Under 70, il Covid uccide 1 positivo sano ogni 2.000: l’ultimo studio arriva dagli Usa

Uno studio negli Stati Uniti da parte dell’Università di Stanford ha rilevato che, quando il positivo è under 70 e sano, il coronavirus avrebbe un tasso di mortalità pari allo 0,05%, con l’Oms che però ha preso le distanze sulla ricerca che è stata pubblicata sul proprio bollettino.

Under 70, il Covid uccide 1 positivo sano ogni 2.000: l'ultimo studio arriva dagli Usa

L’ultimo studio in materia coronavirus arriva dagli Stati Uniti e sta già facendo molto discutere. Autore è John Ioannidis, epidemiologo dell’Università di Stanford, con la sua stima che è stata pubblicata sul bollettino dell’Oms con l’organismo che però ha subito preso le distanze parlando di “opinioni”.

Nella sua ricerca Ioannidis, che in passato è stato al centro di diverse controversie, ha preso in esame i casi di Covid dei pazienti under 70 sani al momento del contagio, basandosi su 61 studi (74 stime) e 8 stime nazionali preliminari sull’Infection fatality rate (Ifr) di Covid-19.

Il risultato dello studio sarebbe che il coronavirus avrebbe un tasso di mortalità tra i positivi sani under 70 pari allo 0,05%, uccidendo 1 persona ogni 2.000 in questa determinata categoria di pazienti.

Numeri questi molto inferiori alle precedenti stime fatte proprio da Ioannidis, che aveva dichiarato come il Covid avesse un tasso di mortalità pari allo 0,25%, senza fare però distinzione tra fasce di età o patologie pregresse.

Le stime di mortalità del coronavirus

Quanto agli over 70, lo scienziato dell’Università di Stanford non ha snocciolato alcun dato effettivo sul tasso di mortalità, ma ha ipotizzato che questo possa essere stimabile al 0,25% dei casi. Per l’Oms invece il tasso sarebbe dello 0,6%.

Anche in questo caso si tratterebbe di cifre inferiori ai precedenti studi, basti pensare che secondo le ricerche condotte dall’Università di Oxford l’Ifr di coronavirus avrebbe un tasso pari all’1,4%.

Secondo l’Ispi il coronavirus avrebbe un tasso di letalità dieci volte superiore quello dell’influenza stagionale, che però mediamente ha un indice di mortalità che si aggira intorno allo 0,1%.

Stando al Daily Mail, nella sua ricerca John Ioannidis avrebbe però “utilizzato i dati in modo errato e fatto riferimento a popolazioni inadeguate a stabilire l’Ifr”.

Inoltre, è stato sottolineato come in passato lo scienziato sia finito sotto indagine a Stanfordper una presunta sottovalutazione della letalità del coronavirus, dopo aver scatenato allarme con uno studio secondo cui il virus era 54 volte più diffuso di quanto si pensasse ad aprile”.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories