Abolizione voucher: quali alternative? Contratto a chiamata e prestazioni occasionali

Quali sono le alternative per datori di lavoro e lavoratori dopo l’abolizione dei voucher? Per il momento restano due strade: contratto a chiamata e prestazioni occasionali, anche se il lavoro nero è dietro l’angolo.

Abolizione voucher: quali alternative? Contratto a chiamata e prestazioni occasionali

Quali sono le alternative dopo l’abolizione dei voucher? Per datori di lavoro e lavoratori il Decreto Legge n.25/2017 emanato dal Governo il 17 marzo 2017 ed entrato in vigore con effetto immediato sta creando notevoli disagi: quali sono le alternative da utilizzare per i lavori prima retribuiti con i voucher? Per il momento sono principalmente due: contratto a chiamata e prestazioni occasionali.

L’abolizione dei voucher decisa dal Governo in tutta fretta ha portato all’impossibilità per i datori di lavoro di acquistare nuovi buoni lavoro Inps. Entro il 31 dicembre 2017 i datori di lavoro e i lavoratori con voucher ancora da utilizzare o da riscuotere potranno usufruire del periodo transitorio, rispettando le vecchie regole previste dagli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act abrogati.

Quali saranno, invece, gli strumenti e i contratti da utilizzare in alternativa dopo l’abolizione dei voucher per retribuire i lavori occasionali? Per molti, in realtà, più che di contratto a chiamata e a prestazione occasionale si tornerà ad affacciare lo spettro del lavoro nero. In entrambe i casi le due tipologie contrattuali prevedono non soltanto specifici limiti d’età e di durata del rapporto di lavoro ma anche oneri eccessivi che, soprattutto le famiglie, difficilmente accetteranno di sostenere.

In ogni caso cerchiamo in queste righe di dare una risposta alla domanda che molti si pongono: quali sono le alternative dopo l’abolizione dei voucher e come retribuire i lavori per i quali in precedenza si utilizzavano i buoni lavoro Inps? Di seguito due delle alternative possibili: contratto a chiamata e prestazioni occasionali.

Abolizione voucher: quali alternative? Contratto a chiamata e prestazioni occasionali

Il vuoto normativo conseguente all’abolizione dei voucher non lascia per il momento grosse alternative per datori di lavoro e lavoratori. Chi ne è già in possesso potrà utilizzarli fino al 31 dicembre 2017, nella cosiddetta fase transitoria, mentre chi non ha fatto in tempo ad “accaparrarsi gli ultimi voucher sul mercato” potrà far ricorso essenzialmente a due alternative: il contratto a chiamata, con i suoi vincoli stringenti sull’età dei lavoratori o le prestazioni occasionali.

Per molti l’abolizione dei voucher, che ha lasciato senza alternative equiparabili i datori di lavoro che ne hanno potuto usufruire fino al 17 marzo 2017, aprirà ad una e sola alternativa prevalente: il ritorno al lavoro nero.

Non che non sia possibile regolarizzare lavori precedentemente retribuiti con i tanto abusati voucher Inps ma è un dovere affermate che difficilmente una famiglia regolarizzerà una baby-sitter o lavoratori domestici stipulando un contratto di lavoro che richiedere oneri non indifferenti, come il ricorso ad un consulente del lavoro e specifici adempimenti fiscali.

Insomma, le alternative dopo l’abolizione dei voucher esistono; nell’articolo abbiamo citato soltanto due delle possibili tipologie contrattuali che i datori di lavoro potranno utilizzare, ma l’idea che in molti casi sta vedendo la luce è che più che la regolarizzazione dei contratti a prestazione occasionale la scelta frettolosa del Governo di abolire i voucher abbia portato ad un vuoto normativo che avrà una prima e immediata conseguenza, l’irregolarità.

Nonostante ciò, è bene sottolineare e chiarire, per i datori di lavoro occasionale che si stanno interrogando su quali strumenti utilizzare per retribuire i lavoratori dopo l’abolizione dei voucher, che le alternative ci sono e tra queste quelle meno onerose sono senza dubbio due: contratto a chiamata e lavoro a prestazione occasionale.

Abolizione voucher, una delle alternative è il contratto a chiamata

Tra le alternative ai voucher c’è il contratto a chiamata, che si caratterizza però per alcuni limiti sia per quanto riguarda la durata massima dello stesso che i forti limiti d’età che anche prima dell’abolizione dei voucher ne hanno fortemente condizionato e inibito l’utilizzo.

Il contratto a chiamata può essere stipulato soltanto in favore di giovani di età inferiore ai 25 anni e di lavoratori di età superiore ai 55 anni, per un massimo di 400 giornate lavorate nel corso di tre anni solari. Insomma, una delle alternative dopo l’abolizione dei voucher prevede, in sostanza, l’esclusione dal campo di utilizzo per tutti i lavoratori di età compresa tra i 25 e i 54 anni, una grossa fetta di quelli che fino a pochi giorni fa sono stati retribuiti con i voucher Inps.

Oltre alle regole sopra elencate, il contratto di lavoro a chiamata prevede specifici obblighi e adempimenti a carico del datore di lavoro; si tratta di un contratto a tutti gli effetti che prevede quindi il versamento dei contributi assicurativi e previdenziali, ovviamente proporzionati sulla base delle ore e giornate di effettivo lavoro del dipendente.

Per una guida approfondita ti consigliamo di leggere -> Contratto a chiamata 2017: cos’è e come funziona il lavoro intermittente?

Alternative dopo l’abolizione dei voucher: come funziona il contratto a prestazione occasionale?

Tra le alternative dopo l’abolizione dei voucher il lavoro a prestazione occasionale sembra, a prima vista, quella più conveniente, in quanto non obbliga al versamento di contributi previdenziali, fermo restano il limite di incasso annuo di 5.000 euro da un unico committente.

Le prestazioni occasionali di collaborazione presuppongono la nascita di un rapporto di lavoro tra datore di lavoro e lavoratore che, proprio per via della sua occasionalità, non ha i requisiti tipici del contratto di lavoro subordinato e non è caratterizzato da continuità lavorativa.

Può essere un’alternativa ai voucher? A dire il vero tra le diverse tipologie contrattuali sembra quella più conveniente, anche se il lavoro occasionale non potrà avere durata superiore ai 30 giorni in un anno solare. Anche in questo caso il vincolo di durata temporale finisce con il diventare un ostacolo all’utilizzo dello strumento come valida alternativa ai voucher.

Insomma, a questo punto è quasi ovvio chiedersi: esiste un’alternativa valida dopo l’abolizione dei voucher? Come si dovranno retribuire le prestazioni di lavoro prima regolarizzate facendo uso dei buoni lavoro Inps? In molti hanno paventato il rischio che con l’abolizione immediata e non ragionata dei voucher il Governo finirà col favorire il lavoro nero.

Parere di chi scrive è che un’alternativa ai voucher dovrà essere trovata presto dal Governo, o riducendo i limiti attualmente previsti per l’utilizzo di contratti alternativi, come quelli sopra elencati, o introducendo strumenti pensati proprio al fine di sostituire i voucher.

Sta di fatto che, per il momento, a pagarne le conseguenze saranno lavoratori e datori di lavoro, che in molti casi si troveranno quasi costretti da un Governo troppo “frettoloso” a ricorrere al lavoro nero irregolare.

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