Vaccino Covid in azienda: come funziona e chi può farlo

Teresa Maddonni

14 Aprile 2021 - 12:39

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Vaccino Covid in azienda: dopo l’accordo firmato da governo e parti sociali con le linee guida per la campagna di somministrazione sui luoghi di lavoro arrivano i chiarimenti di INAIL. Vediamo come funziona nel dettaglio e chi può farlo.

Vaccino Covid in azienda: come funziona e chi può farlo

Il vaccino contro il Covid in azienda è in arrivo. Il 6 aprile è stato firmato l’accordo tra governo e parti sociali per le linee guida dopo un incontro durato 7 ore, cui hanno partecipato anche INAIL, il ministro del Lavoro Andrea Orlando e il ministro della Salute Roberto Speranza e nel corso del quale è stato anche anche rinnovato il protocollo di sicurezza sui luoghi di lavoro.

In ultimo arrivano le indicazioni di INAIL sul vaccino in azienda che chiarisce che verrà somministrato indipendentemente dall’età dei lavoratori. Si tratta di un documento per i vaccini in azienda elaborato da INAIL insieme ai ministeri del Lavoro e della Salute, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla struttura di supporto alle attività del commissario straordinario per l’emergenza.

Le nuove linee guida per le vaccinazioni in azienda contro il Covid, in ultimo con il documento di INAIL, rappresentano la cornice nazionale entro cui si andranno a definire i vari accordi delle Regioni, come quello per esempio già stipulato qualche settimana fa dalla Regione Lombardia.

Il vaccino in azienda, come annunciato, dovrebbe prendere slancio a partire dal mese di maggio.

Vediamo come come funziona il vaccino in azienda, chi lo può fare e chi procederà alla somministrazione con le ultime novità contenute nel documento di INAIL.

Vaccino in azienda: linee guida

Per il vaccino in azienda ci sono le linee guida per procedere alle somministrazioni sul posto di lavoro e in sicurezza. A queste si aggiunge il documento di INAIL.

L’obiettivo è coinvolgere i lavoratori, anche quelli dell’indotto e le PMI, quindi secondo le nuove linee guida per il vaccino in azienda le imprese più piccole possono aggregarsi alle più grandi o anche appoggiarsi alla rete INAIL.

Il vaccino contro il Covid in azienda sarà una campagna parallela a quella nazionale, ma come ha confermato il ministro Speranza nella riunione del 25 marzo scorso è necessario “costruire una cornice nazionale entro cui si mettono le realtà regionali.”

Anche le Regioni quindi, sulla base di accordi singoli come quello definito dalla Lombardia, dovranno attenersi a linee guida comuni soprattutto in merito alla sicurezza della somministrazione del vaccino contro il Covid in azienda.

Definite le linee guida comuni da maggio potrebbero iniziare le vaccinazioni in azienda. Nell’incontro del 6 aprile è stato aggiornato anche il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Nel documento di INAIL inoltre viene stabilito che si può procedere alla vaccinazione in azienda indipendentemente dall’età dei lavoratori a patto che si garantisca efficacia, efficienza e sicurezza, quindi requisiti imprescindibili sono anche la presenza di personale sanitario adeguatamente formato.

Vaccino Covid in azienda: come funziona

Come funzionerà il vaccino in azienda lo definisce il protocollo con le linee guida condivise.

Fondamentali, per dar seguito alla possibilità annunciata di fare il vaccino al lavoro, sono le sedi per la somministrazione.

Confindustria ha già avviato da qualche settimana una ricognizione a livello nazionale per individuare i posti di lavoro adatti alla somministrazione del vaccino ai lavoratori. Molti grandi marchi italiani hanno già risposto all’appello come Gucci e Barilla per esempio.

La Lombardia, che ha firmato il protocollo con le imprese tre settimane fa, ha annunciato che dovrebbe vaccinare tra i 300mila e i 400mila lavoratori.

