Tenaris soffre sulla scia della crisi Argentina

Forte ribasso in Borsa per Tenaris, che cede fino al 3% sulla scia del peso argentino ai minimi storici

Tenaris soffre sulla scia della crisi Argentina

Sofferenza in borsa per Tenaris, che al momento cede il 2,3% circa.
A pesare sulla società è la crisi argentina, con il peso ai minimi storici per via dei timori di una nuova crisi paragonabile a quella del 2001.

L’azienda italiana, attivissima sul territorio del Paese sudamericano con l’impianto di produzione di Siderca, è scesa a toccare fino quota 14,30 euro (-3%) nelle contrattazioni odierne, malgrado il trend più che positivo del 2018, con un +10% registrato negli ultimi 6 mesi.

Proprio ieri il Presidente argentino Mauricio Macri ha chiesto al FMI di accelerare i finanziamenti del piano di salvataggio per portare benefici alla situazione non idilliaca del Paese; una mossa che non ha affatto arrestato la discesa della valuta, che registra ora una perdita del 40% da inizio anno nei confronti del dollaro.

Tenaris: reazione Borsa a crisi argentina eccessiva?

Il contraccolpo subito da Tenaris è evidente, con il titolo che è al momento il peggiore del Ftse Mib e che non trae certo giovamento anche dall’alleggerimento delle restrizioni commerciali nei confronti della Corea del Sud.

Ma si tratta di una reazione eccessiva secondo diversi analisti, che hanno sottolineato che il Fmi ha risposto in maniera positiva alle richieste di Macri, assicurando di lavorare fin da subito a un rafforzamento del programma.

In più gli osservatori hanno stimato, all’opposto, un impatto positivo dal nuovo accordo Messico-USA, indicando un target price a 18 euro con un rating INTERESSANTE.

Mentre per gli analisti di Equita il 2019 sarà caratterizzato da un ebitda a 1,84 miliardi di dollari contro un consensus attuale a 1,92 miliardi, con un incremento dei prezzi del +6% e un miglioramento dei volumi sempre del +6%, e mantengono un rating hold e un target price a 16,8 euro.

Equita sottolinea anche l’impatto negativo che avrebbe sulla società l’eliminazione delle tariffe ai danni della Corea del Sud.

Nell’ultima semestrale la società ha segnato ricavi in aumento del 52% a 3,66 miliardi di dollari, rispetto ai 2,4 miliardi dello scorso anno, con un utile quasi raddoppiato a quota 403,31 milioni di dollari a dispetto dei 279,65 milioni dell’anno passato, grazie anche alla forte domanda in arrivo dai mercati canadesi e statunitensi.

Osservato speciale resta il prezzo del petrolio, che tocca oggi le vette più alte di un rialzo che si assesta sul 10,54% rispetto ai minimi della seduta di ferragosto (70,30 dollari al barile), con i 77,44 dollari al barile segnati in questo momento.

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