USA, Italia: due economie a passi diversi

Nadia Fusar Poli

18 Luglio 2011 - 09:43

USA, Italia: due economie a passi diversi

A prima vista, sembrerebbe che la situazione economica degli Stati Uniti e dell’Italia siano molto simili. Su entrambe le nazioni si sono di recente accesi i riflettori per alcuni balletti (e compromessi) nello scenario politico-economico.

A Washington, il Congresso deve ancora trovare un accordo in merito alla questione dell’innalzamento del massimale del debito, per cui il 2 agosto rappresenta il termine ultimo entro cui adottare una soluzione. Nel frattempo, l’Italia ha i suoi problemi in quanto il ministro dell’economica Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlusconi si sono trovati in disaccordo sull’adozione del pacchetto da 48 miliardi di euro previsti per il piano di austerità.

Entrambi i paesi sono stati poi pizzicati dalle agenzie di rating, che hanno sollevato la possibilità del rischio di default! Moody ha minacciato il downgrade del rating degli Stati Uniti, se i legislatori non alzeranno il tetto del debito ed estingueranno i pagamenti degli interessi mancanti. E visto che le agenzie di rating hanno declassato Grecia, Irlanda e Portogallo nelle ultime settimane, non c’è dubbio che l’Italia possa essere il loro prossimo, potenziale, obiettivo.

Considerando il volume dei rispettivi debiti e PIL, non c’è da meravigliarsi che le agenzie di rating stiano solo aspettando di schiaffeggiare gli Stati Uniti o l’Italia (o magari entrambi) rifilando un memorabile downgrade. Il FMI stima che il debito italiano si troverà ad un consistente 120% del PIL entro la fine dell’anno, secondo alle spalle della Grecia nella zona Euro. Per gli Stati Uniti una previsione leggermente migliore: il FMI prevede un rapporto debito-PIL del 100%.

Ma è qui che finiscono le somiglianze. Guardando il quadro generale, le due situazioni nazionali non potrebbero infatti essere le più diverse.

Se si presta attenzione alle aste dei bonds, si nota come i mercati percepiscano i due paesi in modo completamente differente. Mentre gli Stati Uniti sono in grado di emettere bond a 5 anni con rendimenti all’ 1,48%, le obbligazioni italiane di maturità simile sono recentemente salite al 4,93 %.

Questo indica che i mercati internazionali sono più disposti a mettere i loro soldi in obbligazioni americane, anche se le prospettive economiche non sono esattamente migliori e troppe ottimistiche, rispetto a quelle dell’Italia. Questo permette comunque agli Stati Uniti di pagare molto meno la spesa per gli interessi rispetto a quanto possa fare l’Italia.

Ma ci sono due valide ragioni che possono ben spiegare.

1. In primo luogo, gli Stati Uniti hanno una propria banca centrale, la Fed, che, in caso di bisogno, può entrare e inondare il mercato con denaro contante (tramite acquisti di obbligazioni) . Purtroppo per l’Italia, la BCE non è così “libera” e non sarebbe altrettanto disposta a comprare obbligazioni italiane. Gli investitori privati dovrebbero intervenire, ma per invogliarli ad acquistare obbligazioni italiane, l’Italia dovrebbe poter offrire rendimenti più elevati.

2. In secondo luogo, gli Stati Uniti hanno il grande vantaggio di essere valuta di riserva del mondo. Alla fine della giornata, la gente vuole ed ha - ancora - bisogno di dollari. Con tutti i problemi che la zona Euro sta incontrando in questo momento, esistono infatti molte preoccupazioni circa la stabilità del blocco, e su quanto tempo ancora l’Eurogruppo possa mantenersi insieme e unito.

Ora, la grande questione per tutti i traders del forex è ciò che questo effetto potrebbe avere su EUR / USD.

Nel corso delle ultime due settimane, abbiamo visto alcuni capovolgimenti nell’andamento dell’ EUR / USD. In primo luogo l’inattività dell’euro: una moneta unica un po’ sbronza, sulla scia delle preoccupazioni per la questione italiana e per i downgrades degli altri paesi della zona Euro. Poi è stato il turno del dollaro, in discesa nelle classifiche, dopo che la Fed ha aperto alla possibilità di un QE3. La notizia che il rating degli Stati Uniti potrebbe essere declassato se i legislatori degli Stati Uniti non dovessero trovare una soluzione al problema del debito non ha aiutato la causa del dollaro.

In futuro, sarà interessante vedere quale dei due inciamperà prima. Fino a quando i timori di contagio e di downgrade del debito resteranno la piaga della zona euro, EUR / USD difficilmente toccherà nuovi massimi sopra 1,4500. Allo stesso tempo, se la Fed deciderà sul QE3 o se il Congresso degli Stati Uniti continuerà un testa a testa sul soffitto del debito, potremmo assistere ad un indebolimento del dollaro, che potrebbe tenere EUR / USD al di sopra della precedente, scarsa, oscillazione, a 1,3500.