Contratto a chiamata 2017: cos’è e come funziona il lavoro intermittente?

Anna Maria D’Andrea

19 Luglio 2017 - 17:14

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Contratto a chiamata 2017: cos’è e come funziona il lavoro intermittente, anche detto job on call, una delle alternative ai nuovi voucher? Ecco tutte le regole su retribuzione, contributi e diritti del lavoratore.

Contratto a chiamata 2017: come funziona il job on call, una delle alternative a vecchi e nuovi voucher Inps? Nell’articolo i lettori troveranno tutte le informazioni su contributi da versare, quando si può stipulare un contratto di lavoro intermittente e quali sono regole e requisiti per datori di lavoro e lavoratori.

Il job on call, termine che sta ad indicare proprio il contratto a chiamata o lavoro intermittente, è un contratto introdotto per la retribuzione e per regolamentare specifiche categorie di lavori che non si prestano ad essere inquadrati nelle classiche tipologie di contratto subordinato part-time o full-time.

Il contratto a chiamata ha avuto un incremento negli scorsi mesi e secondo alcuni è destinato ad essere ancor più utilizzato ora. Dopo l’abolizione e poi la reintroduzione dei voucher Inps con nuovi limiti, per molti datori di lavoro potrebbe configurarsi come lo strumento migliore da utilizzare per retribuire determinati lavori non regolamentati secondo le disposizioni in materia di lavoro part-time o full-time.

In alcuni casi far ricorso al contratto a chiamata è inoltre l’unica alternativa: sia Libretto Famiglia che Contratto di Prestazione Occasionale Inps - i nuovi voucher per intenderci - presentano molti limiti.

Il lavoro intermittente può utilizzato al posto dei voucher Inps? Di seguito una guida per datori di lavoro e lavoratori: come funziona il contratto a chiamata 2017, quali sono le regole da seguire, a quanto ammonta la retribuzione e quali i contributi da versare.

Contratto a chiamata 2017: cos’è e come funziona il lavoro intermittente?

Il contratto a chiamata, introdotto con la Legge Biagi e recentemente modificato con il Jobs Act è stato introdotto per regolare particolari tipologie di lavoro che, essendo caratterizzate da saltuarietà e discontinuità, non possono essere inquadrate secondo le tipologie di lavoro “ordinarie”.

Anche chiamato job on call o contratto di lavoro intermittente è caratterizzato proprio da un impegno discontinuo da parte del lavoratore e dalla necessità saltuaria per il datore di lavoro. Il contratto a chiamata nel 2017, dopo un periodo di minore utilizzo, tornerà molto probabilmente ad essere utilizzato da quei datori di lavoro che negli scorsi anni hanno fatto uso dei buoni lavoro Inps per la retribuzione di alcune tipologie di lavoro.

Come funziona il contratto a chiamata, quali sono le regole per datori di lavoro e lavoratori e quali gli aspetti amministrativi e contabili? Essendo un contratto di lavoro a tutti gli effetti, in capo al datore di lavoro ci sono specifici doveri e per l’assunzione dei lavoratori a chiamata è necessario il rispetto di determinati requisiti.

Contratto a chiamata 2017: quando può essere stipulato? Requisiti

Il contratto a chiamata può essere stipulato nei casi in cui il datore di lavoro abbia necessità di usufruire delle prestazioni di un lavoratore con una frequenza non determinabile. Il lavoratore che firma un contratto intermittente accetta di rendersi disponibile alla chiamata del datore di lavoro, secondo specifiche regole che vedremo di seguito.

Non in tutti i casi è possibile stipulare un contratto di lavoro a chiamata. Il lavoro intermittente è ammesso nei seguenti casi:

  • per le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento allo svolgimenti di prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno;
  • nel caso di soggetti di età inferiore a 24 anni, oppure, di età superiore a 55 anni. Le prestazioni a chiamata si devono comunque concludere entro il compimento del 25esimo anno.

