Argentina: peso ai minimi storici su timori nuova crisi stile 2001

Il Presidente Mauricio Macri ha chiesto al FMI di accelerare i pagamenti previsti dal piano di salvataggio per tamponare la situazione economica del Paese sudamericano

Argentina: peso ai minimi storici su timori nuova crisi stile 2001

L’Argentina è in piena crisi e il contraccolpo sul peso argentino non è tardato ad arrivare. Ieri la valuta di Buenos Aires è crollata sui minimi storici contro il dollaro statunitense aggiungendosi alla platea di valute emergenti che nel 2018 hanno visto il loro valore scendere ai minimi termini assoluti nei confronti della moneta forte (vedi anche rupia indiana e lira turca).

I minimi storici del peso argentino sono stati toccati a ridosso dei 34 dollari, a margine di una giornata che ha visto le quotazioni del cambio ARS/USD arretrare di oltre 7,5 punti percentuali. Da inizio anno la moneta sudamericana ha perso ben oltre il 40% contro il biglietto verde.

La situazione è precipitata dopo che il Governo del Presidente Mauricio Macri ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) di accelerare i pagamenti previsti dal piano di salvataggio da 50 miliardi di dollari per tamponare la situazione economica del Paese, le cui criticità cono ormai sempre più evidenti.

Il Fmi ha risposto positivamente per mezzo del direttore operativo Christine Lagarde, assicurando che lo staff del Fondo lavorerà con le autorità argentine per rafforzare il programma. «Ho sottolineato il mio sostegno - ha spiegato Lagarde – e la nostra disponibilità ad assistere il governo di Buenos Aires nello sviluppo dei suoi piani strategici rivisti». La numero uno del Fmi si è detta certa che il governo riuscirà a traghettare il Paese fuori dalla crisi, spiegando di aver «fiducia nell’impegno delle autorità argentine», componente cruciale per uscire dalla grave recessione che ha colpito l’Argentina.

Dal punto di vista dei mercati finanziari, invece, sembra che gli investitori abbiano perso fede nel rilancio della nazione più volte richiamato in passato da Macri dal momento del suo insediamento nel dicembre del 2015. Non sono servite nemmeno le rassicurazioni del numero uno della Casa Rosada, che in un messaggio affidato alla tv nazionale ha spiegato che i finanziamenti dell’Fmi aiuteranno il governo a sostenere la fiducia riposta dagli investitori nella seconda economia del continente sudamericano.

Nelle settimane centrali di agosto anche la Banca centrale argentina aveva annunciato nuove modalità per le sue operazioni di “swaps” sui cambi, ponendo fine alla pratica di comunicare in anticipo date e importi, in modo da aumentare le perdite potenziali e i rischi a carico degli speculatori. E martedì era intervenuta per vendere titoli in dollari per 200 milioni. L’impatto sul peso è stato però esiguo, visto che ha continuato a collassare sui mercati valutari.

La questione che più preoccupa gli analisti è il rischio inadempienza al quale Buenos Aires starebbe andando incontro: in molti, infatti, sostengono che il progressivo indebitamento del Paese renderebbe complicata la stabilizzazione del deficit, ancor più in un contesto di iperinflazione quale quello dell’Argentina. Infatti l’incredibile aumento dei prezzi registrato nel Paese ha fatto sì che il livello di inflazione argentino sia ormai il più alto fra i Paesi del G20.

Macri ha assicurato di star prendendo tutte le decisioni necessarie per affrontare la situazione. “Farò tutto ciò che è in nostro potere per uscire dalla crisi”. Ma lo spettro di quanto accaduto nel non troppo lontano 2001 sotto il governo De la Rua si fa largo fra la popolazione.

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