Il nuovo sistema di vaccinazione in azienda, come emerso anche negli scorsi incontri al ministero del Lavoro, non dovrebbe essere alternativo per i lavoratori, ma un canale parallelo in modo da giungere alla capillarità necessaria per accelerare la campagna vaccinale.

Il vaccino Covid sul posto di lavoro dovrebbe tuttavia andare a intercettare le categorie maggiormente esposte al rischio. In merito il nuovo documento INAIL stabilisce che non vi sia il requisito dell’età da considerare per il vaccino in azienda, ma si raccomanda in ogni caso che eventuali soggetti a rischio siano indirizzati all’Azienda Sanitaria di riferimento ai fini della vaccinazione in ambiente protetto.

L’obiettivo è accelerare sulle vaccinazioni, ma resta comunque aperta la questione della disponibilità delle dosi di vaccino.

Alle linee guida approvate possono aderire tutte le imprese senza limite di dimensioni. Le piccole e medie imprese potrebbero chiedere, per rispettare gli standard di sicurezza, convenzioni con strutture sanitarie private.

Le grandi imprese, che hanno maggiore possibilità di rispettare le linee guida che verranno definite per la somministrazione del vaccino Covid in azienda, potranno dotarsi di centri mobili vaccinali.

Le piccole e medie imprese possono anche sfruttare la rete territoriale dell’INAIL. INAIL nel documento in ultimo chiarisce che:

“Gli spazi destinati all’attività di vaccinazione in azienda, anche appositamente allestiti presso punti vaccinali territoriali approntati dalle Associazioni di categoria di riferimento, potranno essere utilizzati per la vaccinazione di lavoratrici e lavoratori appartenenti anche ad altre aziende (es. coloro che prestano stabilmente servizio per l’azienda utilizzatrice; lavoratrici e lavoratori di altre aziende del medesimo territorio, etc.).”

Vaccino Covid in azienda: chi può farlo

Il vaccino Covid in azienda lo faranno sicuramente i lavoratori dipendenti, per tutte le tipologie e quindi senza distinzioni in base al contratto.

Nelle precedenti riunioni tra ministro del Lavoro e parti sociali si parlava di definire le categorie più a rischio contagio cui comunque si darà la priorità e che saranno indicate anche attingendo ai dati INAIL.

L’obiettivo è quello di vaccinare i dipendenti delle aziende a prescindere dall’età e i lavoratori che ruotano intorno all’azienda allargando quindi all’indotto. Motivo questo per cui la campagna per le vaccinazioni in azienda prenderà il via a maggio quando anche i cittadini over 70 si spera saranno coperti almeno dalla prima dose e si sarà superata la logica dell’età.

Le adesioni dei lavoratori per ottenere il vaccino contro il Covid in azienda sono su base volontaria quindi non ci sarà alcun obbligo. I costi per la gestione della somministrazione dei vaccini Covid in azienda, e nel dettaglio per i piani aziendali, sono a carico del datore di lavoro, ma la fornitura dei vaccini, la somministrazione e quindi i dispositivi necessari, sono a carico dei servizi sanitari regionali specifici.

In merito il documento INAIL chiarisce che:

“Tutti gli oneri sono a carico del datore di lavoro o delle Associazioni di categoria di riferimento, ad eccezione dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/ aghi), della messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione dell’attività vaccinale.”

Il tempo necessario per la somministrazione del vaccino Covid in azienda viene equiparato all’orario di lavoro, qualora dovesse avvenire durante il turno. Ovviamente se nei giorni successivi il lavoratore dovesse assentarsi le assenze vengono considerate come malattia.