Le maggiori critiche e difficoltà che hanno inibito l’utilizzo del contratto a chiamata sono proprio i limiti d’età e dopo l’abolizione dei voucher in molti hanno già paventato la possibilità che il Governo intervenga proprio per cambiare la disposizione che attualmente escluderebbe una grossa fetta di lavoratori dal lavoro intermittente.

Contratto a chiamata 2017: forma, aspetti amministrativi e contabili

Il contratto a chiamata prevede, a carico del datore di lavoro, l’obbligo di versare i contributi previdenziali ordinari rimodulati sulla base delle ore di lavoro effettuata dal lavoro assunto con job on call.

Il lavoro intermittente, insomma, è un contratto a tutti gli effetti che obbliga il datore di lavoro al rispetto di specifici doveri amministrativi e contabili. Rispetto ai voucher Inps sicuramente il job on call ha un costo maggiore per il datore di lavoro ed è sicuramente meno conveniente: il lavoratore ha diritto alle mensilità aggiuntive, a ferie e permessi retribuiti e matura il Tfr per le ore di lavoro effettuate.

Il contratto a chiamata deve inoltre essere redatto in forma scritta e può essere di due tipologie:

  • contratto intermittente a tempo determinato;
  • contratto intermittente a tempo indeterminato.

Inoltre, deve indicare i seguenti elementi:

  • la durata della prestazione lavorativa;
  • le ipotesi che consentono la stipulazione del contratto;
  • il luogo della prestazione;
  • le modalità della disponibilità, se garantita dal lavoratore ed il relativo preavviso di chiamata spettante al lavoratore (mai inferiore ad 1 giorno);
  • il trattamento economico e normativo riconosciuto al lavoratore per le prestazioni eseguite e la relativa;
  • indennità di disponibilità;
  • forme e modalità con le quali il datore di lavoro è autorizzato a richiedere l’esecuzione della prestazione lavorativa;
  • la rilevazione delle presenze;
  • le modalità e i tempi di pagamento dello stipendio e della eventuale indennità di disponibilità;
  • le misure di sicurezza adottate nel campo lavorativo.

Contratto a chiamata 2017: retribuzione, indennità di disponibilità e doveri del lavoratore

Per quanto riguarda la retribuzione, i lavoratori assunti con contratto a chiamata hanno diritto a percepire una paga oraria non inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria.

Lo stipendio per i lavoratori assunti con contratto di lavoro intermittente è, in sostanza, proporzionato sulla base della prestazione effettivamente eseguita ma non può essere inferiore a quanto previsto per un lavoratore di pari livello assunto con un altra tipologia di contratto di lavoro subordinato.

Inoltre, nel caso in cui il lavoratore si impegni contrattualmente a rispondere alla chiamata del datore di lavoro è prevista un’indennità di disponibilità, di importo determinato dai contratti collettivi e non inferiore al minimo fissato con decreto del Ministero del Lavoro e i sindacati di categoria.

Contratto a chiamata 2017: per quanto tempo si può svolgere lavoro intermittente? Durata

Il contratto a chiamata, ovvero il lavoro intermittente, può essere svolto per ciascun lavoratore per un periodo non superiore alle 400 giornate nel corso di tre anni solari per singolo datore di lavoro, tranne che nel settore del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Nel caso in cui il lavoratore dovesse superare le giornate previste il Jobs Act ha previsto la trasformazione del contratto a chiamata in contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato.

Contratto a chiamata 2017: adempimenti per il datore di lavoro

Il datore di lavoro che stipula un contratto di lavoro a chiamata dovrà effettuare obbligatoriamente e prima dell’inizio della prestazione lavorativa da parte del lavoratore, una comunicazione preventiva di carattere amministrativo.

La comunicazione obbligatoria può anche essere effettuata in relazione a più giornate di lavoro, per un periodo di durata non superiore ai 30 giorni.

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# Lavoro

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