Apple in bear market. Goldman Sachs taglia ancora il prezzo obiettivo

Ancora vendite sul titolo AAPL, passato in mercato orso. Per la seconda volta in poche settimane, Goldman Sachs ha annunciato di aver ridotto il prezzo obiettivo. Vediamo perché.

Apple in bear market. Goldman Sachs taglia ancora il prezzo obiettivo

Nuova seduta di sofferenza per il titolo Apple, in calo ai minimi da oltre sei mesi a 180,47, -2,9% rispetto al dato precedente. Il saldo delle ultime cinque sedute segna un -6,81% e quello mensile -18,3 punti percentuali.

Con un rosso di quasi il 24% rispetto al massimo storico fatto segnare a inizio ottobre a 233,47 dollari, AAPL è ufficialmente entrato in fase ribassista per la prima volta in oltre due anni. Nonostante tutto il comparto dei FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) sia sotto pressione, il titolo della mela è l’unico in “bear market”.

Goldman Sachs: nuova sforbiciata al target price

Oggi gli analisti di Goldman hanno annunciato la conferma della valutazione “neutral” con prezzo obiettivo che scende, per la seconda volta in un mese, da 209 a 182 dollari. Poche settimane fa il dato era passato da 222 a 209$.

L’indebolimento della domanda e l’accoglienza tiepida riservata ai nuovi modelli sono destinati a zavorrare il titolo nei prossimi anni. “Alla debolezza della domanda dei prodotti Apple in Cina e negli altri mercati emergenti, sembrerebbe aggiungersi il fatto che il rapporto prezzo-funzionalità dell’iPhone XR non ha ricevuto un accoglienza molto positiva”, riporta la nota elaborata dall’analista Rod Hall.

A questo punto “la nostra stima è confermata nella parte bassa della guidance”. Per il 2019, l’istituto si attende un utile per azione di 13,4 dollari, sostanzialmente in linea con le stime diffuse dalla società negli anni passati.

Accoglienza tiepida per i nuovi iPhone
Dopo le indiscrezioni riportate dal quotidiano Nikkei, secondo cui Apple avrebbe comunicato ai suoi assemblatori, Foxconn e Pegatron, di interrompere i piani per accrescere le linee di produzione dedicate al nuovo modello,è stata la volta del warning di Lumentun Holdings, di cui Apple risulta il più grande cliente.

Poco più tardi il Wall Street Journal ha riportato la notizia secondo cui il colosso di Cupertino avrebbe tagliato gli ordini sulla produzione dei tre modelli lanciati a settembre. “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, diceva Agatha Christie.

Lo scorso primo novembre società ha stupito analisti e investitori annunciando che non diffonderà più i numeri relativi le vendite delle singole linee di prodotto (iPhone, iPad e Mac), ma solo dati aggregati. La notizia è stata interpretata come un segnale di un indebolimento delle vendite di iPhone e Hall ritiene che la strategia di compensare volumi in calo con prezzi in aumento sembrerebbe aver raggiunto il limite.

“Il successo della domanda di iPhone X questa estate e l’accoglienza relativamente positive per il ciclo XS nel corso dell’autunno ci dicono che il potere di determinazione del prezzo è intatto”, scrive Hall. Nonostante questo, “Apple potrebbe aver raggiunto il limite del sovrapprezzo applicabile all’iPhone. Stando alla nostra esperienza nel campo della telefonia mobile, una volta che il potere di determinazione del prezzo è stato perso, le società di tecnologia di consumo segnano un calo dei margini e/o della quota di mercato”.

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