INAIL in ultimo nel suo documento stabilisce che la seconda dose per il vaccino in azienda deve essere programmata dall’azienda stessa. Si legge nel documento:

“L’azienda assicurerà la programmazione della somministrazione della seconda dose del vaccino ove prevista secondo le modalità e tempistiche previste per ciascun vaccino. I vaccini non sono intercambiabili e la seconda dose, deve essere effettuata con lo stesso vaccino utilizzato per la prima dose. Anche l’intervallo tra prima e seconda dose deve rispettare quanto previsto per lo specifico vaccino. Le persone che hanno manifestato una reazione grave alla prima dose, NON devono sottoporsi alla seconda dose in ambito lavorativo e devono essere inviate alla competente Azienda sanitaria di riferimento per le necessarie valutazioni.”

Chi somministra il vaccino Covid in azienda

C’è poi una seconda questione definita con le linee guida e che riguarda chi dovrà somministrare il vaccino in azienda.

Si farà chiaramente riferimento ai medici aziendali sebbene non tutti i luoghi di lavoro lo prevedano.

Anche INAIL mette a disposizione i suoi ambulatori, ma l’obiettivo del vaccino sul posto di lavoro è quello di sfruttare le fabbriche come punti vaccinali e velocizzare il processo, come abbiamo visto e che sarebbe fattibile effettivamente per le grandi imprese.

Il governo, come annunciato dal ministro Orlando in precedenti interventi, si servirà dell’INAIL “per far sì che anche quel lavoratore che non ha un medico aziendale possa comunque accedere a un ulteriore canale”.

In merito il documento INAIL si sofferma proprio sulla formazione:

“Si rende disponibile, da parte del Servizio Sanitario Regionale, l’accesso a specifici materiali formativi/informativi predisposti a livello nazionale e regionale. In particolare, il personale coinvolto nelle operazioni di vaccinazione effettuerà il corso FAD EDUISS “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV- 2/Covid-19”, che verrà integrato con uno specifico modulo per la vaccinazione nei luoghi di lavoro a cura di INAIL in collaborazione con ISS.”

Vaccino Covid in azienda: le imprese che hanno aderito

Per il vaccino Covid in azienda sono diverse le grandi imprese che hanno aderito al momento, grandi marchi del Made in Italy che hanno dato la disponibilità:

  • Gucci;
  • Stellantis;
  • Eni;
  • Pirelli;
  • Terna;
  • Virgin Active;
  • Coop;
  • Conad;
  • Whirlpool;
  • Benetton;
  • Fastweb;
  • Barilla;
  • Gruppo Veronesi leader dei brand Aia, Negroni e Veronesi;
  • Fincantieri.

Grandi marchi italiani che hanno messo a disposizione i propri spazi per il vaccino in azienda ai propri dipendenti. I dettagli tuttavia li avremo solo nelle prossime settimane con i singoli accordi e le prime somministrazioni nel mese di maggio.

Aggiornato il protocollo di sicurezza

Non solo le linee guida per il vaccino contro il Covid in azienda perché nell’incontro del 6 aprile tra governo e parti sociali, cui ha fatto seguito il documento INAIL di cui abbiamo detto, è stato anche aggiornato il protocollo di sicurezza di un anno fa che prevede:

  • l’accesso al lavoro agile in via preferenziale laddove possibile;
  • i lavoratori positivi al Covid oltre il 21esimo giorno possono rientrare solo con tampone molecolare o antigenico negativo;
  • sui luoghi di lavoro va mantenuta la distanza di sicurezza di almeno un metro e i lavoratori devono indossare le mascherine chirurgiche o dispositivi di protezione individuale di livello superiore. Non è necessario in caso di attività svolte in isolamento;
  • i lavoratori devono accedere su turni al luogo di lavoro, cercando di limitare pertanto il numero di presenze in contemporanea, cercando anche di prevenire assembramenti in generale e in entrata e in uscita;
  • ove possibile per la produzione, gli spazi di lavoro vanno ridefiniti;
  • le riunioni è preferibile non si svolgano in presenza a meno che non vi sia un motivo di necessità e urgenza.

Rimandiamo di seguito al testo completo per il protocollo di sicurezza in azienda.

Protocollo di sicurezza in azienda
Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

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