Amazon contro l’Antitrust, il contenzioso non è ancora finito. Il colosso dell’e-commerce farà ricorso sulla maxi multa da 752,4 milioni di euro nonostante lo sconto di quasi 400 milioni.
Uno sconto da 400 milioni di euro non è bastato ad Amazon. Il colosso dell’e-commerce guidato da Jeff Bezos ha deciso di presentare ricorso contro la sentenza che ha ridotto in modo significativo una sanzione record da 1,13 miliardi di euro per abuso di posizione dominante.
Grazie alla riduzione, Amazon avrebbe dovuto versare all’Agenzia delle Entrate “solo” 752,4 milioni di euro: una cifra comunque imponente, ma nettamente inferiore a quella inizialmente richiesta. Eppure, nonostante l’alleggerimento deciso dalle autorità, l’azienda di Seattle va avanti sulla strada annunciata già lo scorso dicembre.
All’epoca, pur sottolineando che l’accordo raggiunto rifletteva la volontà di “collaborare in modo costruttivo con le autorità italiane”, Amazon aveva chiarito di voler difendere con determinazione la propria posizione, ritenendo “infondato” il procedimento penale a suo carico.
Scontro tra Amazon e l’Antitrust: i nuovi sviluppi
Lunedì l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha rideterminato l’ammontare della multa a 752,4 milioni di euro. La riduzione è arrivata in seguito a una sentenza del Tar del Lazio, datata settembre 2025, che ha parzialmente accolto il ricorso presentato da Amazon. Nonostante il taglio dell’importo, il colosso americano ha ribadito a Reuters la sua contrarietà al provvedimento:
“Come già detto in precedenza, siamo fortemente in disaccordo con la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e continueremo a sottolineare la nostra posizione nel corso del procedimento legale”.
La vicenda giudiziaria, tuttavia, potrebbe non chiudersi qui. Secondo fonti vicine alla questione, anche lo stesso ente regolatorio italiano sarebbe pronto a impugnare la decisione del tribunale che ha portato alla riduzione della sanzione, aprendo così la strada a un nuovo confronto nei gradi successivi di giudizio.
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Le origini del contenzioso
Il contenzioso è seguito alle indagini di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, coordinate dalla Procura di Milano, su un’inchiesta relativa all’evasione di Iva e dazi per oltre un miliardo di euro legata alle vendite online di venditori extraeuropei - in larga parte cinesi - attivi sulla piattaforma di e-commerce.
Le indagini si sono sviluppate in più filoni. Il primo, chiuso con un pagamento di centinaia di milioni di euro, riguarda il mancato rispetto della normativa europea che obbliga le piattaforme digitali a comunicare le transazioni ai fini Iva. Amazon non è accusata di evasione fiscale: la contestazione è di natura informativa. Alla società viene infatti chiesto di rispondere in via solidale per l’Iva evasa da terzi per non aver trasmesso i dati obbligatori utili a individuare l’imposta dovuta dagli utenti esterni della piattaforma.
Gli altri provvedimenti, già definiti, coinvolgono società italiane del gruppo e riguardano la contestazione della cosiddetta “eterodirezione digitale dei lavoratori”, una pratica di controllo esercitata tramite strumenti digitali – come email, chat e software di monitoraggio – soprattutto nel lavoro agile che, a fronte di maggiore flessibilità, può tradursi in sorveglianza costante e ingerenze nella sfera privata.
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