Apple ha acquisito per $2 miliardi questa startup israeliana. Permetterà di leggere il labiale

P. F.

30 Gennaio 2026 - 16:47

Acquisizione record per Apple. Il colosso tech ha comprato per $2 miliardi Q.ai, una startup israeliana di intelligenza artificiale che sta lavorando a una tecnologia per leggere il labiale.

Apple ha acquisito per $2 miliardi questa startup israeliana. Permetterà di leggere il labiale

Acquisizione storica in casa Apple. Il colosso tecnologico ha appena comprato Q.ai, una startup israeliana di intelligenza artificiale specializzata nel settore audio.

I dettagli economici non sono stati comunicati ufficialmente ma, secondo il Financial Times, l’accordo avrebbe un valore vicino ai 2 miliardi di dollari, cifra che rende questa acquisizione la seconda più grande mai realizzata da Apple, dopo quella di Beats Electronics nel 2014 per 3 miliardi di dollari. Fino a oggi, Q.ai aveva mantenuto un profilo estremamente riservato, senza presentare pubblicamente prodotti o soluzioni commerciali.

Una tecnologia che promette di leggere il labiale

Fondata nel 2022, Q.ai è specializzata in modelli di intelligenza artificiale applicati all’audio, all’imaging e al machine learning. Secondo le informazioni emerse, la startup starebbe sviluppando una tecnologia per migliorare la comunicazione umana, basata su sensori ottici in grado di rilevare i micro-movimenti della pelle del volto.

Questi sensori consentirebbero ai dispositivi di interpretare il parlato sussurrato o addirittura di leggere il labiale, rendendo possibile l’interazione con un assistente AI anche senza parlare. Un’innovazione che potrebbe trovare applicazione in cuffie, occhiali intelligenti e visori, soprattutto in contesti rumorosi o in situazioni in cui l’uso della voce non è praticabile.

Q.ai è stata sostenuta da investitori di primo piano come Google Ventures, Kleiner Perkins e Spark Capital. Tom Hulme, managing partner di Google Ventures, ha spiegato in un post che questo tipo di tecnologie aiuta a capire “che cosa accade quando il computer finalmente scompare nella nostra vita quotidiana”, diventando un’interfaccia naturale e quasi impercettibile. Una visione che coincide con la filosofia storica di Apple, da sempre orientata a nascondere la complessità tecnologica dietro esperienze d’uso semplici e intuitive.

Il ritorno di Aviad Maizels, il “padre” del Face ID

Alla guida di Q.ai c’è Aviad Maizels, un imprenditore già noto ad Apple. È infatti il fondatore di PrimeSense, un’altra società israeliana acquisita sempre dalla Big Tech nel 2013. Da quell’unione era nato il sistema Face ID, introdotto sugli iPhone nel 2017 e tutt’ora attivo, che ha segnato il passaggio definitivo dal riconoscimento delle impronte digitali a quello facciale per gli smartphone prodotti dall’azienda.

In una dichiarazione rilasciata a Reuters, Johnny Srouji, vicepresidente senior delle tecnologie hardware di Apple, ha definito Q.ai “un’azienda straordinaria che sta aprendo nuove strade creative nell’uso dell’imaging e del machine learning”, un commento che chiarisce come l’interesse di Apple nell’azienda di Ramat Gan sia intrinsecamente legato all’evoluzione dei suoi dispositivi.

Le tecnologie sviluppate da Q.ai potrebbero essere integrate nei futuri modelli delle cuffie AirPods, già potenziati negli ultimi anni con funzioni AI come la traduzione in tempo reale e la cancellazione intelligente del rumore, ma anche sul Vision Pro, iPhone e Mac, in sinergia con una Siri rinnovata e con le nuove funzionalità di Apple Intelligence.

Un tassello chiave nella corsa all’intelligenza artificiale

L’acquisizione arriva in un momento cruciale per Apple. Da un lato, investitori e analisti chiedono da tempo all’azienda una strategia più incisiva sull’intelligenza artificiale, mentre competitor come Google e Meta investono massicciamente in modelli avanzati e infrastrutture. Dall’altro, i lanci di nuove funzionalità molto attese - come il nuovo modello di Siri, ora capace di agire all’interno delle app - hanno subito ritardi significativi sulla tabella di marcia.

L’acquisto di Q.ai appare coerente con l’approccio tradizionale di Apple. Il gigante guidato da Tim Cook ha sempre evitato maxi-operazioni su modelli generici, puntando invece su tecnologie mirate da integrare in profondità nell’ecosistema proprietario. Una linea confermata anche dalle parole del CEO Tim Cook, che a luglio ha dichiarato: “Siamo molto aperti ad acquisizioni che possano accelerare la nostra tabella di marcia”.

Se le promesse saranno mantenute, la capacità di comprendere il parlato senza voce potrebbe diventare uno dei prossimi elementi distintivi dell’universo Apple, aprendo una nuova fase nell’interazione tra persone e dispositivi.

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