Auto: i dazi di Trump fanno tremare la Germania

Secondo gli analisti, se dall’annuncio si passasse ai fatti, i nuovi dazi sulle auto europee sarebbero un duro colpo per l’Ue e per la Germania.

Auto: i dazi di Trump fanno tremare la Germania

Potrebbe essere dirompente l’effetto dei dazi sulle auto europee annunciati da Donald Trump. Se il presidente americano mettesse in pratica la nuova minaccia, a soffrirne potrebbe essere soprattutto il mercato automobilistico tedesco.

Le previsioni degli analisti sono chiare: il settore auto della Germania potrebbe perdere fino al 12%.

Gli effetti dei dazi sul mercato automobilistico

Il tempo stringe e l’attesa innervosisce i mercati. Entro la mezzanotte di venerdì, Trump dovrà chiarire se intende davvero imporre dazi sulle importazioni auto dall’Ue negli Stati Uniti.

L’eventuale nuova guerra commerciale innescata da Washington potrebbe avere conseguenze nefaste per sia per i mercati azionari che per il comparto auto europei.

In particolare, a risentire degli effetti delle nuove tariffe, sarebbe la Germania, motore trainante dell’economia del Vecchio Continente.

Secondo Christoph Schon, direttore esecutivo di Axioma, un fornitore di soluzioni di gestione del rischio, la Borsa tedesca potrebbe crollare fino al 6%, con perdite che potrebbero protrarsi per più giorni.

Il calo del comparto auto e delle componenti, invece, in Germania potrebbe aggirarsi intorno al 12%.

Un duro colpo per il Paese della Merkel, proprio nell’anno in cui il DAX quest’anno è salito di circa il 14%, mentre i maggiori titoli automobilistici stanno crescendo, come Volkswagen e Daimler che sono in aumento rispettivamente del 7% e del 15%, sebbene tutti e due oggi scambiano in rosso.

Perché Trump vuole imporre dazi sulle auto

È da mesi che Trump valuta l’applicazione di nuove tariffe sulle importazioni delle auto europee, sostenendo l’esistenza di uno squilibrio commerciale che minaccia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Nella peggiore delle ipotesi, gli eventuali, nuovi dazi potrebbero arrivare al 25%. E se da una parte, c’è chi sostiene che una scelta del genere potrebbe minacciare anche la produzione interna, dall’altra vanno considerati gli effetti che si riverserebbero invece nell’UE, il maggiore esportatore di veicoli a motore nel mondo.

Come detto, a farne le spese, sarebbe soprattutto la Germania il cui 47% del PIL – ha ricordato alla CNBC, Mark Phelps, Chief Investment Officer di AllianceBernstein – è rappresentato dalle esportazioni, gran parte delle quali verso Usa e Cina. Per l’analista, dunque, la Germania è la coda della guerra commerciale in corso tra Pechino e Washington.

Trump farà marcia indietro?

Tra gli Stati Uniti e l’UE non sono stati avviate trattative ufficiali per trovare un accordo commerciale anche se prove di dialogo tra il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e Donald Trump ci sono state.

Se all’inizio in molti ritenevano che il tycoon non volesse realmente dare seguito ai suoi annunci minacciosi contro Bruxelles, ora invece, l’escalation delle tensioni tra Usa e Cina fa temere il peggio: Trump userà il pugno duro anche contro l’UE?

In questo caso, sostiene Florian Hense, Economista europeo presso la banca Berenberg,

“potremmo dimenticare completamente le nostre previsioni economiche. Nessuna possibilità di ripresa sostenuta dell’attività durante la seconda metà dell’anno, come ci aspettiamo”

ha fatto saper alla CNBC via e-mail.

Ma c’è anche la possibilità che il presidente americano prenda tempo e rinviare la temuta decisione.

“Per il momento Trump sarà probabilmente impegnato con la Cina e sceglierà di estendere la scadenza di sabato (ora europea) prima di intensificare il conflitto con l’UE sulle auto e sulle importazioni di auto”

ha aggiunto Hense.

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