Investimenti immobiliari: quanto rende avere una casa in affitto in Italia?

Quanto rendere avere una casa in affitto in Italia. È questa la base della ricerca effettuata dall’azienda Solo Affiti che ha analizzato quanto frutta come investimento avere un bilocale locato. Cagliari al top tra le città italiane

Investimenti immobiliari: quanto rende avere una casa in affitto in Italia?

Quanto rende una casa in affitto in Italia. È questa la base della ricerca effettuata da Solo Affitti. L’ azienda nata nel 1997 e specializzata nel mercato delle locazioni ha preso come esempio un bilocale usato di 55 metri quadrati, arredato e situato in zona centrale, e ha cercato di analizzare quanto frutta come investimento al proprietario dell’immobile.

La ricerca di conseguenza è riuscita a fornire i dati dei tassi di rendimento delle case in affitto nelle principali città italiane, come Milano, Roma, Cagliari, Palermo, Bologna e così via.

Il responso della ricerca è abbastanza chiaro: avere una casa in affitto è un buon investimento. Infatti, in base ai dati dell’anno scorso, l’affitto medio in Italia di un bilocale rende il 6,1%, ossia un punto più rispetto a quanto era stato rilevato nel 2014. In sintesi, avere un bilocale locato rende quasi 3 volte di più rispetto a tassi medi di interesse dei BTP decennali nel 2018.

Un bilocale in affitto a Cagliari rende di più

In base ai dati analizzati, la città italiana che offre un rendimento maggiore al proprietario di una casa in affitto è senza dubbio Cagliari. Un bilocale in affitto nel capoluogo sardo rende al suo investitore l’8,2%, ossia 2 punti percentuali in più rispetto alla media.

Subito dopo, e quindi al secondo posto di questa particolare classifica, si piazza Trieste. Nel capoluogo friulano una casa in affitto garantisce al proprietario un rendimento dell’8,1%.

Per analizzare il terzo posto, bisogna attraversare tutta l’Italia e scendere fino in Sicilia. È infatti Palermo, dopo Cagliari e Trieste, a garantire il più alto rendimento per una casa in affitto: il 7,5%.

Va ricordato ovviamente che le percentuali di cui si sta parlando, sono rendimenti lordi, non netti. Tra i capoluoghi che consentono ai proprietari di immobili di ottenere buoni guadagni ci sono anche Napoli e Torino. Essi infatti garantiscono un rendimento pari al 6,4%.

Poco più sotto si piazza Milano. Il capoluogo lombardo, dove i prezzi delle case in affitto sono i maggiori a livello italiano, garantisce ai proprietari dei bilocali di 55 metri quadrati in affitto un rendimento del 6,3%, ossia lo 0,2% in più rispetto al rendimento lordo che si ottiene a Bologna.

Per trovare la capitale in questa speciale classifica, bisogna scendere di altre tre posizioni. Grazie al suo rendimento lordo del 5,6%, Roma si piazza subito alle spalle di Genova, Ancona e Bari, che garantiscono al proprietario della casa in affitto un rendimento del 5,7%, e prima di Firenze e Perugia che invece garantiscono rispettivamente il 5,5% e il 5,1% di rendimento.

Rendimenti case in affitto: perché sono aumentati?

La stessa Solo Affitti, protagonista della ricerca, successivamente spiega perché dal 2014 allo scorso anno i rendimenti medi delle abitazioni in affitto nelle principali città italiane sono aumentati di un punto, ossia dal 5,1% al 6,1%.

Secondo l’azienda l’incremento in questi quattro anni è dovuto principalmente a due fattori: l’aumento del 15,3% dei canoni medi - da 608 a 701 euro - e la discesa dei prezzi medi di vendita degli immobili - da 2.681 a 2.529 euro/ mq - .

Inoltre, Solo Affitti sottolinea che la crescente richiesta di abitazioni in affitto in Italia e, al contempo, la perdurante stagnazione dei prezzi delle case è riconducibile all’incertezza economica.

I rendimenti netti sono molto vicini a quelli lordi

Visto che le percentuali dei rendimenti analizzati sono al lordo, Solo Affitti ha ha cercato di analizzare la differenza con quelle al netto delle imposte. E secondo l’azienda “i rendimenti lordi non sono poi così distanti da quelli netti, perché la tassazione sugli affitti gode di numerose agevolazioni”.

Per fare un esempio, come sottolinea l’azienda fondata nel 1997, la cosiddetta “cedolare secca” prevede un’aliquota ordinaria del 21% per i contratti liberi “4+4” e una ridotta del 10% per i contratti a “canone concordato”.

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