppiato i voti conquistando il controllo di 16 regioni, compresa la provincia di Buenos Aires, tradizionale roccaforte della sinistra.

Se gli anti Trump credevano di aver trovato, almeno in Argentina, un avversario facile contro cui tifare, con tutto il comportamento personale di Milei ma, soprattutto, con il suo programma libertario, antitetico al dirigismo peronista-socialista, devono cambiare cavallo. Come la sinistra globale aveva fatto con Chavez-Maduro in Venezuela, la strategia sarà quella del silenzio. Su quel Paese avevano steso un velo penoso, i comunisti italiani e gli attori hollywoodiani alla Sean Penn, quando non era più possibile nascondere il fallimento tragico di quella esperienza di governo che tanto avevano sorretto e decantato. Con Buenos Aires faranno l’opposto. Come potranno applaudire il successo delle politiche di Milei, che hanno fruttato i risultati eclatanti ai seggi?

Con la collega del Corriere della Sera Maria Teresa Cometto, all’avvio della campagna elettorale che ha consacrato Milei, ero stato a Buenos Aires per capire quale prospettiva avesse l’esperimento libertario messo in pratica. Libertad Avanza non era solo uno slogan, ma un piano reale. La politica libertaria che può garantire il benessere della gente, secondo l’ideologia libertaria, è basata su principi chiarissimi: azzerare il debito perseguendo la parità del bilancio statale; liberare le forze dell’economia attraverso il massimo di concorrenza; favorire l’innovazione che è il vero motore.

No hay plata” (‘non abbiamo soldi’) era stato il motto popolare grazie al quale Milei ha conquistato l’Argentina. “Lo senti dire per strada anche dalle mamme ai bambini petulanti che fanno i capricci perché vogliono qualcosa. E le mamme, che non vogliono spendere, usano il ritornello che il presidente Milei aveva reso virale appena eletto nel novembre 2023, quando si è rivolto al Paese: Argentina, non abbiamo soldi”. Ce lo hanno raccontato Augustin Etchebarne e Candelaria de Elizalde, il direttore generale e la coordinatrice del pensatoio liberale indipendente Fundación Libertad y Progreso. “Milei voleva far capire alla gente, in modo semplice e sincero, che le casse dello stato erano vuote e che erano indispensabili drastici tagli della spesa pubblica per far uscire il Paese dalla sua gravissima crisi economica e finanziaria”. Li abbiamo incontrati nella sede della Fondazione per capire l’aria che tirava in Argentina due mesi prima del voto.

“Consideriamo l’Argentina, per la sua storia, un laboratorio di cambiamenti sociali e politici interessanti per tutto il mondo”, ha sunteggiato Augustin quando ci siamo lasciati, dopo una lunga chiacchierata in cui ha percorso la storia del Paese nei suoi passaggi fondamentali, quelli che hanno portato all’odierno fenomeno del Milei vincente.
“La nostra costituzione del 1853 è ispirata a quella degli Stati Uniti d’America e in particolare a quella dello stato della California: libertà e progresso sono i suoi valori fondamentali, come il nome della nostra fondazione”, ci ha spiegato Augustin, con un passato da professore di Economia. Oltre a un ottimo inglese, capisce bene l’italiano (“meglio di quanto lo parlo”, si schermisce), avendo studiato per un anno a Napoli all’Istituto per lo sviluppo economico e poi lavorato per un anno e mezzo a Milano per un’azienda del gruppo Techint.

“Per quasi 100 anni, fino all’inizio degli anni ‘40, l’Argentina era più ricca dell’Europa - ha continuato -. Non a caso c’è stata una forte corrente migratoria dall’Italia, dalla Spagna e da altre nazioni: erano loro i poveri. Ma poi, con l’avvento del peronismo e delle sue politiche protezioniste, basate sul trasferimento del potere ai sindacati e sul pesante intervento del governo nell’economia, siamo caduti in un declino durato 80 anni”. Augustin ricorda i guasti e snocciola le cifre, da economista. “L’inflazione alle stelle, il debito pubblico insostenibile, e più di un default delle obbligazioni governative. Il livello di povertà è salito fino al 52% nel dicembre 2023, quando Milei è entrato in carica. Lui ha avuto il coraggio di tagliare le spese pubbliche federali. Il risultato è stato il ribasso dell’inflazione, che è di fatto una tassa sui poveri, dal 25% al mese all’attuale 2%. Un tasso ancora alto, ma se il trend si mantiene, come credo, potremmo avere un tasso annuale a una cifra entro il 2026. Intanto stiamo vedendo il rimbalzo dell’attività economica (+7% lo scorso maggio su un anno prima) e il calo della povertà al 31%”.

Per la cronaca, Milei ha licenziato 53mila dipendenti pubblici, ha eliminato il controllo degli affitti, ha tagliato o ridotto 22 tasse federali e ha creato il ministero delle Deregolamentazioni. Piú chiaro di così…

I risultati elettorali hanno ora confermato che il Paese ha capito che la sua è la strada giusta da seguire. Per la Fundación Libertad y Progreso, e per Milei, è stato il successo indispensabile per far tornare l’Argentina quella grande nazione che era. Gli otto decenni di governo peronista l’avevano ridotta una nazione facile ai default: bene lo sanno quelli che hanno investito in passato nei bond argentini… E pensare che Buenos Aires, la Parigi del Sud America, era la capitale di una nazione più ricca di Italia, Germania e Francia.