Vaccino COVID-19: averlo in tempi rapidi è pericoloso? L’allarme su Science

Lo sviluppo rapido di un vaccino potrebbe essere molto pericoloso e portare a dei risultati catastrofici. Un noto virologo mette in guardia sui possibili rischi.

Lo sviluppo rapido di un vaccino efficace contro il coronavirus potrebbe essere molto pericoloso. A dichiararlo è Douglas Green, vicedirettore di Science Advances e immunologo all’interno di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica, in cui afferma che saltando o velocizzando alcuni processi per l’approvazione dell’antidoto, potrebbe portare a dei risultati “catastrofici”.

La posizione dell’immunologo sembra essere chiara e basata sul proverbio popolare “chi va piano va sano e va lontano”. La fretta secondo Green potrebbe far procedere più lentamente i lavori, rischiando di sbagliare e di dover tornare al punto di partenza. Una casa farmaceutica ad esempio ha annunciato che a settembre saranno disponibili 400 milioni di dosi relative a un possibile vaccino, ma tuttora permangono dei dubbi sulla sua efficacia.

Vaccino coronavirus: averlo il prima possibile è pericoloso

La pandemia ha generato una vera e propria corsa al vaccino, che si è impregnata anche di risvolti politici, diventando una sorta di guerra fredda, forzando alcune normali procedure per velocizzare i tempi.

Il dottor Green spiga che i vaccini prevedono 3 fasi principali: le prime due prevedono test “su un piccolo gruppo di persone per determinare se il vaccino è sicuro nel breve termine e avvia la risposta immunitaria”. La terza invece è la più delicata e prevede la somministrazione a “un ampio gruppo di persone per comprenderne l’efficacia contro l’infezione e scoprirne eventuali effetti collaterali”. L’ultima fase è, di conseguenza, la più lunga.

In molti spingono per accelerare questi test e qualcuno spera di basarsi solamente sulle prove legate alla risposta immunitaria. Ma questo può essere catastrofico”, spiega il dottor Green.

Perché non bisogna affettare lo sviluppo del vaccino da COVID-19

Per qualsiasi vaccino che si sta studiando la cosa fondamentale è prendersi i giusti tempi per garantirne la sicurezza e indagare affondo suoi possibili effetti collaterali“ ha spiegato il virologo aggiungendo che: “Non si può pensare che un vaccino che nei test clinici riesce a innescare delle risposte anticorporali fortemente neutralizzanti possa essere pronto a un’implementazione diffusa senza i dovuti test di sicurezza “.

Per confutare questa ipotesi Green aggiunge che nel 1996, un test diffuso sul vaccino per il Respiratory Syncytial Virus (RSV) ha evidenziato che le condizioni del gruppo di persone immuni peggioravano in modo sostanziale a seguito dell’infezione. “Ci sono alcune ragioni per credere che possa succedere lo stesso con i vaccini per il Sars-Cov-2” e conclude affermando che “la necessità di una cura rapida è chiara, ma i rischi estremi devono essere valutati bene in confronto ai potenziali benefici”.

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